Nelle relazioni internazionali, sono numerosi i fattori che costituiscono il fondamento del prestigio di uno stato e la legittimità del suo dominio. In tale ottica, il riferimento di Xi Jinping alla “civiltà ecologica” può garantire molti vantaggi alla Cina, non ultimo quello di tentare di legittimare la propria leadership internazionale. Ed è proprio per questo motivo che la Repubblica Popolare vuole essere la potenza leader dell’energia “verde” e all’avanguardia nelle energie rinnovabili.

Fattore che, com’è noto, in questa fase storica interessa poco all’attuale presidenza americana: pertanto, se una risposta efficace ai cambiamenti climatici deve esserci, deve provenire dalla Cina, che vuole accrescere il suo potere e il suo status diventando il leader mondiale dell’energia del futuro. Il governo cinese, infatti, ha intenzione di investire ben 360 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di posti di lavoro.

Non solo prestigio

Come spiega Chris Pope su Asia Times, la Cina può trarre vantaggio da questa strategia “green” non solo sul fronte del prestigio internazionale: “ La strategia cinese – spiega Pope – ha avuto un impatto sui mercati energetici globali. Oggi, cinque dei sei principali produttori mondiali di moduli solari, cinque dei maggiori produttori di turbine eoliche e sei dei dieci più importanti produttori di automobili elettriche sono tutti di proprietà cinese”. Inoltre, Pechino domina il settore del litio – fondamentale per le batterie degli smartphone e dei veicoli elettrici – ed è la potenza mondiale che più investe in molte altre tecnologie in materia di energia rinnovabile. 

I benefici della strategia “verde”

Quindi quali sono questi benefici? In primo luogo, le preoccupazioni sul degrado ambientale sono molto concrete in Cina, a causa di problemi quali l’inquinamento atmosferico, alimentare e idrico. Ma la svolta “green” e sostenibile, con tutti i limiti del caso, “è una carta utile in quanto serve a legittimare la leadership internazionale e regionale cinese”, osserva Chris Pope.

“La risposta della Cina ai cambiamenti climatici, combinata con le dimensioni della sua economia, l’ha portata al centro di un cambiamento globale. Finanziamenti su vasta scala potrebbero vedere emergere un nuovo sistema energetico, anch’esso guidato dalla Cina. Ciò estenderebbe notevolmente la sua influenza sull’economia politica internazionale a spese di quelle grandi potenze incapaci o non disposte a rispondere”, sottolinea l’esperto su Asia Times.

Il piano cinese sulle rinnovabili

Certo, non è tutto oro quel che luccica. Le proiezioni dicono che soltanto il 20% del consumo di energia primaria del paese verrà da fonti “non di carbonio” entro il 2030. Una percentuale abbastanza modesta benché la strategia “aggressiva” di Pechino non possa essere sottovaluta. Basti pensare al piano cinese sulle energie rinnovabili della State Grid Corporation of China che ha lanciato, come spiega Fabrizio Patti su Linkiesta.it, un progetto ambiziosissimo, impiegando le nuove reti per spostare l’energia elettrica prodotta in tutto il mondo, compresi i parchi solari nel Sahara e quelli eolici ai poli.

“Immaginate, per capire che cosa hanno in mente a Pechino, parchi solari nel Sahara e parchi eolici nelle zone ventose dell’Artico e Antartide. Immaginate una nuova rete di trasmissione dell’energia capace di connettere tutto il mondo. Immaginate che tutto questo porti entro il 2050 a produrre il 90% dell’elettricità con fonti rinnovabili a livello mondiale e investimenti globali per 50mila miliardi di dollari in 30 anni”, spiega Patti. Un piano ambizioso che si sposa perfettamente con lo sviluppo geopolitico del progetto One Belt One Road alla quale lo sviluppo delle energie rinnovabili è strettamente interconnesso. La Nuova Via della Seta, dunque, passa anche da qui.

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