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Mentre in Italia i nuovi contagi da Covid19 sono sostanzialmente stabili, la Francia si può dire che sia alle prese con una vera e propria seconda ondata. I numeri, letti così come sono, spaventano: l’ultimo bollettino indicava quasi 9mila nuovi casi nell’arco di 24 ore, che equivalgono a circa 1500 in più del picco più alto registrato il 31 marzo, quando era in vigore la quarantena stretta.

Parigi è preoccupata: “nei prossimi 15 giorni ci sarà un aumento, non massiccio ma comunque un aumento, del numero dei casi gravi” ha riferito il ministro francese della Sanità, Olivier Véran, ma la situazione ospedaliera, nonostante i numeri, è molto diversa oggi rispetto a marzo.

Molti casi, infatti, sono asintomatici o comunque non gravi quindi significa che la carica virale (ovvero la quantità di virus presente nell’organismo) è più bassa che in precedenza, e che quindi gli ospedali e i reparti di rianimazione non sono in difficoltà.

Ci si aspetta comunque che la situazione cambi tra due settimane, anche se Véran, come riporta il Corriere della Sera, resta positivo: “i provvedimenti che abbiamo preso dovrebbero presto permetterci di osservare un rallentamento del contagio”. Le autorità quindi prevedono che ci saranno casi più gravi, ma dalla crescita meno rapida.

In Francia ci si chiede cosa stia succedendo e gli esperti stanno provando a formulare qualche ipotesi. Innanzitutto il virus è ormai assodato che non sia mutato in un ceppo meno virulento: il ceppo modificato osservato da alcuni ricercatori in Malesia non circola in Europa. Secondarimante c’è sicuramente anche una questione statistica, ovvero legata al numero di tamponi effettuati: più è alto più si scoprono persone contagiate, e la Francia sta conducendo una massiccia campagna di test che ha raggiunto il numero di 547.867 nella settimana di Ferragosto e addirittura un milione in quella appena conclusasi.

Sembra poi che il periodo vacanziero estivo, con serate e occasioni di incontro, abbia favorito la circolazione del virus soprattutto tra i più giovani, che infatti sono molto più numerosi nel record statistico rispetto al passato, ma che restano comunque asintomatici o comunque sviluppano forme meno gravi della malattia.

Nonostante questo l’aumento dei contagi è significativo, ed è passato da circa l’1% a settimana all’attuale 4% e non si spiega come sia possibile che in poco più di un mese i casi siano più che quadruplicati. Secondo Ségolène Aymé, direttrice del laboratorio di ricerca Inserm, la chiave per comprendere la situazione attuale è un’altra. “Non c’è bisogno di cercare spiegazioni complicate per questa discrepanza tra le curve (dei contagi oggi rispetto a un mese fa n.d.r.). Probabilmente il virus circola ad alto livello, ma le dinamiche riguardano ormai le fasce più giovani della società: ecco perché i casi gravi sono relativamente pochi. Le persone più a rischio, soprattutto gli anziani, si proteggono meglio” aveva detto al quotidiano Le Monde dieci giorni fa.

La circolazione del virus, molto più subdola, tra le persone sotto i 40 anni, in gruppi di età in cui la percentuale di asintomatici è più alta e dove le complicanze sono più rare, si spiega anche col fatto che gli anziani hanno preso più precauzioni rispetto ai più giovani. Si può quindi dire, secondo la ricercatrice, che il “modello di trasmissione” sia cambiato.

Mircea Sofonea, docente di epidemiologia delle malattie infettive all’università di Montpellier, ci spiega invece perché i casi di ospedalizzazione siano ancora relativamente bassi rispetto al grande numero di contagiati.

Secondo il professore esiste uno “sfasamento” tra l’aumento del numero di casi rilevati e quello del numero di persone ricoverate, o morte, a causa dei tempi di incubazione (che vanno dai cinque ai sette giorni) e poi del peggioramento della malattia (dai sette ai dieci giorni) ed è per questo che il ministro Véran resta cauto sulle previsioni di ospedalizzazione. “Ci sono in media circa tre o quattro settimane tra contagio e morte” ha spiegato il professor Sofonea: dobbiamo quindi attendere i canonici quattordici giorni che passano tra contaminazione e ricovero, poi da altri otto a sedici prima della possibile morte “a seconda delle cure o profilo del paziente” per capire se ci troveremo davanti ad una nuova ondata di malati che andrà ad intasare le terapie intensive oppure no.

Possiamo però dire che, stante i numeri registrati a metà agosto, quando i casi registrati ammontavano a più di 16mila in una settimana, gli ospedali, oggi, non hanno fatto registrare un aumento esponenziale dei ricoverati, e questo fenomeno si può spiegare proprio con quanto detto sino ad ora: la stragrande maggioranza dei contagiati è asintomatica o sviluppa forme non gravi della malattia.

La situazione, però, potrebbe cambiare con la riapertura delle scuole, che in Francia sono state riaperte il primo settembre: a tre giorni dal rientro degli alunni in classe 22 istituti d’oltralpe sono stati chiusi per quarantena. Secondo le regole francesi, infatti, se si registrano più di 3 casi di Covid19 è obbligatoria la chiusura dell’istituto scolastico. Diventa importante in questa situazione, quindi, tutelare i soggetti più deboli come gli anziani, che sono stati letteralmente falcidiati dalla prima ondata della malattia e che potrebbero contrarla se non vengono rispettate le norme di distanziamento personale nelle famiglie che hanno figli in età scolastica.

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