Che Malta rappresenti solo una passerella volta a dare (poco) fiato politico al governo Conte II, è già un dato assodato da diversi giorni: il 23 settembre, quando a La Valletta si riuniscono cinque ministri dell’interno dell’Ue, tra cui quello italiano Luciana Lamorgese, a uscire fuori è un non accordo. Niente documento vincolante, niente dettagli trascritti, nulla che possa in qualche modo portare ad una svolta su due punti che l’Italia ritiene centrali nella questione migratoria: redistribuzione dei migranti e rotazione dei porti di sbarco. Eppure Giuseppe Conte e buona parte del governo giallorosso parlano di vittoria e “primo passo”. A poche ore dal decisivo vertice dei ministri dell’interno dell’Ue in Lussemburgo, l’inconsistenza dell’incontro di Malta è ancora più evidente.

Nessun accordo all’orizzonte

Ai più scettici, da Palazzo Chigi si ribatte che in fin dei conti è previsto anche alla vigilia che da Malta non debba uscire alcun documento: si tratta di un incontro, ufficiale sì ma solo consultivo, volto a preparare la strada poi al vertice dell’8 ottobre dei ministri competenti della zona Ue. Dichiarazioni che nascondono invece il fatto che, anche alla vigilia dell’incontro in Lussemburgo, in realtà non è previsto nulla di diverso rispetto a quanto prodotto da Malta. Nessun accordo il 23 settembre, nessun accordo in itinere nemmeno il prossimo 8 ottobre. Troppe le distanze, troppi i dissidi tra i vari governi, con visioni politiche sul fenomeno migratorio fin troppo divergenti per poter sperare in un’intesa.

Ma non è soltanto da questa immediata vigilia che ben si comprende il probabile esito dell’incontro in Lussemburgo: già da quando da Berlino Angela Merkel inizia il suo attivismo volto a trovare una quadra sulla redistribuzione l’impressione è che, in concreto, la Germania così come la Francia si muovono solo per fornire un appoggio al figliol prodigo Conte. Lui, che promette di riconciliare l’Italia con l’Europa dopo l’era salviniana, deve essere, secondo tedeschi e francesi, salvato dalla prima ondata di pressione dovuta all’incremento degli sbarchi a settembre. E così, viene tirata fuori la storia (più simile ad una fiaba, in realtà) della redistribuzione. Nessuno però scommette su una reale volontà di cambiamento. Passata la fase mediatica della passerella maltese, oggi vengono fuori i veri altarini.

Aumentano i flussi migratori dall'Africa all'Italia (Alberto Bellotto)
Aumentano i flussi migratori dall’Africa all’Italia (Alberto Bellotto)

E cioè che solo pochi governi vogliono aderire ad un accordo di redistribuzione automatica dei migranti, di quelli però unicamente sbarcati con navi militari o delle ong. Come si legge su La Stampa, Spagna e Portogallo hanno elezioni politiche alle porte e non hanno interesse a mostrarsi come più accoglienti degli altri, persino il Lussemburgo (solitamente tra i volontari nell’accollarsi piccole quote di migranti da ospitare) si sta tirando indietro. Come previsto, come prevedibile e come è chiaro sin dall’inizio, il prossimo 8 ottobre non si deciderà nulla.

Riflettori sulla rotta balcanica

La beffa potrebbe poi arrivare da oriente: sempre secondo La Stampa, in Lussemburgo starebbero preparando a dare maggior sostegno alle proposte di alcuni paesi dell’Europa sud orientale, piuttosto che ai piagnistei giallorossi sulla redistribuzione. In particolare, Grecia, Bulgaria e Cipro vogliono mettere sul piatto la questione relativa alla rotta balcanica: da luglio, gli sbarchi dalla Turchia risultano in aumento, segno evidente di come gli accordi del 2016 tra Bruxelles ed Ankara oramai valgano molto poco. Atene, Sofia e Nicosia premono affinché l’Ue possa dare maggior sostegno su questo fronte.

Le rotte dei migranti per raggiungere l'Europa (Infografica di Alberto Bellotto)
Le rotte dei migranti per raggiungere l’Europa (Infografica di Alberto Bellotto)

Anche perché più sbarchi tra Cipro, la penisola ellenica e quella balcanica, vorrebbero significare ripresa della rotta balcanica e quindi maggiori problemi per i paesi del nord Europa. E qui la Germania potrebbe avere un maggior interesse reale e concreto, visto che la Cdu di Merkel sulla questione migratoria si gioca una buona fetta di futuro ed un aumento degli ingressi irregolari favorirebbe l’avanzata dell’Afd. In Lussemburgo quindi, il tema della redistribuzione probabilmente verrà accantonato oppure, per evitare di far tornare la Lamorgese a mani vuote, verrà scritta nero su bianco un’ennesima promessa di rinegoziazione futura. Nulla quindi appare destinato a cambiare.

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