L’asse tra Partito Popolare Europeo e Conservatori e Riformisti Europei può essere la grande novità per le elezioni europee del 2024. A un anno e mezzo di distanza si cominciano a tessere le tele per capire che maggioranza nascerà per sostenere la Commissione Europea che sarà.

Il laboratorio italiano che vede il partito-guida dei Conservatori Europei, Fratelli d’Italia, governare assieme a Forza Italia, perno del Ppe, e alla Lega membra del gruppo di Identità e Democrazia non è un caso isolato nel contesto di una strutturata svolta a destra che può condizionare l’Europa.

In Svezia i Democratici Svedesi membri del gruppo Ecr sono perno decisivo nella coalizione di centrodestra guidata dai Moderati, del Ppe. In Repubblica Ceca Petr Fiala guida l’esecutivo col Partito Civico Democratico, membro di Ecr, alleato all’Unione Cristiano-Democratica, membra del Ppe. E in quest’ottica può emergere, nel prossimo anno, il modello spagnolo, con il Partito Popolare che prevede di conquistare il governo in asse con i conservatori di Vox, alleati in Europa di Giorgia Meloni e Fdi..

Insomma parliamo di una strutturazione del dialogo tra le due destre istituzionali europee che può sostanziarsi in proposte comuni in futuro, in un condizionamento delle nomine e delle decisioni alla Commissione, nel rapporto tra Bruxelles e gli Stati.

Il 5 gennaio scorso, ai margini del funerale di Papa Benedetto XVI, il capogruppo del Ppe a Strasburgo, Manfred Weber, ha incontrato a Palazzo Chigi Giorgia Meloni, che oltre a essere presidente del Consiglio guida anche i Conservatori e Riformisti Europei.  In un’intervista con l’agenzia Adnkronos, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini ha detto che il secondo bilaterale Meloni-Weber in due mesi riguardava proprio la collaborazione in vista del maggio 2024.

Il Ppe, in quest’ottica, finita la fase di crisi “cerca di consolidare la sua posizione come la più grande forza politica dell’Ue nel 2024, sulla scia dello scandalo Qatargate che ha colpito il gruppo rivale dei Socialisti e Democratici a causa del coinvolgimento dei suoi legislatori”, nota Politico. Le convergenze sono già emerse attivamente sul tema del voto sulle sanzioni alla Russia e sulle politiche europee di transizione energetica, che hanno visto Ppe e Ecr compatti e coesi. L’obiettivo di ridimensionare la Sinistra, contenere i Verdi europei e sfruttare il pragmatismo al dialogo dei centristi di Renew Europe è oggi più a portata di mano.

“Da sempre sono sostenitore di un’alleanza tra queste due forze e i liberali, la stessa che nel 2017 portò alla mia elezione al vertice del Parlamento europeo e può essere alternativa a quella con i Socialisti”, ha dichiarato a Il Giornale il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Lo storico leader europeo di Forza Italia ha dichiarato che “l’incontro” Meloni-Weber è stato “un passo avanti, si vedrà dopo le elezioni quali accordi si faranno. Ma pur essendo forze diverse Popolari e Conservatori già votano spesso insieme all’Europarlamento”.

Sull’ambiente, Ppe e Ecr sono a favore di una transizione pragmatica. Sul fronte dei diritti civili, chiedono tutela dalle discriminazioni ma anche attenzione ai valori tradizionali. Sul fronte fiscale, non sono a prescindere favorevoli al ritorno del Patto di Stabilità. In campo economico e programmatico, sostengono l’aumento delle spese militari europee. Il loro asse è sempre più strutturato sul piano politico.

Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare e senior fellow dell’Atlantic Council, a Formiche ha aggiunto che oltre alla volontà di ridurre il peso del Partito Socialista Europeo e dei suoi alleati in Europa la mossa di un’alleanza Ppe-Ecr può inoltre condizionare in senso filo-atlantico l’agenda comunitaria e garantire il ruolo strategico di Bruxelles nel campo occidentale.

Oltre Atlantico la prestigiosa Heritage Foundation ha mostrato il suo sostegno a questo asse che “rafforzerebbe l’opposizione alle irresponsabili politiche migratorie / di asilo dell’Unione europea e agli eccessi dei poteri e della burocrazia dell’UE, rafforzando al contempo gli impegni per la famiglia, la libertà religiosa e altri valori tradizionali europei”. Per il think tank conservatore americano “tale partenariato europeo potrebbe emarginare il Partito dei socialisti europei, che comprende alcune forze politiche che hanno sostenuto posizioni filo-russe e pro-Cina” e “potrebbe anche rafforzare le relazioni transatlantiche, in parte perché il centro-destra europeo e i conservatori americani si allineano su una serie di questioni”.

La tenuta dei governi imperniati sull’asse Ppe-Ecr sarà decisiva per capire la prospettiva politica di questo piano operativo comune che nel 2024 può spostare notevolmente a destra l’orizzonte politico di Bruxelles. Stando agli ultimi sondaggi per il 2024 il Ppe perderebbe seggi rispetto al 2019 ma resterebbe primo partito a Strasburgo per la sesta volta di fila dal 1999 a oggi, con 166 seggi contro i 176 odierni. I socialisti scenderebbero da 145 a 136 seggi, i Conservatori salirebbero da 62 a 79, recuperando con gli interessi la perdita dei Tory britannici grazie principalmente alla somma tra Fratelli d’Italia e Diritto e Giustizia (Polonia). I Verdi scenderebbero da 67 a 44 seggi, e la loro somma di voti con i Socialisti sarebbe di 180 deputati a fronte dei 245 del centrodestra su 705 voti complessivi a Strasburgo.

Tale quota consentirebbe un potere d’interdizione nelle Commissioni, sulle nomine e in campo di ratifica di emendamenti, direttive e mozioni tale da far slittare sul fronte conservatore e di centro-destra l’asse politico europeo. Ai Conservatori, in particolare, il compito di trovare sinergie costruttive con il Ppe evitando gli errori della destra di Identità e Democrazia, guidata dalla Lega, del 2019, anno in cui cercò di scalare la montagna europea finendo respinta con perdite dopo un voto di successo. In nome del pragmatismo e evitando la bulimia di potere si può in effetti colpire un sistema centrato anche sui Socialisti che dopo il Qatargate appare finalmente smontabile politicamente. Rinnovando, sul fronte valoriale e dei nomi-guida, l’Europa come non mai.

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