Kevin McCarthy, appena eletto presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ripercorrerà i passi di Nancy Pelosi visitando Taiwan e scatenando una nuova crisi con la Cina? I media cinesi sono molto preoccupati dell’eventualità che possa accadere qualcosa di simile e stanno vagliando ogni scenario ipotetico.

Anche perché lo scorso luglio McCarthy in persona ha dichiarato che avrebbe visitato Taiwan qualora fosse diventato presidente della Camera Usa dopo le elezioni di metà mandato. Ebbene, oggi il repubblicano ricopre proprio quel ruolo ma non sembrerebbe esser propenso ad effettuare un viaggio a Taipei.

McCarthy, che ha trascorso tutta la sua carriera in politica, appare molto più interessato a capire come la questione cinese possa influenzare il voto e l’orientamento degli elettori americani, che non alla Cina in quanto tale.

Nel suo primo discorso alla Camera dei Rappresentanti come speaker, ha sottolineato Asia Times, il 58enne ha menzionato la Repubblica Popolare Cinese insieme al problema del debito statunitense. “Affronteremo anche le sfide a lungo termine dell’America: il debito e l’ascesa del Partito Comunista Cinese […] Per quanto riguarda il Partito Comunista Cinese, creeremo un comitato ristretto bipartisan per indagare su come riportare le centinaia di migliaia di posti di lavoro che sono andati in Cina, e poi vinceremo questa competizione economica”, ha dichiarato McCarthy.

McCarthy e la Cina

Calcolatrice alla mano, McCarthy ha dedicato alla Cina solo dieci secondi in un discorso di 20 minuti. Come se non bastasse, minacciare la Cina istituendo un comitato è una delle azioni meno provocatorie che un leader americano abbia fatto negli ultimi mesi.

Il successore di Pelosi aveva promesso di visitare Taiwan ma, dall’estate, non ha più affrontato l’argomento. Anzi, come evidenziato da alcuni media non è chiaro nemmeno se il governo di Taiwan voglia che si presenti sull’isola.

Eppure la Cina è nervosa. Basta dare un’occhiata agli articoli pubblicati dai media del Dragone. Sul China Daily, l’analista di politica estera Zhong Houtou ha usato parole emblematiche: “Non importa chi sia eletto nuovo presidente della Camera degli Stati Uniti. Non dovrebbe giocare la carta di Taiwan per raggiungere gli obiettivi politici degli Stati Uniti come ha fatto Nancy Pelosi”.

E ancora: “La sua visita non solo ha minato il fondamento politico delle relazioni sino-americane, ma ha anche violato il principio della di una sola Cina e i tre comunicati congiunti sino-americani. Peggio ancora, ha inviato un segnale sbagliato ai separatisti dell’isola, gettando un’ombra sulla pace e sulla stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan”.

Segnali pericolosi

Uno dei segnali più pericolosi intercettati dalla Cina sta nel fatto che McCarthy sia noto per la sua posizione di falco su quasi tutte le questioni. Nonostante questo, molti ultraconservatori lo hanno più volte criticato per non esser stato abbastanza duro. “Il che è sia una sorpresa che un segnale pericoloso“, ha spiegato il China Daily.

L’ex funzionario della Difesa dell’amministrazione Reagan, Frank Gaffney, ha affermato che il nuovo speaker è vittima della “cattura dell’élite” da parte del Partito Comunista Cinese a causa degli investimenti in aziende che hanno attività in Cina. Kevin McCarthy ha lavorato a lungo con Sequoia Capital, un’azienda che ha investito molto in e per la Cina, ha tuonato lo stesso Gaffney.

Non è quindi da escludere che il nuovo speaker della Camera Usa possa comportarsi da falco per respingere le accuse mosse nei suoi confronti. E per mantenere vecchie, pericolose, promesse. Al momento Taiwan non è in agenda ma potrebbe presto guadagnare quota.

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