Misteri, indiscrezioni, storie più o meno verosimili e perfino leggende. Nell’ultimo ventennio, sulla figura di Vladimir Putin è stato detto e scritto di tutto. Da quando, nel 2000, lo Zar, come è stato rinominato dai media internazionali, ha sostituito Boris Eltsin alla guida di una Federazione Russa ormai in caduta libera, il Paese ha invertito la rotta.

Con il ricordo ancora vivo del crollo dell’Unione Sovietica, i molteplici problemi socio-economici interni, il dilagare della corruzione, il consolidamento di un’élite di oligarchi che quasi contava più delle istituzioni e, soprattutto, l’assenza di prospettive future, il popolo russo aveva bisogno come il pane di un leader risoluto come Putin. Di un leader, insomma, capace di risollevare le sorti di una nazione in cerca di se stessa dopo troppe trasformazioni avvenute in troppo poco tempo.

Nonostante le numerose macerie sulle quali dover ricostruire una narrazione capace di coinvolgere i cittadini, e qualche duro colpo incassato durante i primi anni di presidenza – ricordiamo, ad esempio, la vicenda del sottomarino Kurks, esploso durante un’esercitazione navale, provocando la morte dell’intero equipaggio, oppure la minaccia del terrorismo ceceno, con il sequestro degli spettatori del teatro Dubrovka di Mosca – in quel periodo, Putin si è dimostrato in fin dei conti abile a tenere ferma la prua della nave.

Un’immagine logorata?

A cavallo insomma dei primi anni Duemila, Putin seppe farsi apprezzare dall’apparato militare avviando riforme nell’intero settore bellico e creando la cosiddetta Rosgvardija, la guardia nazionale russa. Putin mise in cassaforte anche un importante accordo tra il suo governo e la Chiesa ortodossa russa, fu in grado di tenere a bada i servizi segreti e rimise in riga gli oligarchi, molti dei quali abituati a dettare legge ben al di sopra delle autorità politiche. È chiaramente impossibile riassumere in poche parole tutti i passi effettuati da Vladimir Putin durante i suoi quattro mandati (non consecutivi). È pero possibile creare una cornice all’interno del quale osservare l’immagine dello Zar.

Sciolti i nodi più impellenti, Putin iniziò a dedicarsi con una certa serietà alla politica estera, con la chiara intenzione di riportare la Russia a diventare un “giocatore attivo sull’arena internazionale”, dalla guerra in Siria a sostegno di Assad alla questione Ucraina, passando per le tensioni con l’Unione europea e il braccio di ferro con gli Stati Uniti. In tutti questi casi, Putin ha sempre rivelato l’immagine di un uomo coraggioso, sprezzante del pericolo e desideroso di mettere al primo posto gli interessi della propria nazione rispetto a tutto il resto.

Se in un primo momento un modus operandi del genere ha consentito al presidente di accrescere la propria popolarità presso un elettorato sempre maggiore, alla lunga, con il sorgere di nuove problematiche, la figura di Putin ha iniziato a subire un evidente logoramento. E non solo mediatico.

I nodi di Putin

Anche se in campo internazionale la fama di Putin continua a godere di un discreto successo, è indubbio che la sua immagine stia iniziando, inevitabilmente, ad accusare il passare del tempo. Il presidente russo ha forse sottovalutato un aspetto che avrebbe potuto evitargli qualche grattacapo. In particolare, se diamo uno sguardo al programma politico sposato da Putin, notiamo come vi siano ben poche differenze rispetto al passato. In altre parole, il Cremlino ha dato la sensazione di non sapersi adattare più di tanto ai cambiamenti della società.

Al netto della recente riforma costituzionale, e dei discorsi sul sistema democratico russo, Mosca ha probabilmente pensato più a risolvere questioni di facciata che non tutti i problemi interni. Ci riferiamo, in particolare, all’economia nazionale, ancora ballerina e fin troppo ancorata al settore energetico. Certo, le sanzioni economiche che parte dell’Occidente ha avanzato nel tentativo di strangolare Putin hanno offerto nuove frecce al presidente per indicare ai suoi elettori il nemico numero uno.

Eppure quegli stessi elettori, o almeno una parte di essi, vorrebbe assistere a un cambiamento. Attenzione, non tanto un cambiamento al vertice del potere russo, ma alla narrazione loro offerta dal potere. Gli oligarchi che da anni non fanno che arricchirsi, le richieste “di aiuto” dei meno abbienti – che vorrebbero riforme economiche per alleggerire la pressione che grava sulle loro spalle – la piaga della corruzione, sono tutti aspetti sicuramente migliorati rispetto al passato, ma che minacciano ancora la Russia odierna.

Dato che stiamo vivendo nella cosiddetta epoca dei sondaggi, e che Mosca è comunque una democrazia, seppur sui generis, vale la pena citare i sondaggi del Centro russo per lo studio dell’opinione pubblica. La popolarità di Putin sarebbe scesa dall’89,9% del 2015 al 28% di fine maggio. Forse è il caso di cambiare narrazione, lasciando alterato tutto il resto.

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