L’Iraq è stato usato, nel corso della grave crisi tra Stati Uniti ed Iran, come un vero e proprio campo di battaglia tra le parti che, utilizzando il territorio di questo Stato sovrano, si sono sfidate a colpi di uccisioni e bombardamenti. Il raid americano che ha provocato la morte del generale iraniano Qassem Soleimani, infatti, ha avuto luogo a Baghdad mentre la risposta missilistica di Teheran per vendicarne l’uccisione ha colpito le basi militari con presenza americana e della Coalizione internazionale ad Erbil e nel governatorato di Al-Anbar. Il rischio è che i contrasti tra le parti possano provocare gravi danni al già fragile tessuto politico, sociale e religioso della nazione che, tra l’altro, è stata anche recentemente colpita da una lunga ondata di proteste popolari causate dalle difficili condizioni economiche e dalla corruzione.

L’influenza di Teheran

La caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003 ha portato, nel corso degli anni, ad un progressivo riavvicinamento tra Baghdad e Teheran. L’Iraq, infatti, è una nazione a maggioranza sciita (circa il 70% degli abitanti) e pertanto l’Iran, con cui condivide una lunga frontiera, rappresenta un partner strategico ed economico di primaria importanza per il Paese.

Come sono divisi i sunniti e gli sciiti in Iraq (Alberto Bellotto)
Come sono divisi i sunniti e gli sciiti in Iraq (Alberto Bellotto)

Nel corso della prima visita ufficiale in Iraq del presidente iraniano Hassan Rouhani, svoltasi nel marzo del 2019, le parti hanno firmato una serie di accordi destinati ad espandere la cooperazione, le infrastrutture trans-frontaliere ed il commercio tra le parti. Il volume degli scambi commerciali tra Baghdad e Teheran ammonta a 12 miliardi di dollari annui ed i due Stati hanno espresso l’intenzione di portare questa cifra a 20 miliardi nel prossimo futuro. Bisogna però segnalare come, in realtà, i rapporti economici tra le parti siano sbilanciati in favore dell’Iran che esercita, in tal senso, un ruolo di dominanza. Questi sviluppi hanno chiaramente suscitato la preoccupazione di Washington, che teme un’espansione dell’influenza di Teheran nella regione e potrebbero provocare un’esacerbazione della tensione, oltre il punto di non ritorno, con la comunità dei musulmani sunniti, ex elite dominante negli anni della presidenza di Saddam Hussein e non di certo amici dell’Iran.

Le prospettive

La strutturale fragilità della nazione irachena è stata messa a dura prova da oltre un decennio di gravi tensioni interne che l’hanno portata, spesso e volentieri, sull’orlo del disfacimento. La lunga guerriglia dello Stato Islamico, che ha portato il Paese vicino al collasso ed ha causato gravi danni materiali e significative perdite umane è solo un esempio di queste problematiche che, peraltro, potrebbero riemergere con facilità qualora l’esecutivo al potere non riesca ad imprimere un orientamento programmatico deciso alle priorità del Paese.

Il ginepraio iracheno rischia di allontanare, nel lungo termine, gli Stati Uniti e di ridimensionare l’influenza di Washington all’interno della nazione mediorientale: la complessità dello scenario, la vicinanza geografica e politica di Teheran e le altre priorità sullo scacchiere mondiale porteranno, probabilmente, le amministrazioni americane a mantenere una presenza sempre più ridotta a Baghdad e questo andrà a tutto vantaggio dell’Iran che, in Medio Oriente, non può contare su molti alleati eccezion fatta per la Siria di Bashar al Assad, il movimento sciita libanese di Hezbollah e pochi altri elementi. Il futuro dell’Iraq, dunque, sembra sempre più legato all’Iran.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.