Il sospetto si è fatto realtà, come già annunciato in una precedente analisi. I combattenti di Isis stanno lentamente ma con flusso costante affluendo verso la Libia.Le strategie e le tattiche delle potenze impegnate in Iraq e Siria hanno indebolito il fronte di Isis e di altri gruppi, ma i combattenti islamici, come previsto, alla spicciolata convergono sulla Libia e vanno ad ingrossare le fila dei combattenti che i governi occidentali devono affrontare.Come un disastro annunciato il tentativo abbastanza riuscito di bloccare le vie di accesso alla Siria e impedire così ai combattenti stranieri di unirsi all’Isis in Siria e Iraq  “ha portato un aumento dei combattenti che giungono in Libia”. Queste le parole del presidente degli Usa in un meeting tenuto alla sede della Cia  a Langley, in Virginia.Il presidente Obama ha anche aggiunto che l’intervento in Libia è stato il “peggior errore” della presidenza, come se al vertice del Paese d’oltreoceano non ci fosse lui stesso.Il generale David Rodriguez, che dirige il comando Usa per l’Africa ha comunicato alcune cifre piuttosto interessanti: il numero di combattenti affiliati all’Isis è passato nello scorso anno da tremila a seimila.“Gli Stati Uniti stanno usando tutte le loro capacità” ha proseguito il presidente Obama, “per scalzare l’Isis dalle sue posizioni in Libia”.È cruciale che il nuovo governo libico possa garantirsi una capacità di imporre la sua autorità su tutto il territorio dello Stato nordafricano, dove da millenni anche il nostro Paese ha interessi strategici.Da più parti in Europa si fanno sentire le voci, piuttosto ipocrite, di chi aveva chiesto di abbattere il regime antioccidentale dell’autoproclamato colonnello Mu’ammar Gheddafi.Il presidente Obama ha anche criticato apertamente il primo ministro inglese David Cameron per essersi lasciato distrarre da questioni interne al Regno Unito mentre la situazione in Libia  precipitava.Ha anche aggiunto, facendo eco peraltro anche alle polemiche in corso nel nostro Paese, che la Francia e la Gran Bretagna si sono impegnate attivamente a rovesciare Gheddafi ma si sono poi dimenticate della questione.Anche il nostro Paese si è infatti trovato beffato per quanto riguarda i campi petroliferi gestiti dall’Eni ha dovuto sopportare rapimenti di tecnici e perdite elevate.Ci siamo poi trovati nella delicata situazione di dover gestire un flusso di profughi provenienti dalla Libia senza alcun controllo da parte di un governo inesistente.Il presidente Obama ha di nuovo criticato i Paesi arabi e gli alleati europei che per decenni hanno invocato l’intervento Usa senza poi supportare alcuna politica di gestione del dopoguerra, e ha usato nei loro confronti l’ espressione “free riders”, che potremmo tradurre con “scrocconi”.L’attuale governo libico, o quello che meglio impersona la parte, ha controllo su Tripoli, ma deve ancora garantirsi la capacità di gestire tutto il Paese, incluso il parlamento rivale di Tobruk, luoghi che suonano familiari in Italia.Ancora più irritante è stata la recente scoperta che le Forze Speciali del Regno Unito sono da tempo presenti nel Paese nordafricano in supporto al governo attuale nei combattimenti contro l’Isis.Il ministro degli esteri Inglese, Philip Hammond era stato sottoposto a critiche proprio per non aver risposto con chiarezza alle domande sui piani di intervento militare delle proprie forze armate in Libia.Apparentemente il governo libico si era astenuto dal richiedere interventi stranieri, ma nella realtà un accordo doveva già essere stato siglato con i vertici di Londra.Ricordiamo che sul terreno siriano opera una coalizione di sessantasei Stati differenti, che include un certo numero di Paesi arabi. Il presidente statunitense sostiene che questi eserciti siano costantemente all’attacco e che stiano costringendo il grosso dei combattenti a ritirarsi. Ma l’effetto secondario e forse non chiaramente previsto, è stato quello di rinforzare il numero dei terroristi sulla cosiddetta “quarta sponda” del Mediterraneo.

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