Di solito queste scelte si fanno con uno spin doctor al proprio fianco, in specie durante le battute finali di una campagna elettorale così importante ed è dunque normale che ci si domandi se esista o no qualche perché nascosto. Fatto sta che il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron non prenderà parte al dibattito televisivo di domani sera. Lo stesso che porrà la parola “fine” sulle occasioni di confronto pubblico tra i candidati che puntano all’Eliseo.

Il fondatore de La Republique En Marche! sarà l’unico assente. La “giustificazione” ufficiale, per così dire, è l’agenda, ossia Macron ha fatto sapere di avere già impegni pregressi. A France2, la rete televisiva interessata, non sembrano averla presa bene. “Una scelta che non capiamo” è la posizione ufficiale presa dalla rete pubblica, così come ripercorso dall’Agi. Le spiegazioni plausibili sono soprattutto due. La prima verte sullo stile politico che ha contraddistinto Macron in queste settimane.

La campagna elettorale del leader di En Marche!, a dire il vero, è iniziata poco fa. Nel senso che, nonostante l’imminenza dell’appuntamento con le urne, il presidente Macron ha preferito concentrarsi sul dossier ucraino, centellinando le occasioni in cui è sceso in strada o è comparso in piazza per i comizi. Le circostanze elettorali di Macron si possono contare sulle dita di una mano. In questi mesi, le polemiche sono state abbastanza attenuate: lo spartiacque della guerra scatenata da Vladimir Putin ha sconvolto il dibattito e soltanto Eric Zemmour ha usato toni che hanno attirato attenzione perché polemici. In questo senso, Macron è apparso come il presidente di tutti, oltre che come il leader del Vecchio continente per via della presidenza francese del Consiglio d’Europa. Scendere nell’agone televisivo a poche ore dal voto, potrebbe comportare la “normalizzazione” di una figura che è stata molto istituzionale. Partecipando, il presidente della Repubblica non potrebbe che prendere posizioni ed utilizzare toni di parte.

Può trattarsi, insomma, di strategia. La seconda spiegazione plausibile interessa le rilevazioni statistiche. Marine Le Pen sta diffondendo sondaggi che la fotografano in risalita. L’ultimo, tra quelli che i canali del Rassemblement National hanno fatto girare, immortala un distacco di soli tre punti percentuali al secondo turno delle presidenziali. “Verso la vittoria”, recita l’immagine che i lepenisti hanno allegato alla diffusione del sondaggio. Dalle parti del Rassemblement National c’è un certo entusiasmo. E Macron potrebbe aver deciso di offrire a Marine Le Pen un’occasione in meno per poter sfruttare il momento. Resta possibile, infine, che l’agenda di Macron non prevedesse la presenza ad “Elysèe 2022”, che è il nome dell’evento.

Uno dei rischi che tutti i candidati corrono, Macron in primis, è quello dell’astensione. E anche per questo motivo – ipotizziamo – il presidente della Repubblica sta richiamando i suoi a non dare nulla per scontato e a non dare per morte le istanze di quelli che chiama “estremisti”: “La politica, nella sua forma elettorale, è qualcosa che interessa sempre meno. Quando la campagna è così limitata e quando nelle grandi trasmissioni i confronti diretti sono rari, allora l’effetto trainante è davvero molto debole”, ha fatto presente a France Blu, sempre come sottolineato dall’Agi, il politologo Arnault Leclerc.

Non è un pericolo secondario per Macron: le ultime elezioni amministrative francesi hanno dimostrato il radicamento dei partiti tradizionali, in specie dei Repubblicani, mentre hanno lasciato in sospeso qualche punto di domanda sulle capacità di En Marche! di esplodere sul piano territoriale. Certo, le elezioni presidenziali sono tutta un’altra storia, ma non ci sarebbe da stupirsi se Macron spendesse questi ultimi giorni per richiamare l’elettorato francese al voto contro l’eventualità che i sovranisti possano batterlo (come ha già iniziato a fare nel comizio a Parigi).

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