Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe fatto sapere ai suoi collaboratori più stretti che sarebbe interessato ad incontrare il presidente russo Vladimir Putin prima delle elezioni di novembre. L’indiscrezione è stata riferita da Nbc News che riporta anche come l’amministrazione americana sarebbe già all’opera per stabilire il dove e il quando dell’incontro al vertice, che potrebbe anche tenersi a New York il prossimo mese.

Ma perché il presidente americano vorrebbe incontrare il suo omologo russo così presto? Sicuramente si tratta di una mossa che verrà spesa in campagna elettorale dalla Casa Bianca, ma tra Stati Uniti e Russia ci sono diversi dossier in sospeso. Uno in particolare è a brevissima scadenza e deve essere assolutamente risolto nel più breve tempo possibile: quello riguardante i nuovi accordi sul disarmo nucleare.

Vi abbiamo già raccontato di come il trattato Start – anzi il New Start – abbia ormai i giorni contati: siglato nel 2010 decadrà il 5 febbraio del 2021. L’amministrazione Trump ha cercato, in questi mesi, di portare al tavolo delle trattative anche la Cina, vera preoccupazione di Washington, che però ha seccamente rifiutato: i banchi un po’ teatralmente riservati a Pechino durante i colloqui preliminari di Vienna cominciati lo scorso giugno sono rimasti desolatamente vuoti.

Il Politburo, infatti, non ritiene di dover sottostare a un trattato sul disarmo atomico in quanto l’arsenale cinese è solo una piccola frazione di quello posseduto da Stati Uniti e Russia, pertanto spetta esclusivamente a Washington e a Mosca l’onere di ridurre questo tipo di armamenti.

Andando a guardare i numeri non si può che essere concordi con la visione di Pechino: la Cina ha in dotazione nel proprio arsenale circa 290 testate e 180 vettori a fronte di 1550 testate e 800 vettori per ciascuna delle due superpotenze nucleari.

Washington nei primi tempi sembrava essersi cristallizzata su posizioni molto perentorie in merito alla possibilità di raggiungere un nuovo accordo Start: se non avesse partecipato anche la Cina, non se ne sarebbe fatto nulla. Ora invece appare più malleabile tanto che, sempre indiscrezioni trapelate da Vienna, affermano che c’è la seria possibilità che la validità del trattato venga prolungata per un ulteriore quinquennio spostandone la fine al 2026.

Questa ipotesi, in verità, era già stata avanzata in precedenza ma sembrava abbastanza remota nonostante i vantaggi che avrebbe comportato: una dilazione di cinque anni avrebbe permesso a Washington sia di cercare di strappare la firma dell’accordo alla Cina, sia di aggiornare il New Start con le nuove armi presenti negli arsenali atomici, soprattutto in quello russo (ad esempio le testate ipersoniche Hgv – Hypersonic Glide Vehicle). Sembra quindi che gli scettici a riguardo di questa possibilità, che sostenevano che il trattato così com’è ora serva più agli interessi russi rispetto a quelli americani in quanto permette lo sviluppo di nuove armi nucleari non espressamente proibite, siano stati messi a tacere.

Il presidente Trump, quindi, potrebbe aver deciso di discutere della questione direttamente con Putin. Del resto l’inquilino della Casa Bianca, in questi anni, ci ha abituato a una gestione personalistica dei rapporti tra capi di Stato, che spesso ha avuto anche connotazioni che oltreatlantico sono state viste con preoccupazione: famosi restano i colloqui proprio con Putin a porte chiuse, anzi chiusissime, al punto da infrangere il protocollo, tenutisi in più di una occasione. Colloqui che hanno contribuito ad accusare Trump di “russofilia” da parte dell’opposizione e creato agitazione negli ambienti dei Servizi Segreti americani – palesemente schierati contro questa amministrazione.

Una tale decisione, oltre a rispondere alla volontà di rivendere un eventuale accordo in campagna elettorale, risponde però anche a un’esigenza prettamente tecnica: la Russia si è detta preoccupata proprio dal tono della Casa Bianca tenuto sulla questione durante gli ultimi mesi.

Il vice-ministro degli Esteri Sergei Ryabkov pochi giorni fa aveva annunciato che Mosca è aperta a collaborare su temi tecnici e concettuali di aree specifiche, sebbene sia preoccupata per i toni della campagna elettorale americana e per le loro conseguenze. Ryabkov ha anche manifestato un certo malessere per le continue accuse di violazione proprio del New Start considerate ingiustificate.

Trump pertanto, come ha già dimostrato di saper fare, potrebbe aver deciso di aggirare i normali canali diplomatici – quindi i colloqui tra Ryabkov e Billingslea – per parlare direttamente col vertice e tranquillizzare personalmente il presidente Putin.

Una mossa che potrebbe costargli cara se non dovesse portare a casa il risultato perché lo esporrebbe ad un fuoco di fila da parte dell’opposizione e di quella parte di establishment a lui avversa che potrebbe essere molto pericoloso in periodo di campagna elettorale, soprattutto avendo già “la macchia” di un presidente che è stato accusato di essere sostanzialmente al soldo del Cremlino: una follia tutta americana che i Dem non sono mai riusciti a dimostrare.

Però il dossier nucleare potrebbe non essere l’unico sul tavolo degli eventuali colloqui tra Trump e Putin. I due leader potrebbero anche discutere, infatti, sulla questione emersa di recente del supposto pagamento ai talebani da parte della Russia per ogni soldato americano ucciso in Afghanistan, oppure potrebbero anche trattare sul possibile ritorno della Russia nel G7 da cui è uscita nel 2014 a seguito dell’annessione della Crimea, senza dimenticare che, dato proprio il carattere di Trump, il presidente americano potrebbe venire incontro al desiderio di Putin che, all’inizio di quest’anno, aveva sollevato l’idea di un incontro tra Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia – i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – per discutere una varietà di questioni globali.

La pianificazione di questo incontro “P5”, però, è stata ritardata dalla pandemia di coronavirus. Similmente, a maggio, Trump rinviò un vertice del G7 che sperava di tenere a giugno o durante l’estate, anche a causa della pandemia, pertanto questa potrebbe essere l’occasione per discuterne col presidente russo e recuperare il tempo perduto prima di novembre, in modo da ottenere un’ottima carta da giocarsi agli sgoccioli della campagna elettorale, che come sappiamo è stata funestata dalla questione Black Lives Matter facendo scendere Trump nei consensi.

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