L’entrata in scena di Donald Trump potrebbe cambiare completamente le politiche statunitensi e occidentali nei confronti dell’islamismo radicale, almeno secondo le premesse attuali. Ci sono due aspetti interessanti da rilevare, primo fra tutti, la dichiarazione fatta da Trump tre giorni fa, durante l’ingresso ufficiale alla Casa Bianca, con la quale affermava di voler annientare le organizzazioni terroriste di matrice islamica (Islamic terror groups).Il suo predecessore, Barack Obama, aveva sempre evitato di utilizzare il termine “terrorismo islamico”, ma con Trump le cose appaiono da subito differenti. Un altro elemento di non poco conto è l’ipotesi secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe intenzione di inserire i Fratelli musulmani nella black list delle organizzazioni terroriste internazionali, seguendo così i passi di paesi come Russia, Egitto, Siria, Emirati Arabi. Fonti serbe affermavano che l’intelligence statunitense starebbe già indagando sull’organizzazione islamista radicale, come già fatto nel 2014 dal governo britannico su ordine di David Cameron, in seguito ad alcuni episodi violenti avvenuti in Egitto che hanno visto protagonisti sostenitori della Fratellanza.Un’ipotesi che ovviamente non piace alla Fratellanza che si trova ad affrontare la fase forse più drammatica della propria storia. Sarà un caso che una delle organizzatrici principali della Marcia delle Donne anti-Trump è l’attivista palestinese-americana Linda Sarsour, direttrice esecutiva della Associazione Araba Americana di New York e aperta sostenitrice di Hamas, il ramo palestinese dei Fratelli Musulmani e della BDS (Boycott, Divestment, and Sanctions), gruppo che utilizza forme di protesta pubblica, pressione economica e legale per promuovere l’agenda di Hamas.Nel 2004 la Sarsour ammise che un suo amico e un suo cugino stavano scontando delle sentenze nelle carceri israeliane a causa dei loro tentativi di ingaggiare jihadisti, in aggiunta che un suo cognato stava scontando una pena a dodici anni a causa della sua affiliazione a Hamas. Nel maggio del 2012, la Sarsour pubblicava un tweet dove affermava che Farouk Abdulmutallab, terrorista che cercò di farsi esplodere sul volo Northwest Airlines 253 Amsterdam-Detroit nel dicembre 2009, era in realtà un agente attivo nella “guerra degli Stati Uniti contro l’Islam”.Fratelli Musulmani: estremismo o terrorismo?In più occasioni è emersa la domanda “ma i Fratelli Musulmani sono estremisti o terroristi”? Quasi a voler rendere implicito che se sono estremisti allora si possono tollerare, mentre se invece sconfinano nel terrorismo allora no. Una visione errata e superficiale visto che l’”estremismo” non è altro che la componente ideologica che giustifica e supporta il passaggio alla violenza, al “terrorismo”. Attendere che un’organizzazione sconfini nel terrorismo significa aver perso in partenza perché non si è fatta un’adeguata attività preventiva. Dunque la domanda appropriata è: “I Fratelli Musulmani sono estremisti”?Per trovare adeguate risposte basta esaminare gli scritti dei “padri” della Fratellanza, da Hassan al-Banna a Sayyid Qutb e a Mustafa Mashhur: riferimenti continui al jihad, ai miscredenti, al dominio dell’Islam a livello globale. Il motto dei Fratelli Musulmani è del resto da sempre: “Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è la nostra guida. Il Corano è la nostra costituzione. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”.Il testo “Il Jihad è la Via” di Mustafa Mashhur, così come “Pietre Miliari” di Sayyid Qutb, sono due ottimi esempi di quel brodo radicale che abbraccia contemporaneamente sia l’ideologia politica che il passaggio all’estremismo violento.Esempi pratici di politica fallimentareSe poi si vuol passare sul piano pratico, basta guardare alle tre principali esperienze di guida politica dei Fratelli Musulmani: l’Egitto di Mohamed Morsi, la Turchia di Tayyip Erdogan e Hamas a Gaza.L’”esperimento egiziano” è durato solamente un anno ma è stato terribilmente eloquente, non soltanto per l’incapacità nel gestire un Paese da parte della lobby della Fratellanza, ma soprattutto per l’elevato numero di atti di violenza nei confronti degli oppositori politici e delle minoranze religiose tra cui i cristiani copti e gli sciiti (sotto il governo Morsi ci fu il primo caso nella storia d’Egitto di pogrom nei confronti degli sciiti).Sotto costante attacco anche i giornalisti, tanto che la Arabic Network for Human Rights Information aveva denunciato il triste record dell’“epoca Morsi” per quanto riguarda le denunce nei confronti di giornalisti e personaggi legati ai media. Secondo tale rapporto il numero di denunce sarebbe di quattro volte maggiore rispetto all’era Mubarak e ventiquattro volte più grande rispetto a quella di Sadat.Del resto un altro leader politico legato alla Fratellanza, Tayyip Erdogan, ha seguito le orme del suo collega e supporter egiziano ed in fatti oggi la drammatica situazione turca per quanto riguarda le libertà politiche e di parola sono sotto gli occhi di tutti.Non sarà certo un caso che molti esponenti politici egiziani scappati dopo il rovesciamento del governo-regime Morsi hanno trovato rifugio proprio in Turchia.Per quanto riguarda Hamas, mettendo momentaneamente da parte l’infinito discorso legato alla persecuzione degli oppositori, agli attentati e all’ideologia dell’organizzazione, basta considerare che dopo essere stata “democraticamente eletta” nel 2006, altrettanto democraticamente non ha più indetto elezioni ed è al potere ormai da 11 anni.Il TerrorismoNel 2003 la Corte Suprema russa dichiarava i Fratelli Musulmani un’organizzazione terrorista, con l’accusa di aver creato e coordinato la Majilis ul-Shura dei Mujahideen del Caucaso. Un gruppo terrorista responsabile di numerosi attentati in territorio federale e con a capo Shamil Basaev e Emir al-Khattab.E siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, nell’ottobre 2015, in seguito all’inizio della campagna aerea russa contro i terroristi islamici in Siria, il ramo siriano dei Fratelli Musulmani minacciava Mosca tramite l’addetto media Omar Mushawah:“Noi, i Fratelli Musulmani, confermiamo che stiamo assistendo a una vera e propria occupazione russa…e resistere l’occupante è un dovere legittimo”. Un altro comunicato ufficiale giungeva poi dal sito dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani, dove l’intervento russo contro i jihadisti veniva spacciato per attacco contro l’Islam sunnita da parte di Russia, Iran e Egitto. Il comunicato dei Fratelli Musulmani invocava poi una resistenza come quella in Cecenia e Afghanistan.Dopotutto anche in Egitto, in seguito alla caduta del governo islamista di Mohamed Morsi, si intensificarono gli attentati in tutto il Paese, in molti casi portati avanti dal gruppo Ansar Bait al-Maqdis (ABM) e con appoggio oltreconfine da parte di Hamas.Curiosamente il motto di ABM è il medesimo frequentemente citato da Hassan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani: “E combatteteli affinchè non ci sia più sedizione e il culto venga rivolto ad Allah” (Corano 8:39).I Fratelli Musulmani e la politicaI Fratelli Musulmani sono un’organizzazione internazionale con ramificazioni a livello globale. Sono da sempre molto abili nel tessere reti sia in ambito socio-economico che politico, consapevoli del fatto che spesso l’infiltrazione nell’arena politica è ben più efficace della lotta armata ed è così che hanno fatto breccia in numerosi paesi come la stessa Gran Bretagna che è stata per decenni quartier generale europeo dell’organizzazione, prima dell’”inquiry” aperta su ordine di David Cameron.Maestri della dissimulazione e del doppio linguaggio, hanno sempre presentato una duplice faccia che in parte può anche aver confuso i propri interlocutori, ma d’altro canto sono anche stati utili per interessi geopolitici internazionali.In molti casi i Fratelli Musulmani sono diventati intermediari di primo piano in zone di conflitto come Siria e Libia. Nei primi anni del 2000 dalla Russia arrivarono accuse secondo le quali la Fratellanza agiva come proxy occidentale anti-Mosca in Cecenia.Del resto anche in Siria abbiamo più volte visto cosiddetti “ribelli moderati” legati all’area Fratelli supportati dall’Occidente nella lotta contro Assad.In Europa c’è oggi chi sostiene, a livello istituzionale, che i Fratelli Musulmani possono essere un valido alleato nella lotta alla radicalizzazione pro-Isis e al-Qaeda, senza rendersi però conto che ciò che differenzia la Fratellanza dalle altre due organizzazioni sono questioni prettamente pragmatiche, strategiche, legate all’implementazione dell’obiettivo. Se si va a monte si può constatare che l’ideologia di base è la medesima, quella di al-Banna e Qutb. Chi sostiene dunque che i Fratelli Musulmani non sarebbero un problema sul piano del radicalismo deve dunque approfondire molto bene la questione prima di giungere a conclusioni affrettate se non di comodo.

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