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È notizia di oggi che, come riportato dall’agenzia Agi, gli Emirati Arabi Uniti aumenteranno la fornitura di petrolio di oltre 1 milione di barili al giorno con l’intensificarsi della guerra dei prezzi tra Opec e Russia: lo ha annunciato la Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc). Il Paese è “in grado di fornire al mercato 4 milioni di barili al giorno” e “accelererà l’obiettivo di capacità a 5 milioni di barili”, si legge in una nota della compagnia di Stato. Secondo quanto dichiarato dal vice ministro delle Finanze della Federazione Russa, Aleksej Sazanov, il costo della benzina in Russia non diminuirà il suo valore, come sta accadendo negli Stati Uniti sullo sfondo del crollo dei prezzi del petrolio. “Non dovrebbero crescere. Questo è certo”, ha dichiarato il viceministro.

In queste ore i prezzi mondiali del petrolio continuano a salire dopo essere calati nella giornata di lunedì 9 marzo: le quotazioni petrolifere sono crollate in seguito alla mancata conclusione dell’accordo Opec. L’emergenza coronavirus innesca anche la grande guerra petrolifera del 2020.

La sfida di Mosca

Come spiega the National Interest, in passato, la strategia americana durante il secondo mandato dell’amministrazione Obama era quella di incoraggiare l’Arabia Saudita a ripetere le sue prestazioni degli anni ’80 usando la sua capacità di aprire i rubinetti e spingere i prezzi verso il basso in modo da paralizzare i produttori russi. “Nonostante l’Arabia Saudita abbia abbassato i costi di produzione di energia – spiega Nikolas K.Gvosdev – Riyad non ha potuto sostenere una guerra dei prezzi a lungo termine a causa delle pesanti ripercussioni sul bilancio saudita. L’Arabia Saudita si è drasticamente allontanata dalla competizione con la Russia, verso una nuova strategia di coordinamento con il Cremlino”.

In cambio della sua cooperazione, Mosca si aspettava che l’Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo sostenessero l’economia russa viste le sanzioni economiche imposte dagli Stati uniti e dall’Unione europea. Così non è stato, e i produttori di energia hanno chiesto più volte di abbandonare l’Opec Plus, che sarebbe dovuto essere “un organismo permanente”. Così Mosca, nei giorni scorsi, ha rifiutato di avallare il maxi-taglio di produzione che le era stato di fatto imposto. Ma la decisione era nell’aria da mesi, e la Federazione Russa ha colto al balzo la prima occasione utile. L’altro obiettivo, spiega the National Interest, è quello di colpire i produttori statunitensi: in questa situazione, infatti, “dovranno affrontare la prospettiva di entrate molto più basse”.

Termina la collaborazione fra Russia e Arabia Saudita?

Secondo il New York Times, negli ultimi tre anni, due fattori sono stati estremamente influenti nei mercati petroliferi. Il primo è stato l’aumento della produzione di greggio negli Stati Uniti, che ha trasformato il Paese da un grande importatore di petrolio a un esportatore sempre più importante. Il secondo è l’alleanza tra l’Arabia Saudita e la Russia, che recentemente hanno collaborato a tagliare la produzione. Ora però la cooperazione tra due dei tre maggiori produttori di petrolio del mondo – il terzo sono gli Stati Uniti – sembra essere terminata. Come conferma anche il New York Times, è da almeno un anno che i russi avevano fatto intendere di essere pronti a lasciare l’Opec plus, “che ha limitato la crescita di compagnie petrolifere come Rosneft”.

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