In Germania sembra che pochi siano scontenti di Angela Merkel. Il quarto mandato consecutivo è alla portata di mano dell’attuale Cancelliere e così, il programma elaborato dal candidato dell’Union non poteva che presentare una visione “ottimista” del futuro tedesco. La stabilità politica, del resto, è una prerogativa della Bundesrepublik: un’unicità nel recinto politico-economico dell’Ue. La piattaforma programmatica del leader della Cdu si concentra su due punti essenziali: “l’occupazione piena” e uno strutturale taglio alle tasse dal valore di 15 miliardi l’anno. Quanto messo a punto dalla coalizione che sostiene la Merkel ha anche un valore prettamente simbolico: Cdu, Csu e Horst Seehofer erano entrati in conflitto sulla linea riguardante i migranti, ma il documento comune in funzione delle elezioni federali rilancia la solidità del cartello elettorale. Tre partiti che insieme dovrebbero attribuire al Cancelliere il 40% dei consensi, mentre Martin Schulz, secondo i recenti sondaggi, dovrebbe arrestarsi al 25%. La Spd, insomma, potrebbe al limite contenere le perdite. Ottimismo, quindi, e continuità con la visione della Germania portata avanti sino ad ora per Frau Merkel. Lo slogan scelto è “prosperità e sicurezza per tutti”, anche per quei pochi, insomma, che sono rimasti fuori dalla crescita progressiva dell’economia tedesca.

Azzerare la disoccupazione

Secondo le ultime statistiche, la disoccupazione tedesca è al 5.5%. Quasi il dato migliore in merito dai tempi della riunificazione. L’obiettivo più ambizioso della Merkel è quello di raggiungere la “piena occupazione” entro il 2025. I dati, tuttavia, nasconderebbero un limite: come scrive Alessandro Merli sul Sole 24 Ore, infatti, “Qualche economista ritiene però che le cifre ufficiali mascherino un problema occupazionale più grave, in quanto milioni di persone hanno i cosiddetti “mini-job” creati dalle riforme del mercato del lavoro del decennio scorso”. Ma alcuni istituti di statistica continuano a ritenere che i fondamentali economici della Germania rappresentino un vero e proprio miracolo storico. Il Destatis, l’Istituto Tedesco di Statistica, ha fotografato un boom occupazionale mai registratosi dal 1990. Nello specifico, l’andamento della curva dell’occupazione interna, coadiuvata dai buoni dati sul  lavoro degli immigrati, starebbe cancellando l’effetto negativo prodotto dal calo demografico e dal conseguente invecchiamento generale della popolazione. Ma alla Merkel non basta, ecco quindi il nuovo sforzo programmatico teso al “pieno impiego”, supportato da una strategia economica altrettanto ambiziosa.

 Tagli alle tasse per 15 miliardi l’anno

Angela Merkel punta a rafforzare il suo primato in Europa: ” Fuer ein Deutschland, in dem wir gut und gerne leben “ (“Per una Germania, in cui viviamo bene e volentieri”). E perché no, dal suo punto di vista, anche in un’Europa per la quale si possa dire altrettanto.  Ma per farlo, ha bisogno di far sì che la Germania resti il modello cui tutti gli altri leader europei guardano con stupore. Il piano triennale per le finanze pubbliche presentato dal ministro dell’Economia, Wolfgang Schäuble, è, se possibile, ancor più ambizioso del progetto di pieno impiego occupazionale: tagli di 15 miliardi l’anno alle imposte, senza creazione di nuovo debito pubblico. Il tutto a vantaggio, specialmente, delle piccole e medie imprese. E ancora, aumento della soglia per applicare l’aliquota massima sui redditi delle persone fisiche. Insomma, Frau Merkel ha centrato sull’economia il suo programma elettorale. Una forza politicamente tranquilla che intende, però, muovere fortemente le acque all’interno del proprio mercato nazionale. In questo senso, qualcuno ha parlato di “svolta protezionista”. 

Il protezionismo di ritorno

Gunther Oettinger, commissario della Germania a Bruxelles, ha dichiarato in un’intervista alla Bild che la Germania sarà, suo malgrado, vittima di una”bomba economica”, derivante dall’aumento esponenziale delle tasse da versare all’Unione Europea, in funzione del completamento della Brexit. “Un importo di miliardi di miliardi”, ha specificato. La forbice stimata sarebbe tra uno e dieci miliardi di euro: “. La cifra stimata va da uno a 10 miliardi di euro e dovrà essere corrisposta da Berlino una volta che la Gran Bretagna avrà lasciato definitivamente Bruxelles. Le sue osservazioni aprono la possibilità che i contribuenti tedeschi, che già contribuiscano con la cifra di gran lunga maggiore al bilancio del blocco, verranno chiesti fino a 9 miliardi di tasse in più dal 2019. Una cifra monstre che ovviamente preoccupa e non poco i tedeschi. E la notizia, arrivata a poco più di un mese dalle elezioni tedesche, non può fare piacere alla Merkel, da sempre il simbolo dell’europeismo”. Ed è in funzione di queste paventate dipendenze economiche che andrebbero interpretate alcune prese di posizione recenti del Cancelliere. Una su tutte, la perplessità manifestata dal leader politico tedesco rispetto le nuove sanzioni alla Russia annunciate da Donald Trump. Una novità assoluta in termini geopolitici. La sensazione, in definitiva, è che anche la Merkel, così come Macron, proceda ad una ridiscussione delle priorità programmatiche. Il tutto in linea con un “Germany First”, con buona pace dell’europeismo a tutti i costi. La stabilità dell’Ue, infatti, passa in ogni caso da quella della Germania. 

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