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La Francia di Emmanuel Macron potrebbe vivere una nuova luna di miele con l’Italia, che da giallo-verde è passata a rosso-gialla. Dallo scontro diretto con la Lega e con l’allora “populista” Movimento Cinque Stelle, si passa a un governo con il Pd che è da sempre il ponte tra Roma e Parigi. E dopo il j’accuse di Macron contro Matteo Salvini e l’asse imbastito con dem e Quirinale, tutto sembra orientato verso un ripristino dei rapporti positivi tra i due Stati.

Il problema è che nei cori di giubilo verso una rinnovata alleanza tra Italia e Francia – che di certo è un bene rispetto allo scontro frontale – si celano dei grossolani errori di calcolo. Perché se è vero che Francia e Italia siano partner fondamentali per le rispettive politiche strategiche e industriali, a Parigi nessuno darà mai il sostegno a un governo italiano che non sia più in linea con le aspirazioni francesi. Che sono aspirazioni tendenzialmente frutto di un’idea di grandeur che non vedono di buon occhio alcun rivale. A partire proprio dall’Italia, sia essa rossa, gialla, verde, blu o con tonalità diverse. Perché la strategia di un Paese come la Francia non si fonda certo su obiettivi a breve termine come può essere un esecutivo italiano. Ed è del tutto evidente che a chiunque sieda sul torno dell’Eliseo interessi soltanto provare a prendersi la guida politica e militare dell’Europa a discapito degli altri.

L’Italia lo sa ma non lo vuole ammettere. Ma il problema è che molti non si rendono conto che la Francia amica non significa che essa sia nostra alleata. E il fatto che Macron sostengo un determinato governo deve comunque far risuonare il campanello d’allarme, visto che la strategia del presidente francese, in questi ultimi mesi, è stata a dir poco perfetta.

Il capo dell’Eliseo punta come tutti i suoi predecessori a prendersi la leadership europea. Leadership militare e politica che può passare soltanto attraverso tre corridoi: indebolimento della Germania, partnership rinnovata con gli Stati Uniti in chiave anti-tedesca, esclusione dell’Italia dai giochi di potere. Vuoi per la strategia di Macron, vuoi per errori di Italia e Germania, Macron è riuscito perfettamente nel suo intento. La debolezza (fisica e politica) di Angela Merkel, unita alla crisi sistemi tedesca, fa buon gioco di una Francia in cerca di conferme.

Gli Stati Uniti di Donald Trump, dopo uno scontro infuocato con i transalpini, ora hanno rinnovato la loro amicizia per fare in modo che Parigi aiuti a Washington nel trovare un accordo con l’Iran e nel supportare la politica atlantica nel bacino del Mediterraneo allargato: e in questo senso, il riavvicinamento contemporaneo di Macron e Trump  con Vladimir Putin è un segnale chiarissimo. Sul fronte italiano, invece, come detto sopra, avere un governo allineato all’Europa che Parigi considera un suo moltiplicatore di forza, di fatto è già una conquista.

Tutto torna, insomma. Ma significa anche l’Italia avrà un avversario più che un vero e proprio alleato. La Francia pensa all’Europa per proiettare la sua forza. L’Ue è un abbaglio per anime pie di fronte a due forze come Francia e Germania che sfruttano più o meno simultaneamente Bruxelles per gestire in coppia il Vecchio continente. Ma neanche loro due possono dirsi alleati a lunghissimo termine: Parigi e Berlino sono partner ma non per forza unite per sempre. E i punti in disaccordo vertono soprattutto sul fatto che entrambe vogliono guidare l’Europa: e ne resterà solo uno.

L’Italia è esclusa dai giochi con la formalizzazione del Trattato di Aquisgrana, perché non è più una partita a tre (o non lo è mai stata). E adesso il nostro mercato è già preda dell’industria francese e tedesca, mentre la nostra strategia mediterranea è messa sotto pressione dai piani di Macron. Dal flop della conferenza di Palermo sulla Libia al nodo migranti, dalla politica europea fino a quella di tutto il bacino del Mediterraneo allargato, l’Italia rischia di partire sempre da una posizione di secondo piano. E in questo senso, è fondamentale l’auspicio di Carlo Pelanda su Italia Oggi: “Roma deve evitare di agire come proxy francese”. Sostenere la linea europeista sullo stile Macron senza controbilanciarlo significa gettarsi nelle mani di chi non ha mai dimenticato di essere impero.

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