La cerimonia di premiazione dei Premi Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza americana e internazionale per il giornalismo, andata in scena lunedì scorso, ha visto come protagonisti i giornalisti che hanno pubblicato inchieste sul Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Come nota The Hill, infatti, più giornali hanno ricevuto premi per le loro indagini sul tycoon.

I reporter del New York Times David Barstow, Susanne Craig e Russ Buettner hanno vinto il Pulitzer per la loro inchiesta sulle finanze del presidente degli Stati Uniti, nella quale viene ricostruito il passato fiscale del tycoon,  a cominciare dall’eredità ricevuta dal padre Fred C. Trump, anche lui imprenditore nel settore immobiliare.

Premi Pulitzer, il solito tripudio anti Trump

L’altro giornale ad aver vinto il Premio Pulitzer per aver indagato sulla condotta del Presidente è il Wall Street Journal, secondo il quale The Donald avrebbe ordinato dei pagamenti segreti per mettere a tacere donne che avevano avuto relazioni con lui in passato. In seguito, l’ex avvocato di Trump, Michael Cohen, ha confermato di aver versato denaro alla pornostar Stormy Daniels e all’ex “coniglietta” di Playboy Karen McDougal per tacere sulle presunte relazioni con il Presidente.

L’anno scorso, stesso copione, quando il New York Times e il Washington Post vinsero il Pulitzer per le inchieste sul Russiagate e le presunte interferenze russe sulla campagna elettorale americana e le sue ripercussioni sul trionfo di Donald Trump nel 2016.

Alla fine di marzo, a seguito della fine dell’inchiesta sul Russiagate che dimostra l’insufficienza di prove a suo carico, il Presidente Donald Trump ha chiesto la revoca del premio Pulitzer contro i due giornali: “È divertente che il New York Times e il Washington Post abbiano ottenuto un Pulitzer per i loro articoli (al 100 per cento falsi e negativi) sulle mie collusioni con la Russiaquando nei fatti non c’è stata nessuna collusione. Quindi o sono stati ingannati o sono semplicemente corrotti. In ogni caso i loro premi dovrebbero essere revocati dal Comitato”. A fianco del presidente si è schierato il figlio Donald Trump Jr., che retwittando il padre ha aggiunto: “Ha ragione, a meno che i premi Pulitzer non abbiano una categoria dedicata ai romanzi di finzione”.

E ora che il Procuratore generale William Barr ha confermato che non c’è “alcune collusione” né che vi sono gli elementi per determinare un intralcio alla giustizia da parte del Presidente Trump, ci si chiede che valore abbiano le premiatissime inchieste sulla collusione russa.

Un Premio politicizzato

Con i premi dati quest’anno al New York Times e al Wall Street Journal per loro inchieste su Trump , è chiaro quanto i Pulitzer siano sì, autorevoli, ma altrettanto politicizzati e di parte. D’altro canto i Pulitzer, istituiti da Joseph Pulitzer,  sono gestiti dal comitato che fa capo alla Columbia University di New York, culla del pensiero liberal e progressista, la prestigiosa università dove Barack Obama si laureò nel 1983.

Università dove il nome di Donald Trump fa rima con “fascismo”, come dimostra un corso proposto agli studenti che s’intitola “Fascismo: estetica e politica. L’elezione del presidente Donald Trump ha rinnovato l’interesse per l’esame del fascismo – come ideologia, come movimento politico e come forma di governo”.

Non sarebbe la prima volta che il Premio Pulitzer viene accusato di essere fazioso e di “sinistra”. L. Brent Bozell, presidente del Media Research Center, ha sottolineato come, in 30 anni, solo cinque conservatori abbiano vinto qualcosa.

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