La crisi venezuelana è una svolta della politica Usa: Donald Trump sembra aver ceduto di schianto ai neocon. Come evidenzia in maniera simbolica la nomina di Elliot Abrams a inviato speciale per il Venezuela.

Abrams è “controversa figura neoconservatrice”, scrive l’autorevole Politico, ricordando il suo oscuro passato in supporto della contrainsurgencia latinoamericana. Già proposto in passato, Trump gli aveva negato un posto nella sua squadra. Ora è evidentemente diverso.

Venezuela: mossa non trumpiana

Una nuova variabile è entrata all’interno del potere americano, come segnala anche un articolo di Uri Friedman su The Atlantic dal titolo: “La mossa della Casa Bianca sul Venezuela è la cosa meno trumpiana che sia stata fatta”. Friedaman fa notare che nessun tweet di Trump ha dato, come di consueto, inizio alle danze.

A spingere il presidente del Parlamento venezuelano Juan Guaidó a dichiarare illegittimo Nicolas Maduro è stato il vicepresidente Mike Pence, protagonista anche del messaggio di sostegno al “popolo venezuelano” (identico a quello di Obama al tempo della guerra in Libia).

È stato il Segretario di Stato Mike Pompeo a riconoscere Guaidó come nuovo presidente del Venezuela, con il placet del Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Solo dopo è arrivata la nota della Casa Bianca ad avallare il tutto.

Una manovra politica inusuale per questa amministrazione, scrive The Atlantic, che la definisce “non trumpiana“. “La politica di Trump sul Venezuela – spiega il giornale americano – è stata realizzata da un gruppo di consiglieri che, a differenza del presidente, enfatizzano i valori americani (Mike Pence) o sostengono un approccio interventista contro i nemici di Washington ( John Bolton)”.

Dagli interessi ai “valori”

Atlantic, infatti, rileva come Trump abbia fondato la sua politica estera solo sugli interessi dell’America, abbandonando l’usata linea basata su diritti umani, libertà e democrazia (vedi Corea del Nord). Quella retorica dei “valori americani” che fu alla base delle politiche e delle guerre  neocon, che peraltro Pence ha sostenuto.

Proprio il senso di Pence per i neocon rende alquanto incongruo il distinguo di The Atlantic. Si tratta solo di giochi di luce e d’ombra, con Pence in piena luce e Bolton nell’ombra, condizione che peraltro predilige. Ed è proprio l’uomo nell’ombra il vero artefice di questa crisi, come dimostra la nota sui 5.000 soldati Usa da inviare in Colombia, con evidente destinazione Caracas, che Bolton ha distrattamente fatto intravedere alla stampa americana.

Il Vice

Il ruolo di protagonista di questa crisi cucito addosso a Mike Pence sembra riecheggiare le gesta di un altro vicepresidente americano, quel Dick Cheney, del quale il film Vice racconta l’epopea, anche se in maniera limitativa (egli fu solo l’ariete dello sfondamento neocon).

Secondo l’interpretazione suggestiva del film, insignito del Golden Globe, egli vide nel tragico 11 settembre non solo una tragedia, ma anche un’opportunità.  Per esautorare, di fatto, il presidente legittimo.

E suggestiva appare un’analogia tra l’innesco della crisi venezuelana e la mossa che consegnò allora il potere ai neoconservatori. Infatti, come al tempo di Cheney l’artificio giuridico dell’esecutivo assoluto gli consegnò un potere che nessun vicepresidente aveva mai avuto prima, così un’interpretazione della Costituzione venezuelana ha affidato al presidente del Parlamento, Guaidó, un potere che non ha.

L’opportunità Venezuela

Ma al di là delle suggestioni, è un dato di fatto che i neocon furono gli artefici della politica  americana durante la presidenza di Bush, come lo sono ora della svolta Usa su Caracas, che ha aperto criticità di prospettive globali. Ad oggi, si accennava, Trump ha inviato un solo tweet sul Venezuela, nel quale peraltro si è limitato ad avallare le dichiarazioni del suo Vice. Disinteresse palese quanto bizzarro per una crisi così cruciale.

È evidente che Trump sta lasciando fare ai neocon. Da vedere se si tratta di un via libera limitato o se la vicenda venezuelana rappresenta una svolta neconservatrice della presidenza. Nel secondo caso Trump rischia di fare la fine di Bush, al di là delle differenze caratteriali che renderebbero più assertiva la sua presidenza ancillare.

Resta che la criticità venezuelana rappresenta una nuova opportunità per i neocon, come lo fu allora, per rimanere alla convincente suggestione del film Vice,l’11 settembre. Si può e si deve sperare che la crisi di Caracas sia risolta in un dialogo tra le parti. Purtroppo difficilmente i neocon rinunceranno alla loro opportunità, che gli apre nuovi spazi di manovra e di influenza, nel Sud come nel Nord America. E nel mondo.

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