“Siamo pronti a impegnarci in una dialogo senza precondizioni l’Iran”. Così il segretario di Stato americano Mike Pompeo, che però ha subito dopo aggiunto: “Lo faremo quando vedremo l’Iran comportarsi come una nazione normale”. Una dichiarazione – questa – che non stupisce in quanto da mesi l’amministrazione Trump e gli ayatollah sono impegnati in un’estenuante trattativa sull’accordo sul nucleare firmato da Barack Obama e stracciato proprio dal tycoon. Il fatto che Pompeo si abbandoni a una dichiarazione simile da Bellinzona, in Svizzera, lascia però pensare che si possa arrivare a una soluzione diplomatica tra i due Paesi. “La Svizzera – sottolinea infatti Vincenzo Nigro – è il Paese ‘neutrale’ che cura gli interessi degli Usa in Iran, visto che i due Paesi da 40 anni non hanno rapporti diplomatiche”. Qualcosa dunque si muove?

Addio alle armi?

Come ha scritto Patrick Cockburn su queste pagine, Trump è uno di quei presidenti che preferisce minacciare una guerra piuttosto che combatterla. Fino ad oggi, infatti, il tycoon è rimasto invischiato nel pantano mediorientale in cui i suoi predecessori hanno condotto gli Stati Uniti, ma non ha aperto nuovi fronti. Almeno per ora.

Si pensava – alcuni addirittura lo consigliavano – che il presidente americano potesse muovere guerra a Kim Jong-un per portarlo a più miti consigli, ma così non è stato e, in poco tempo, Trump è riuscito a ricomporre in modo assolutamete pacifico una delle più preoccupanti crisi al mondo, quella della penisola coreana.

Il tycoon segue un copione che potremmo definire “binario”, fatto di continue minacce e aperture, come del resto aveva spiegato lui stesso ne L’arte di fare affari. C’è un momento in cui un imprenditore – o in questo caso un presidente – si deve mostrare duro e deciso e un altro in cui deve mostrarsi disposto a cedere qualcosa per arrivare a una soluzione che soddisfi entrambe le parti. Una visione non troppo diversa da quella del presidente iraniano Hassan Rouahni, che in una nota ha affermato: “Siamo uomini di ragione e di negoziazione se, e solo se, ci sediamo al tavolo dei negoziati con rispetto e nel quadro del diritto internazionale, e non se i negoziati derivano da un ordine”.

Ed è proprio quello che sta accadendo oggi anche con l’Iran. Dopo le minacce degli scorsi mesi, Trump ha detto: “Credo davvero che l’Iran vorrebbe fare un accordo e penso che sia molto intelligente da parte loro, e penso che sia anche una possibilità che accada”. E ancora: “Sto cercando di far dire all’Iran: Niente armi nucleari … (L’Iran) ha la possibilità di essere un grande paese, con la stessa leadership, non stiamo cercando un cambio di regime, voglio solo chiarirlo, non stiamo cercando armi nucleari”.

Se da una parte molti (Arabia Saudita in testa) spingono per un cambio di regime o una guerra aperta con gli ayatollah, dall’altra Trump sa che non può permettersi simili errori, soprattutto con le elezioni alle porte.

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