Jay Inslee, che è il governatore dello Stato di Washington, si è presentato alle primarie democratiche. L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi. I candidati, allo stato delle cose, sono già undici, ma mancano ancora nomi pesanti, come quelli di Joe Biden e Beto O’Rourke, che dovrebbero ufficializzare la corsa entro la fine del mese di marzo. La mossa di Inslee è stata inaspettata.

Ci si attendeva che qualche amministratore di vertice facesse la sua comparsa tra i candidati degli Asinelli, ma avevamo iniziato a guardare dalle parti di Bill de Blasio, sindaco di New York, la cui candidatura è solo stata ventilata. Inslee è, assieme a Sanders, alla Warren, alla Gabbard, a Buttigieg e ad altri, l’ennesimo candidato della sinistra progressista. Se i pezzi grossi dei moderati non dovesso apparire da qui a breve tempo, la battaglia interna si trasformerebbe in una sorta di congresso interno dei socialisti. Joe Biden ha da poco aperto, dichiarando che è la sua famiglia a spingere affinché si candidi. L’ex vicepresidente serve come il pane ai democratici, che altrimenti resterebbero scoperti al centro, tra le fasce elettorali moderate, dove Donald Trumprischia di fare cappotto.

Anche Jay Inslee, come molti dei suoi colleghi, ha dato il la alla sua campagna elettorale, spingendo l’acceleratore su una causa cara ad Alexandria Ocasio Cortez. Abbiamo avuto modo di scriverlo tante volte ormai: la giovane deputata di Brooklyn sta dettando i tempi e le tematiche delle primarie. Il governatore di Washington ha dichiarato di voler essere il primo presidente in lotta contro il cambiamento climatico. Ma come vanno i sondaggi? Sappiamo che è davvero molto presto per giungere a conclusion. Dare uno sguardo, però, aiuta a comprendere meglio il perché di tanta fretta attorno a Biden.

Stando a quanto riportato su Morning Consult, l’ex vice di Barack Obama sarebbe in testa sia nella competizione valevole per i primi caucus – che saranno quelli dell’Iowa e quelli del New Hampshire – sia nel conteggio complessivo delle rilevazioni. Deve difendersi da Bernie Sanders, che lo rincorre con un paio di punti di distacco. Più staccata Kamala Harris, che dovrà aspettare lo spostamento nelle primarie nell’Ovest per puntare a un numero cospicuo di delegati. Il “vecchio leone” del Vermont è arrivato a dieci milioni di dollari raccolti in una sola settimana. La sua candidatura è una cosa seria. Joe Biden non può lasciarsi troppo vantaggio temporale. E il nostro governatore di Washington?

Il campo è già troppo affollato per il buon Inslee, che ha il vantaggio però di avere qualche confidenza con la raccolta fondi. Attività che molti altri candidati – tra cui la stessa Harris – potrebbero avere qualche difficoltà. Il governatore dello Stato di Washington è una variabile indipendente che non avrà vita facile: c’è già troppa ressa. Ma con la politica americana – come ripetiamo ogni volta – non conviene buttarsi in giudizi predeterminati.

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