Per il Cremlino non ci sono dubbi: il norvegese Frode Berg deve essere processato per spionaggio dopo aver acquisito informazioni classificate sui nuovi sottomarini nucleari russi da un contatto oltre frontiera. Le informazioni sulla tecnologia militare russa sarebbero state destinate all’intelligence militare norvegese – membro dell’Alleanza Atlantica estremamente preoccupato dalle mosse di Mosca nella regione dell’Artico.

Secondo la procuratrice Milana Digayeva, che ha elencato i capi d’accusa della presunta spia norvegese durante l’apertura del processo a porte chiuse presso il tribunale della città di Mosca, Berg aveva la missione di acquisire informazioni secretate da un suo contatto russo, identificato in Boris Zhitnyuk, già giudicato colpevole di alto tradimento e condannato a 13 anni di carcere.

Il sessantenne originario di Kirkenes, un paesino al confine con la Russia proprio dove si estende la fortezza dei sottomarini della Penisola di Kola, sarebbe stato assoldato – parrebbe per sua stessa ammissione – dall’intelligence per fare da corriere.  Colto in fragrante a Mosca dagli agenti dell’Fsb che lo avevano individuato e pedinato, venne immediatamente posto sotto custodia nel dicembre 2017.

Così la vita di questo apparentemente innocuo pensionato, si sarebbe tramutata una fugace esperienza da 007, che lo ha portato a scontare già un anno di detenzione delle carceri russe in attesa dell’inizio del processo che già lo vede colpevole del crimine di spionaggio. Secondo la linea di difesa approntata dal suo avvocato, il norvegese Brynjulf ​​Risnes, Berg sarebbe stato vittima di una “montatura” che lo vedrebbe come corriere ignaro della riservatezza e del valore dei documenti che avrebbe dovuto “trasportare”. Per questo crimine il norvegese rischia dai 10 ai 20 anni di carcere da scontare in Russia. A meno che il presidente Vladimir Putin non si esprima a favore della grazia o dell’estradizione.

Secondo fonti russe, i documenti trafugati sarebbero stati destinati all’intelligence norvegese che a sua volta li avrebbe potuti condividere con la Cia e con altre agenzie di spionaggio del blocco occidentale. Al momento dell’arresto il ministero della Difesa norvegese, interpellato per rilasciare dichiarazioni sull’accaduto, non volle commentare la vicenda.

La Nato, preoccupata dalle mosse della flotta sottomarina Marina russa ha in vero innalzato le sue contromisure per impedire che i sottomarini di Mosca agiscano indisturbati nelle acque dei mari del Nord e nel Mediterraneo, trasportando il loro letali missili “Kalibir” armabili con testate nucleari, e sparendo letteralmente dagli “schermi radar” per riemergere nei tratti di mare più inaspettati; ma sembra comunque singolare che abbia affidato una missione così delicata a quello che viene ritenuto essere un semplice pensionato senza alcun trascorso nell’intelligence norvegese, l’assai poco noto e impronunciabile “Forsvarets Etterretningstjeneste”, Agenzia d’Informazioni della Difesa di Oslo.

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