Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che l’industria nucleare sta avanzando ad un ritmo sempre più veloce. Un membro del suo gabinetto ha anche avvertito che il paese potrebbe aumentare l’arricchimento dell’uranio del 20 per cento in breve, se gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo nucleare.

“Voglio dire chiaramente alla nazione iraniana che la nostra industria nucleare si muove più velocemente di prima, con più energia, accuratezza e calcoli più esatti”, ha dichiarato lunedì 9 aprile il leader iraniano in un discorso a Teheran. L’Iran ha bisogno “di un potere sia duro che morbido” pur perseguendo “un impegno costruttivo” con il mondo.

Allo stesso tempo, Rouhani ha detto che il suo paese rimane impegnato nell’accordo nucleare firmato con le potenze mondiali e non sarà il primo a violare il patto. Senza menzionare gli Stati Uniti, ha detto che altre parti dell’accordo stanno “istigando l’Iran” a rompere il suo impegno. 

In base all’accordo del 2015, l’Iran ha promesso di ridimensionare il suo arricchimento nucleare e rinunciare alla sua ricerca per la costruzione di armi nucleari. Ma gli è ancora permesso di sviluppare la tecnologia nucleare per scopi civili, compresa la produzione di energia e la ricerca scientifica.

Il 9 aprile all’evento “National Atomic Energy Day”, Rouhani ha presentato gli ultimi sviluppi tecnici, tra cui lo sviluppo di centrifughe e la medicina nucleare. “I risultati svelati oggi inviano un messaggio chiaro ai nostri amici che parlano incautamente”, ha affermato Rouhani, che è stato accompagnato dal suo responsabile nucleare Ali Akbar Salehi all’evento.

Salehi ha affermato che Teheran ha bisogno di solo 4 giorni per accelerare l’arricchimento dell’uranio nell’impianto nucleare di Fordow, se gli Stati Uniti si ritirano dall’accordo. Fordow è una struttura a sud della città santa di Qom. Ma Behrouz Kamalvandi, il portavoce dell’agenzia nucleare, ha detto che Salehi ha voluto chiarire che l’aumento dell’arricchimento del 20% potrebbe essere fatto addirittura entro “due giorni”.

L’arricchimento dell’uranio al 20% è considerato al di sopra del requisito per la produzione di energia nucleare, ma ancora inferiore dell’80-90% per l’arricchimento richiesto per un’arma nucleare. Le analisi del Bulletin of Atomic Scientists hanno concluso che l’arricchimento dell’uranio al 20% è “probabile che sia inteso” per ottenere una influenza politica, piuttosto che un “salto verso una capacità per l’impiego in armi nucleari”.

Salehi ha puntualizzato che l’Iran ha preso in considerazione diversi scenari, compresa la possibilità che le altre parti violino l’accordo. “La nostra capacità di inversione in altre aree sarà maggiore di prima”, ha detto. “Speriamo che non ce ne sia bisogno, ma se ci sarà, sarà una sfida scientifica”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente minacciato di ritirarsi dall’accordo nucleare. A gennaio, Trump ha annunciato di rinunciare alle sanzioni statunitensi contro l’Iran per “l’ultima volta”. Ha detto, che se le sue richieste non saranno esaudite tra 120 giorni, gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo.  Il 12 maggio il presidente statunitense dovrà decidere se “certificare” nuovamente il testo sulla denuclearizzazione concordato con Teheran, oppure annullare l’accordo. 
Ma ci sono poche speranze che Trump prolunghi l’esistenza del trattato che ha più volte definito, fin dalla campagna elettorale, “il peggiore mai negoziato dagli Stati Uniti”.

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