Nella giornata di martedì 5 novembre, le forze separatiste dello Yemen ed il governo hanno raggiunto una prima bozza di accordo per risolvere il conflitto. Secondo le prime indiscrezioni, sembrerebbe che l’intesa abbia come base la formazione di un nuovo esecutivo di coalizione, con divisione dei poteri, per poter giungere alla risoluzione dei conflitti interni del Paese. La mediazione dell’Arabia Saudita è stata di fondamentale importanza per il raggiungimento dell’accordo, al punto che lo stesso principe Mohammed bin Salman si è congratulato con le fazioni. Grazie all’Accordo di Riad i negoziati sembrano sul buon punto per giungere al termine del conflitto che dal 2015 insanguina il Paese.

I danni della guerra

Secondo le rilevazioni dell’Onu, lo Yemen è lo stato dove la guerra civile ha ridotto nelle condizioni peggiori la popolazione. La presenza di due differenti coalizioni operanti nel Paese (la prima fedele ad Hadi, ex presidente riconosciuto dalle Nazioni Unite, la seconda facente capo alle milizie degli Houthi, di fede sciita) e delle cellule terroristiche riconducibili all’Isis ha reso particolarmente difficile anche la consegna degli aiuti internazionali. Sanaa, capitale dello Yemen, è uscita completamente devastata dal conflitto e le persone vivono sotto le macerie dei palazzi, al fianco delle vecchie importanti università ed accademie delle quali ormai soltanto qualche muro rimane eretto. La popolazione è ridotta alla fame, non solo nelle città ma anche nelle province, i cui villaggi sono stati letteralmente tagliati fuori dal mondo, costretti a subire le incursioni delle varie fazioni.

L’economia dello Yemen è completamente da ricostruire e con essa tutto l’apparato esecutivo ed amministrativo, con la necessità di ingenti aiuti internazionali.

Arabia Saudita, quando apparire è preferibile all’essere

Per difendere la sua credibilità internazionale, l’Arabia Saudita ha sempre avuto la necessità di apparire dalla parte dell’Occidente. Soprattutto adesso, col colosso Aramco pronto ad essere quotato in borsa, porsi come difensori della pace nelle sue zone limitrofe porta a notevoli vantaggi. Logicamente, gli sforzi sauditi sono anche dovuti alla tutela dei propri confini, in quanto il vicino conflitto ha arrecato danni anche alle città saudite di confine, ma non giustifica il così ampio impegno portato avanti per anni nella difesa dei territori yemeniti.

Per il principe saudita Mohammed l’accordo è stato raggiunto grazie all’intermediazione del suo Paese e, nella conferenza stampa trasmessa dalla tv di Stato di Riad, egli si è impegnato ad accompagnare i fratelli yemeniti nella fase di transizione. Aiuto che, come spesso accade quando pronunciato da un influente capo di stato, cela importanti interessi politici ed economici: apparire di buon cuore verso l’Occidente, mentre si spera di concludere qualche accordo di utilizzo per i sottosviluppati pozzi petroliferi yemeniti. Il tutto, sotto lo sguardo compiaciuto degli Stati Uniti d’America e del presidente Donald Trump.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.