C’è qualcosa di oscuro e di ancora indecifrabile nell’attentato di Las Vegas in cui hanno perso la vita 59 persone e che ha lasciato più di 500 feriti, tra leggeri e gravi, ricoverati nei vari ospedali della città. Qualcosa non torna nelle indagini e quel qualcosa ruota tutto intorno alla strana figura dell’assassino, Stephen Paddock. Un uomo sostanzialmente anonimo (Leggi la scheda su di lui), sconosciuto alle forze dell’ordine, senza alcuna preparazione in fatto di armi e con un passato e un presente abbastanza curioso. La rivendicazione dello Stato islamico aveva fatto subito pensare al tipico soggetto squilibrato che si autoradicalizza dopo la conversione a una dottrina perversa dell’islam e che decide di porre fine alla sua vita compiendo il grande atto di appartenenza al Califfato. Ma quella rivendicazione è stata subito ritenuta non valida da parte dell’intelligence statunitense, che anzi l’aveva bollata come una messinscena degli estremisti islamici per mostrarsi forti all’interno degli Sttai Uniti dopo la strage di Orlando. La rivendicazione è stata negata da subito, bollata come una sorta di scherzo senza neanche il minimo approfondimento. E già questo, in effetti, apre la discussione su come facesse l’Fbi ad essere sicura subito al 100% che la rivendicazione del Califfato fosse ai limiti di una barzelletta.

A far credere che ci sia qualcosa di più di un semplice “pazzo” dietro questa strage, ci sono le parole dello sceriffo di Las Vegas, che in conferenza stampa ha parlato di Paddock come di un soggetto che potrebbe essere “radicalised unbeknownst to us”, e cioè radicalizzato ma all’insaputa delle forze dell’ordine, possibilmente legato a una certa militanza estremista. Che cosa significa esattamente questo “radicalizzato” non è ancora dato saperlo, perché le indagini sono secretate ed è impossibile sapere qualcosa di ulteriore rispetto a quanto trapela dalle parole di chi coordina le indagini. Tuttavia, quello che è evidente già soltanto dalla lettura delle azioni poste in essere dall’autore della strage, è che ci troviamo di fronte a un qualcosa di molto complesso, forse anche troppo per il solo Stephen Paddock. E non è un caso se lo stesso presidente Trump abbia detto che “ci sono molte cose che si stanno scoprendo”.

Stephen Paddock è un soggetto che non è mai stato conosciuto dalle forze dell’ordine come possessore di armi illegali né aveva mai frequentato alcun corso sull’uso di armi pesanti. Aveva un passato impeccabile, quello di un ex impiegato di 64 anni oggi in pensione. Un contabile che poi, a detta del fratello, aveva fatto fortuna con gli investimenti immobiliari, che lo avevano reso un multimilionario e che ancora oggi rimangono altrettanto misteriosi. Al mistero sui suoi presunti milioni di dollari, si aggiunge poi quello del cambio di ben 27 residenze negli ultimi anni. Una vita movimentata per un pensionato senza problemi con la giustizia né con legami con organizzazioni o altri lavori che implicano spostamenti di città.

Può un uomo del genere aver messo a segno una strage così mostruosa e tecnicamente perfetta come quella del Mandala Bay Resort? Sembra impossibile. Parliamo di un uomo privo di addestramento militare che era riuscito da solo a modificare delle armi per renderle delle macchine da guerra. Sono armi non di uso comune, ma armi potentissime, sofisticate e modificate in maniera professionale. Dodici fucili utilizzati dall’attentatore erano stati modificati per renderli automatici. E a questi 12 fucili, si aggiungono altre 35 armi da fuoco ritrovate sparse quale e là nell’albergo. In tutto 47 armi: un numero impressionante di armi e munizioni cui si aggiungono anche gli esplosivi. Tutti strumenti di morte portati tranquillamente nelle stanze d’albergo sena che nessuno se ne rendesse conto.

L’Fbi all’inizio ha parlato di un “lupo solitario”. Eppure, come detto su Dagospia da Maria Giovanna Maglie, sarebbero addirittura quattro i video amatoriali in cui si vede chiaramente che gli spari provenivano non solo dal 32esimo piano dell’hotel, dove era asserragliato l’autore della strage, ma anche da un piano inferiore dell’hotel. In molti pensano si tratti del quarto piano, lo stesso di cui alcuni testimoni hanno sentito parlare gli agenti intervenuti sul posto. Poi un altro fatto misterioso: 45 minuti prima della strage, una donna si aggirava all’interno della sala dell’albergo dicendo a tutti che presto sarebbero morti. La security ha allontanato la donna, ma una ragazza, che festeggiava lì il suo ventunesimo compleanno, ha parlato al Mirror di una donna dai caratteri “ispanici”. Donna dai caratteri ispanici che, casualmente, non è troppo dissimile dalla compagna di Stephen Paddock, definita dallo sceriffo Joe Lombardo come “persona d’interesse”. Lei può essere la chiave di questa indagine, soprattutto perché era nelle Filippine al momento del massacro e, una settimana prima di compiere la strage, Paddock aveva inviato nel Paese asiatico 100mila dollari. Ora è tornata in America per essere sottoposta agli interrogatori della polizia. Ma quello che è evidente, è che la strage di Las Vegas è qualcosa di molto più profondo di quanto è stato detto fino ad ora. La questione del “radicalismo” di Paddock di cui ha parlato lo sceriffo di Las Vegas deve far riflettere.

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