Vladimir Putin è in Cina per un viaggio di tre giorni che può rivelarsi di fondamentale importanza nella politica mondiale.

Il leader russo ha incontro sia Li Keqiang, primo ministro cinese, sia il presidente Xi Jinping. E ha riaffermato l’amicizia che lega sempre di più i due Paesi, ma anche i due leader.

Basta un numero per capirlo: quello di oggi fra Xi e Putin è il venticinquesimo incontro in cinque anni. Un numero molto elevato. Ed entrambi vengono da una conferma al vertice dei rispettivi Paesi. Xi rieletto a marzo e senza alcun limite di mandato, Putin rieletto il 7 maggio scorso. Due leader consolidati nel loro potere e che adesso sanno di poter capitalizzare quanto ottenuto in questi anni.

L’immagine-simbolo di questa partnership è arrivata oggi dalla Grande Sala del Popolo di Pechino, dove il presidente cinese  ha conferito all’omologo russo la sua prima medaglia dell’Amicizia. La medaglia rappresenta la più alta onorificenza della Repubblica popolare cinese a un cittadino straniero.

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Gli accordi fra Cina e Russia 

Il viaggio di Putin e gli incontri con Xi e Li servono per regolare due aspetti: la cooperazione bilaterale e la cooperazione in ambio internazionale.

Sotto il primo profilo, sono state firmate le intese per l’attuazione dei numerosi accordi siglati in questi ultimi mesi. Dal settore dell’energia a quello delle infrastrutture, non dimenticando il tema dell’industria, i campi in cui si attua la partnership economica fra Mosca e Pechino sono tantissimi.

Come riporta Reuters, i due Paesi hanno firmato un accordo per istituire un nuovo fondo di investimenti dal capitale iniziale di 1,5 miliardi di yuan per progetti finanziari in Cina e in Russia. L’obiettivo è raggiungere un capitale di cinque miliardi di yuan. “Il Fondo si occuperà dell’implementazione di progetti di investimento strategicamente importanti, focalizzati sul Circondario federale centrale, l’Estremo Oriente della Russia e la parte nord-orientale della Cina”, ha affermato Kirill Dmitriev, Ceo del Russian Direct Investment Fund.

Al termine del colloquio con Xi Jinping, Putin ha parlato di un livello di cooperazione “senza precedenti”. Poi dell’interscambio commerciale tra i due Paesi. “Nel periodo gennaio-marzo, il volume dell’interscambio è cresciuto del 31%” ha detto il presidente russo, che poi ha aggiunto: “se il ritmo continua a essere questo, entro la fine dell’anno saremo in grado di raggiungere dati record, il livello di cui abbiamo parlato per anni: 100 miliardi di dollari“.

“Sono aumentate le forniture di prodotti con alto grado di lavorazione, macchinari, attrezzature e veicoli”, ha riferito Putin, che ha poi ricordato il vero grande settore strategico dei rapporti con la Cina: “La Russia è il maggiore esportare di carburante sul mercato cinese e sono stati consegnate oltre 50 milioni di tonnellate di petrolio“.

L’accordo sul nucleare

L’incontro tra Putin e Xi è servito anche per firmare un importante accordo sull’energia nucleare. Il colosso russo dell’energia atomica Rosatom ha concordato con la Cina la costruzione di quattro nuovi reattori nucleari, due per la centrale di Xudabao e due per quella di Tianwan.

Per i due Paesi, si tratta del più importante accordo sull’energia nucleare. Putin ha aggiunto ai giornalisti che è previsto un altro accordo che consiste nella fornitura alla Cina di un reattore dimostrativo a neutroni veloci. Un dato molto importante che riafferma l’asse sempre più consolidata fra i due giganti dell’Eurasia.

 Corea e Iran sul tavolo

Gli incontri fra Cina e Russia sono stati utili anche per comprendere la strategia da seguire sul programma nucleare iraniano e quello coreano. Le politiche russe e cinesi per quanto riguarda i due grandi dossier della politica mondiale sono molto simili. E gli Stati Uniti stanno creando non pochi problemi sia a Mosca che a Pechino: entrambe interessate alla stabilità dei loro confini.

La Cina e la Russia hanno interessi comuni sia per ciò che riguarda il programma nucleare iraniano, sia per ciò che riguarda la crisi in Corea. Entrambi vogliono salvare l’accordo del 5+1 con l’Iran e vogliono una denulcearizzazione della penisola coreana che non comporti un crollo di Pyongyang e un allargamento della sfera d’influenza americana.

Il summit di Qingdao

L’aumento delle tensioni con l’Iran e l’approssimarsi del vertice tra Kim Jong-un e Donald Trump arrivano proprio nel momento in cui a Qingdao si riuniranno i Paesi della Sco. Oltre a Cina e Russia, ne sono membri anche quattro repubbliche dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) e, da questa edizione, anche India e Pakistan. Come osservatore, presente anche l’Iran, il cui presidente Hassan Rohani è arrivato in Cina. Come osservatore, ma anche come osservato speciale.

In questo summit sarà rappresentato non solo un continente, l’Asia, ma tutto un mondo che ruota intorno a due poli – Mosca e Pechino – che si contrappongono a un altro polo, che è Washington. Il consolidamento di un blocco asiatico (due terzi della Russia sono in questo continente) è l’incubo della strategia statunitense E non è un caso se oggi da Trump sia arrivato l’annuncio di voler riaprire il G 7 alla Russia. Più isola Mosca, più questa crea un asse incrollabile con Pechino.

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