L’incontro tra Vladimir Putin e Recep Erdogan a Sochi ha dimostrato, ancora una volta, il grande lavoro diplomatico che si cela dietro le relazioni tra Turchia e Russia. I due Paesi, che passano da periodi d’inimicizia a periodi di pacificazione, sono ormai divenuti due giocatori fondamentali dello scacchiere mediorientale ed entrambi hanno necessità che l’altra parte sia in pace con loro. I rapporti fra i due Stati hanno vissuto negli ultimi anni momenti di fortissima tensione, culminati con l’abbattimento del jet russo sui cieli turchi e il rischio di ogni tipo di rappresaglia per la morte del pilota russo. In quell’occasione, Vladimir Putin dimostrò sangue freddo, quello che era mancato a Erdogan in numerose occasioni, ed era riuscito a frenare il prima possibile ogni tipo di possibilità di sentimento di vendetta.Quello del Cremlino è stato un lavoro costante, formidabile, senza sconti. Nelle trattative per costruire delle relazioni amichevoli con la Turchia, la Russia ha visto morire uno dei suoi più brillanti diplomatici ad Ankara, Andrey Karlov. E nonostante questo, non ha smesso di operare per raggiungere degli accordi che per Mosca sono fondamentali. Avere una Turchia non alleata, ma quantomeno non nemica, per Mosca era d’importanza fondamentale. La Turchia, anche solo a livello geografico, rappresenta per la Russia uno scoglio formidabile per l’accesso al Mediterraneo e al Medio Oriente, e doveva per forza scendere a compromesso. Il Bosforo è ancora oggi lo specchio d’acqua che lega il Mar Nero al Mediterraneo. In quello stretto passano interessi economici, politici, militari, culturali. Se quello sbocco si blocca, Mosca è isolata.Dall’altra parte, anche la Turchia aveva tutto l’interesse a scendere a patti con la Federazione russa. Erdogan è nella NATO ma in realtà comincia a essere un problema per tutta l’alleanza. La Turchia è fondamentale per la NATO, ma Erdogan no. Lo si è capito nel momento del fallito golpe, quando Kerry, allora Segretario di Stato americano, non prese immediatamente le difese del presidente turco lasciando di fatto alcune ore il governo turco in balia dei militari golpisti. Solo a golpe fallito, la diplomazia occidentale si spese per dimostrare vicinanza a Erdogan, dimostrando, ancora una volta, l’assoluta certezza che il sultano di Ankara sia soltanto tollerato all’interno dell’Alleanza Atlantica. E recentemente, anche l’Unione Europea e i suoi maggiori leader sono in rotta di collisione con Ankara.Le elezioni olandesi, il referendum costituzionale turco, l’accordo per fermare l’immigrazione dal Mediterraneo orientale, fino alla volontà di Erdogan di sospendere i negoziati con l’Unione Europea per accedervi, sono tutti segnali di un malessere costante tra Occidente e Turchia che sembra non avere grosse soluzioni se non la rottura degli accordi.Nell’accordo di Sochi tra Putin ed Erdogan, sono stati due i temi centrali delle trattative: la Siria e tutto il problema del terrorismo internazionale da un lato; le reciproche sanzioni o limitazioni economiche dall’altro. Per quanto riguarda la Siria, i due presidenti sono ancora lontani sulla permanenza di Bashar Al Assad. Erdogan vuole la fine del leader siriano, mentre Putin, naturalmente, ora ha tutto l’interesse affinché resti al suo posto a Damasco, almeno fino a quando non è chiaro il completamento della guerra al Daesh. Sul fronte siriano, i due presidenti si sono messi d’accordo per una cooperazione sul campo fra ministeri della Difesa e fra intelligence, in modo da colpire lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale che nasce e si sviluppa in quell’area.Entrambi hanno poi raggiunto l’accordo per mantenere la Siria territorialmente unita, evitando il rischio di una balcanizzazione del Paese che non gioverebbe a nessuno. Per la Turchia, equivarrebbe ad avere un Kurdistan in lotta perenne e un confine meridionale sempre incandescente. Per la Russia, significherebbe perdere un prezioso alleato in Medio Oriente e vedere ridotte notevolmente le proprie potenzialità nella regione. Infine Russia e Turchia si sono trovate d’accordo nel creare aree della Siria di “de-escalation”, in sostanza aree del Paese dove sia possibile mantenere il “cessate il fuoco” e costruire un primo embrionale nuovo ordine siriano.I nuovi accordi fra Erdogan e Putin sembra abbiano trovato il pieno sostegno del presidente Trump che, in una telefonata con il titolare del Cremlino, ha voluto affermare tutto il suo appoggio a un piano di pace condiviso per la Siria. Ma se il sostegno è per la creazione di aree-cuscinetto e di “no-fly zone”, dall’altro lato restano alcune importanti questione che ad Occidente non sembrano essere piaciute. Non è solo il fatto Mosca ed Ankara abbiano deciso di essere d’accordo sulla Siria, ma anche l’essere tornati a parlare di Turkish Stream e di acquisto di sistemi missilistici russi da parte della Turchia. Due temi spinosi che non sembrano essere piaciuti né a Washington né a Bruxelles, sia sponda NATO sia sponda Europa.

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