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Con il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, le alternative sono due: il caos o la Russia. Quello delle superpotenze è un gioco complesso, generalmente simile a quello dei vasi comunicanti. Dove uno lascia, un altro prende il suo posto. E la Russia di Vladimir Putin non ha mai negato di voler impostare la rotta del futuro della Siria. La coalizione internazionale a guida americana aveva tre scopi: sconfiggere lo Stato islamico, sostenere i ribelli, impedire che l’Iran e poi la Russia prendessero il sopravvento.

Gli obiettivi, fino a questo momento, non sono stati raggiunti. Ed è soprattutto per questo che Donald Trump ha deciso di abbandonare il conflitto. Troppe spese, troppi morti, incapacità di vedere una via d’uscita dal tunnel della guerra. Mentre dall’altro lato, Mosca, intervenuta a sostegno di Bashar al Assad, non ha fatto altro che realizzare la sua strategia: mantenere il capo del governo siriano al potere, eliminare le sacche jihadiste che ne minacciavano la tenuta, consolidare la propria posizione in Medio Oriente e le sue basi sulla costa siriana. Il tutto riuscendo a imporsi come unica superpotenza in grado di mediare fra le varie parti della guerra: Israele, Iran, Turchia, Siria, Hezbollah, Stati Uniti, Paesi arabi e potenze occidentali.

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Questa capacità del Cremlino di porsi come mediatore all’interno delle varie dinamiche del conflitto, unita agli obiettivi militari russi, ha fatto sì che Mosca potesse diventare l’unico centro in grado di garantire una certa stabilizzazione del conflitto. E Putin ha potuto ergersi quale unico leader capace di proporre una exit strategy

E se la Siria ha bisogno di una via d’uscita dal conflitto, ora, con il ritiro degli Stati Uniti e gli alleati Usa che affilano le armi, è ancora più evidente che una “pax russa” è l’unica via percorribile. Altrimenti, il caos sarà totale. Anzi, sotto questo punto di vista – ed è se vogliamo un paradosso – la presenza americana garantiva un a certa chiarezza nei limiti del conflitto. Cosa che oggi potrebbe scomparire con la Turchia prona ad annientare la resistenza curda nel nord-est siriano e con Israele che ha già detto di non avere alcuna intenzione di abbandonare i suoi raid aerei in Siria contro le postazioni iraniane e di Hezbollah

In questo caso, è del tutto evidente che Putin potrebbe trovarsi in una posizione scomoda, in quanto unico leader dell’unica superpotenza sopravvissuta alla guerra. Gli Stati Uniti che decidono di abbandonare il terreno, ritirando i 2mila soldati presenti sul campo, comportano un terremoto non indifferente nello scacchiere siriano. Gli alleati regionali sono pronti a darsi battaglia per prendere il sopravvento. E il Cremlino dovrà quindi imporsi, di nuovo, senza avere da parte di Washington alcuna garanzia di aiuto o, per assurdo, di conflitto.

Ora la Russia gioca da sola come superpotenza. E quindi deve capire come gestire un conflitto che gli Stati Uniti non hanno affatto risolto. Trump dice che l’Isis è stato confitto: ma nessun considera reali le parole del presidente americano. Daesh è ancora presente, specialmente nell’area al confine fra Iraq e Siria. E ci sono ancora importanti nodi irrisolti, fra cui la presenza iraniana e la guerra latente con Israele, ma anche il fronte di Idlib, quella sacca jihadista che continua a essere un vero e proprio avamposto del terrorismo a sud della Turchia. 

Ora, con la Casa Bianca che decide di uscire dal conflitto, Putin ha l’opportunità di imporre la sua linea. Ma rischia anche di rimanere impantanato in una guerra che vorrebbe terminare il prima possibile. E in questo senso, i negoziati a quattro con Francia, Germania e Turchia sul futuro della guerra, possono essere un segnale abbastanza chiaro di come Mosca abbia intenzione di individuare interlocutori certi per decidere una strategia comune fra Ankara, Occidente e Mosca per terminare questo bagno di sangue.

Con la certezza che la strada non è in discesa e con la garanzia che, purtroppo, il ritiro degli Stati Uniti non significherà la fine della guerra: ma solo l’ingresso in una nuova fase. Possibilmente anche più burrascosa e densa di incognite rispetto alle settimane precedenti l’annuncio. La Siria rischia di ritrovarsi di fronte a un bivio: Russia o caos. Ma chi non vuole la pace ideata da Mosca, si schiererà inevitabilmente con la confusione. Lasciando il Paese e tutto il Medio Oriente in un limbo eterno. E proprio per questo motivo, la prima mossa di Putin dopo la notizia del ritiro Usa è stato l’invio di una nuova nave carica di armi dai porti del Mar Nero alle basi in Siria. La guerra non è finita.

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