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L’educazione britannica di élite, la formazione militare, una faida familiare, l’abolizione della schiavitù, il suffragio universale, la libertà di religione, le riforme per l’istruzione e la sanità, lo sviluppo economico, fino alla tessitura di un ruolo di rispetto nella diplomazia del Medio Oriente. Sono questi i caratteri che tracciano la figura di statista di Qabus bin Said al-Said, ottavo sultano dell’Oman. “Il padre dell’Oman”, uno dei capi di stato più longevi al mondo, in carica dal 1970, è scomparso a 79 anni, nella notte di venerdì 10 gennaio.

I principali risultati

L’Oman è vasto e poco popolato: meno di 5 milioni di abitanti per un territorio delle dimensioni dell’Italia. Dalla penisola di Musandam, gode di una collocazione privilegiata sullo stretto di Hormuz, da dove transita un terzo del traffico globale di greggio e gas.  L’altra sponda è controllata dall’Iran. Nel 1988 lo stretto è stato teatro della battaglia delle petroliere fra Stati Uniti e Iran. E numerosi incidenti hanno avuto luogo in questo stretto, come accaduto anche nell’estate del 2019 nella crisi scatenata dal sequestro di un mercantile iraniano da parte dei Royal Marines su richiesta americana.

In un’area ad alto potenziale conflittuale, in cui i sauditi hanno sempre mirato ad allineare l’Oman alle proprie decisioni, Qabus ha perseguito una politica estera di non interferenza e mediazione.  Questa veste è stata conquistata e mantenuta grazie alla speciale posizione dell’Oman, unica nell’universo arabo, di società né sunnita, né sciita. L’Oman, infatti, osserva la dottrina ibadita, terza corrente dell’islam. Il merito del sultano è stato quello di aver affrancato l’Oman dall’isolamento generato dal predecessore e aver sfruttato al meglio le prerogative implicite nella sua strategica ubicazione geografica.

Nel 1979, Qabus sostiene il dialogo fra Egitto e Israele, sfociato nell’accordo di pace di Camp David, il primo tra Israele e uno stato arabo. Apre all’Iran rivoluzionario dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, restando membro della Lega araba e del Consiglio di cooperazione del Golfo, di cui è tra i fondatori, fungendo da intermediario; e nel 2013 anticipa tutti nel rendere omaggio al neo-eletto presidente Rouhani.  Nel 2011, negozia con successo la liberazione dei tre cittadini americani accusati di spionaggio in Iran, risolvendo un grave impasse con gli Stati Uniti.  E’ uno degli attori chiave dell’intesa sul nucleare iraniano fra il 2013 e il 2015.

Nel 2018, accoglie Benjamin Netanyahu, in una visita non annunciata, il cui contenuto è segreto, a vent’anni dall’ultima di un premier israeliano nel Golfo. È stato peraltro l’Oman a ricevere Yitzhak Rabin nel 1994, quando un primo ministro israeliano non aveva mai messo piede nella regione, e ancora Shimon Peres due anni più tardi. Gli ultimi tempi lo hanno visto impegnato in colloqui per la fine degli scontri in Yemen e nel 2017, da autentica voce fuori dal coro, invia un messaggio di condoglianze al presidente siriano Bashar al-Assad, all’indomani di un attentato suicida al tribunale supremo centrale di Damasco, quando l’occidente, e parte del mondo arabo lo reputamo alla stregua di un criminale.

La cooperazione militare con gli Stati Uniti si concreta in un paio di momenti topici in cui l’imparzialità viene a mancare in nome di un obiettivo superiore.  Nel 1991, le installazioni delle forze omanite vengono messe a disposizione delle truppe della coalizione contro l’Iraq nella guerra del Golfo.  Accesso alle basi militari è poi convenuto nel 2003 per l’invasione americana dell’Iraq.Qabus ha gestito con abilità un’ampia rete di relazioni internazionali e ha tenuto aperta una positiva comunicazione con superpotenze del calibro della Cina e della Russia.

Il colpo di Stato

Costretto a un regime simile ad arresti domiciliari dal dispotico genitore – sotto il cui regime erano pavimentati solo dieci chilometri di strade e la speranza di vita era di 40 anni -, Qabus sale al trono con un colpo di stato, senza perdita di vite umane,e a lungo mascherato con il racconto di una presunta abdicazione. L’operazione appoggiata dal Regno Unito viene orchestrata dall’MI6 attraverso l’invio al futuro sovrano di cassette musicali, contenenti messaggi in codice. Una grande ironia della storia, considerato che la musica era bandita per i sudditi, e il padre, Said bin Taymur, aveva persino distrutto la collezione di dischi,del teatro musicale leggero di Gilbert &Sullivan,amata da Qabus.

Negli anni della reclusione, è circondato da una limitata cerchia di persone, fra cui un compagno della reale accademia militare di Sandhurst, Tim Landon, ufficiale dell’esercito britannico espatriato in Oman.  Questi, in collegamento con l’intelligence, è il principale favoreggiatore del complotto, con il compito di convincere l’amico all’azione. Dall’esilio, il vecchio sultano dichiara che il suo unico rimpianto è quello di non aver fatto uccidere Landon.  Al fianco di Qabus nell’opera di modernizzazione, con astuzia e qualche scandalo, riesce a ricavarne una considerevole fortuna.Sarà nominato ambasciatore dell’Oman a Londra, e suo figlio, stretta conoscenza di William e Harry, diventerà il giovane più ricco di Inghilterra, all’incassare l’eredità nel 2002.

La vita e la personalità del sultano

Unito in matrimonio a una cugina di primo grado, la quattordicenne SayyidaNawwalbintTariq al-Said, divorzia nel 1979, dopo soli tre anni.  Della consorte non si sa quasi nulla, come di tutte le donne della casa reale.Sayyida si risposa, mentre Qabus si conserva celibe, alimentando le voci di un diverso orientamento sessuale.

Il sultano è famoso per gli eccessi tipici delle dinastie del petrolio: una Ferrari con carrozzeria antimissile e cruscotto tempestato di diamanti, uno degli yacht più lunghi del mondo con i suoi 164 metri, concerti privati dell’intera BbcPhilarmonic di Manchester, distribuzione di rolex d’oro e mance esorbitanti in occasione delle vacanze all’estero.  Con un patrimonio di mezzo miliardo di dollari, raggiunge anche la fama di munifico benefattore, fra cui si annovera una donazione all’Unesco per un riconoscimento biennale per la conservazione ambientale.

Qabus è amico personale della regina Elisabetta II. Ama i cavalli e i fiori. Studioso di religione, lingue e letterature, storia, e astronomia, è un appassionato lettore, suona l’organo e il liuto, e compone musica.  Veste turbanti colorati che lo distinguono dall’austerità, o l’apparente tale, delle altre autorità della regione.  Fa costruire il primo teatro dell’opera del Golfo, dirige l’enciclopedia dei nomi arabi e vari progetti accademici.  Malato di cancro al colon e diabete, come annunciato in persona alla televisione nazionale nel 2014, precipitate le sue condizioni di salute, rinuncia alle cure in Germania e Belgio, e fa ritorno nel palazzo reale della capitale Muscat.

L’assetto politico e l’economia dell’Oman

Il vento della primavera araba, le manifestazioni di protesta in Oman del 2011 e il malcontento sociale lo inducono a trasferire i poteri legislativi e di controllo dell’azione dell’esecutivo al consiglio consultivo, una specie di senato composto da membri designati dal sultano, in attesa di un emendamento della costituzione del 1996 per conferirli in via definitiva all’assemblea consultiva.  Vengono approvati incrementi tra il 50 e il 100 per cento delle pensioni, raddoppiati gli stipendi dei dipendenti statali e incrementate le assunzioni nel settore pubblico, producendo un aumento strutturale della spesa pubblica. Qabus rimane comunque un monarca assoluto in una nazione senza partiti politici, dove ricopre le cariche di primo ministro, ministro della Difesa, dell’Economia e degli Affari esteri, e di governatore della Banca centrale, e dove il dissenso non è contemplato.

Dopo il crollo del prezzo del petrolio del 2014, l’Oman accusa il maggior deficit fiscale nel Golfo e un innalzamento del rapporto del debito pubblico con il prodotto interno lordo dal 5 al 60 per cento.  Gli idrocarburi costituiscono il 35 per cento del Pil, il 60 per cento delle esportazioni e il 70 per cento delle entrate fiscali. Nonostante il basso volume di produzione, in comparazione con i vicini, e la drastica riduzione delle riserve, in Oman la diversificazione economica è inferiore.  La realizzazione di un nuovo porto, e di un polo industriale, a Duqm è lenta e, solo lo scorso dicembre, si conclude la vendita alla rete cinese del 49 per cento dell’azienda di trasmissione elettrica, nell’ambito di un’auspicata campagna di privatizzazioni.

La successione e le sfide del futuro

La successione di Qabus, figlio unico della seconda moglie del padre, la sceicca Mazoon al-Mashani, e deceduto senza prole, è stata tenuta sotto la lente di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran, ma la condotta e l’unità degli omaniti, in adempimento del protocollo, malgrado una pletora di papabili, non ha lasciato spazio a interferenze di alcun tipo.Negli anni cinquanta,Arabia Saudita ed Egitto avevano fomentato rivolte intestine, e negli anni sessanta sia l’Unione sovietica sia la Cina avevano appoggiato ribellioni che arrivarono a un attentato fallito alla vita di Said.  Questi fatti, e l’ingerenza contemporanea di Iran e Arabia Saudita in Libano, hanno reso l’intromissione negli affari domestici dell’Oman un’ipotesi non lontana.  Qabus lascia al cugino Haitham bin Tariq al-Said, laureato a Oxford, ex-ministro della cultura, sottosegretario agli affari esteri e segretario generale del ministero degli affari esteri, una realtà esposta a numerose sfide interne ed esterne.

Il nuovo sultano è alla testa del comitato “Oman 2040”per la trasformazione dell’economia, attraverso il potenziamento dei settori agricolo, ittico, industriale e turistico, e le corrispondenti infrastrutture logistiche.  Una visione che dovrà accompagnarsi a un processo di rinnovamento sociale, con solide garanzie di diritti, accesso a opportunità e distribuzione della ricchezza, e un inserimento equitativo delle donne nel mercato del lavoro.

L’Oman è uno degli snodi cruciali della Belt and Road Initiative della Cina e di conseguenza della competizione geopolitica fra Stati Uniti e Cina. Haithamsi troverà a gestire la crescente presenza di Pechino e l’eventualità che il porto ad acque profonde di Duqm arrivi a essere utilizzato dalla marina militare cinese nel quadrante dell’oceano indiano occidentale.  Rischio percepito con chiarezza da India, Regno Unito e Stati Uniti, i quali si sono precipitati a ottenere l’accesso per la propria flotta nei porti di Duqm e Salalah.

Qabus ha preso le distanze dall’intromissione dell’Arabia Saudita in Bahrain nel 2011, dall’intervento armato di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti in Yemen nel 2015, e dalle manovre di isolamento diplomatico ed economico del Qatar nel 2016. In un periodo in cui si esasperano le ostilità tra Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel conflitto per procura yemenita, avanza l’espansione sciita da un lato, permangono dall’altro espressioni fondamentaliste violente di matrice sunnita in Siria, Iraq e altri paesi, spesso finanziate dagli sceicchi del Golfo e si intensifica la guerra ibrida fra Stati Uniti e Iran, dopo il recente assassinio del generale Qassem Suleimani, questa terzietà continua a essere un valore per gli equilibri locali  e la sicurezza mondiale, e un vantaggio comparativo per il fragile sultanato.

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