Quanti e quali segreti nasconde Ghislaine Maxwell, socia e presunta complice del finanziere Jeffrey Epstein, morto lo scorso 10 agosto in un carcere di New York? Arrestata il 2 luglio, la Maxwell rischia fino a 35 anni di carcere se condannata: è stata accusata di aver reclutato tra il 1994 e il 1997 almeno tre ragazze, di cui una di appena 14 anni, per permettere al suo ex compagno di abusarne. L’accusa afferma che Maxwell “ha assistito, facilitato e contribuito agli abusi di Jeffrey Epstein sulle ragazze minori, aiutando, tra le altre cose, Epstein a reclutare e infine abusare le vittime conosciute dalla coppia di età inferiore ai 18 anni”. Accuse rispetto alle quali la Maxwell si è dichiarata non colpevole. Nel frattempo è detenuta, in attesa del processo, presso il Metropolitan Detention Center di New York.

Sparita dai radar prima di essere arrestata dall’Fbi

L’ex complice di Epstein, che è stata per lo più fuori lontana dai riflettori a partire dal 2016, è stata arrestata nella sua tenuta a Bradford, nel New Hampshire, lo scorso 2 luglio. Nessuno sapeva, fino a quel momento, dove si fosse nascosta. Prima del 2 luglio, circolavano varie voci e indiscrezioni su dove si fosse nascondesse: secondo Vanity Fair si trovava Londra, mentre altri tabloid suggerivano che Ghislaine Maxwell si fosse rifugiata negli Usa. Il New York Post l’aveva punzecchiata mentre mangiava un hamburger a Los Angeles, mentre leggeva un libro intitolato The Book of Honor: The Secret Lives and Deaths of CIA Operatives. Il Daily Mail, invece, l’ha scovata a Manchester-by-the-Sea, Massachusetts, in una casa da 1,6 milioni di dollari di proprietà del suo amante americano, il milionario Scott Borgerson, 44 anni. Quest’abilità nello sparire letteralmente nel nulla ha convinto i pubblici ministeri statunitensi a tenerla in carcere.

I suoi legali, infatti, hanno proposto una cauzione di cinque milioni di dollari e la consegna del passaporto, ma secondo i pubblici ministeri americani c’è il rischio che la Maxwell si dia alla fuga: secondo le condizioni di cauzione proposte, infatti, la 58enne avrebbe rinunciato a tutti i suoi passaporti e si sarebbe limitata a una proprietà a New York con monitoraggio elettronico Gps. Come riporta l’ordine di carcerazione “il rischio di fuga” della Maxwell è esacerbato “dalla natura del suo stile di vita”. In particolare, si legge, “l’imputato si è effettivamente nascosto per circa un anno. Successivamente, lo stesso imputato – che aveva precedentemente fatto molte apparizioni pubbliche – ha smesso completamente di apparire in pubblico, nascondendosi nel New England”. A questo si aggiunge il fatto che, come rivelato da uno dei procuratori che segue il caso, la donna accusata di essere stata la complice del finanziere pedofilo Epstein, è segretamente sposata ma si rifiuta di svelare l’identità’ del marito.

Per gli inquirenti, riporta l’Ansa, la presenza del “coniuge misterioso” rappresenta un aspetto non irrilevante che conferma una volta di più la necessità di tenere in carcere l’imputata, viste le difficoltà nello stabilire la reale portata della ricchezza a sua disposizione. Ricchezza che aumenterebbe le possibilità di fuga. Sta di fatto che dopo l’arresto di Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell, secondo quanto riporta l’Independent, si sposta continuamente. Cambia smartphone nonché indirizzo e-mail di continuo. Non vuole farsi localizzare. Non voleva farsi trovare dai federali oppure da qualcuno che la stava cercando e che magari voleva farle del male? Le stesse persone che potrebbero aver ucciso Epstein in carcere?

I segreti di Ghislaine

Come spiega l’Independent, Maxwell potrebbe essere la chiave per rendere note molte verità sul mondo criminale di Epstein: gli investigatori sostengono che abbia tenuto un piccolo libro nero che documenta i viaggi e gli alloggi del finanziere e dei suoi assidui frequentatori, tra i quali ricordiamo l’ex presidente Bill Clinton, il principe Andrea, il regista Woody Allen oltre al fondatore di Microsoft Bill Gates. “Se collaborasse con gli investigatori – scrive l’Independent – Maxwell potrebbe coinvolgere molti altri personaggi che frequentavano Epstein”. In questo senso, come spiegato da IlGiornale.it, una fonte anonima amica dalla Maxwell ha rivelato al Daily Mail che il materiale hard trovato dagli inquirenti costituirebbe una sorta di “assicurazione” per la donna. “Ghislaine è sempre stata molto abile. Non avrebbe vissuto con Epstein tutti quegli anni senza avere un’assicurazione”, ha spiegato la fonte. “La scorta di video hard che ha messo da parte, credo serva a Ghislaine come carta per uscire di prigione, se le autorità hanno intenzione di trattare. Potrebbe implicare persone importanti”. La complice di Epstein potrebbe dunque fare nomi e cognomi dei frequentatori dei party a base di sesso con minorenni a casa Epstein: “Se Ghislaine affonda, porterà con se tutti coloro che sono implicati”.

Il padre e quella morte mai chiarita: fu omicidio?

Un altro mistero riguarda la sua famiglia e suo padre. Ghislaine Maxwell è figlia del celebre editore e imprenditore Robert Maxwell, grande antagonista di Rubert Murdoch, morto il 5 novembre 1991 alle Isole Canarie per un presunto attacco cardiaco, sebbene tre patologi forensi di fama smentirono quest’ipotesi. “È stato un omicidio? Suicidio? O solo un incidente?”, si chiedeva il Guardian qualche tempo fa rispetto alla misteriosa morte dell’editore.

Le ultime parole di Robert Maxwell furono comunicate alle 4.45 del 5 novembre 1991 quando contattò il ponte del suo yacht di lusso per lamentarsi della temperatura della sua cabina, chiedendo, con il suo solito tono burbero, che l’equipaggio alzasse l’aria condizionata. Dodici ore dopo, un pescatore spagnolo vide il suo corpo nudo fluttuare nell’Oceano Atlantico, a 15 miglia dalla sua barca. Nei giorni che seguirono la sua morte, emerse che l’editore era preoccupato della disastrosa situazione finanziaria del suo impero. Senza averne l’autorità, aveva usato centinaia di milioni di sterline dai fondi pensione delle sue società per ripianare il suo debito aziendale e il suo stile di vita sopra le righe. Come nota l’Independent, nessuno può essere sicuro di ciò che stava passando per la testa di Maxwell quando lasciò la sua cabina e si diresse verso la parte posteriore del suo yacht da 15 milioni di sterline. Di certo non c’era nulla nella sua vita precedente che suggerisse che fosse il tipo di uomo che avrebbe perso sonno durante una crisi finanziaria. Aveva cominciato la sua vita senza avere nulla, arrivando in Gran Bretagna come da rifugiato all’età di 17 anni in fuga dal nazismo. Come sottolinea Tom Bower, uno dei suoi biografi in Maxwell: The Final Verdict, questa non era una novità: “Chiunque avesse combattuto in prima linea nelle spiagge della Normandia, affrontando il pericolo costante e la morte per mesi e mesi, era improbabile che avesse paura”. L’indagine sulla sua morte non è riuscita a rispondere a nessuna delle domande chiave. Le prove mediche erano ambigue.

Si dice poi, come ben documentato nel libro del 2002 Robert Maxwell: Israel’s Superspy: The Life and Murder of a Media Mogul che fu un “super” agente del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. Secondo un altro saggio, Dead Men Tell No Tales, scritto da giornalisti investigativi americani, a introdurre Epstein nei circoli dell’intelligence israeliana fu proprio Robert Maxwell. Da giovane il finanziere frequentava la casa del famoso editore, soprattutto perché interessato a sua figlia Ghislaine, con la quale – com’è noto – ebbe una lunga relazione. Secondo l’ex agente del Mossad Ari-Ben-Menashe, Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell avrebbero procurato ragazze minorenni ai politici e ai potenti di tutto il mondo, per poi ricattarli per conto dei servizi segreti israeliani.

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