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L’Italia ha perso in contropiede: dopo che la partita libica era oramai giunta al capolinea, ha provato l’azzardo, ha tentato il tutto per tutto ma alla fine ha subito il colpo del definitivo ko quando Fayez Al Sarraj ha deciso di sfilarsi dal vertice programmato con Conte e tornare a Tripoli. E così, nel giorno diventato improvvisamente da “dentro o fuori” per il nostro paese, è arrivata una sonora sconfitta su tutti i fronti. L’Italia, che voleva ergersi quale mediatrice a tutto campo, è riuscita nella poco nobile “impresa” di isolarsi su tutti i fronti: da un lato si è avuto lo strappo diplomatico con un governo, quale quello di Al Sarraj, ufficialmente nostro alleato ma adesso sempre più filo turco; dall’altro, ad Il Cairo il ministro degli esteri Di Maio ha rifiutato di firmare un accordo congiunto con altri partner europei in quanto giudicato “troppo anti turco”. Partner europei che, beninteso, hanno già organizzato un nuovo vertice senza l’Italia. La schizofrenia del governo, di cui ha parlato Lorenzo Vita su Insideover, ha regalato al nostro paese una delle pagine più nere sul fronte diplomatico.

Quell’imprudenza che rischia di costar caro

A Roma, come detto, mercoledì si è consumato un giallo quando, mentre tutto era pronto per accogliere Fayez Al Sarraj, il premier libico ha fatto sapere di essere già in volo per Tripoli. E qui possono essere fatte tante ipotesi e far entrare in gioco numerose versioni su quanto accaduto. Il governo libico ha annunciato, nell’annullare il confronto con Conte, che Al Sarraj è rimasto irritato per non aver saputo con anticipo dell’incontro tra lo stesso presidente del consiglio ed il generale Khalifa Haftar. Tale bilaterale, come si sa, ha avuto luogo a Palazzo Chigi nel primo pomeriggio. Dunque, secondo Tripoli vista l’attuale situazione sul campo era inopportuno sia essere ricevuti dopo Haftar che, soprattutto, non aver comunicato nulla della visita a Roma del generale. L’Italia, secondo questa ricostruzione, avrebbe creato ad arte un “bluff”, come ha dichiarato la studiosa Michela Mercuri nelle scorse ore: nascondere il più possibile la presenza di Haftar per far arrivare anche Al Sarraj e poter vantare la presenza di entrambi gli attori libici a Roma.

Tuttavia, a Palazzo Chigi hanno assicurato che il premier libico sapeva dell’incontro tra Conte ed Haftar. Ma anche da fonti diplomatiche in queste ore giurano di essere sicuri che Al Sarraj sapeva e che, nei corridoi tripolini, la notizia dell’incontro di Roma circolava da almeno 24 ore prima del bilaterale. Ma forse è stato proprio qui il problema: Al Sarraj sapeva, ma non è stato informato. Una sottile disparità nella forma, che nella sostanza ha fatto la differenza. Il capo dell’esecutivo libico aveva saputo per vie indirette, non era stato invece informato direttamente dal governo italiano. Al Sarraj dunque, già irritato per il mancato avviso, avrebbe deciso di saltare il vertice romano non appena ha visto le foto di Conte che stringeva le mani ad Haftar.

E qui si fa strada un’altra ipotesi, ossia quella secondo cui il premier libico abbia usato questa situazione solo come un pretesto. Per cosa però? La risposta in questo caso andrebbe cercata nel vertice, tenuto ad Il Cairo, tra l’Egitto ed alcuni paesi che hanno espresso negative considerazioni sul memorandum tra Turchia e Libia. Qui ad essere presenti erano infatti i ministri degli Esteri della Grecia e di Cipro, così come anche Le Drian per la Francia e Di Maio per l’Italia. E non è difficile ipotizzare una chiamata da Ankara verso Al Sarraj in cui, tra le altre cose, verrebbe consigliato al premier libico di non andare a Roma come ritorsione per la partecipazione italiana all’incontro in Egitto.

Una possibilità certamente non remota. Ma che non solleva in ogni caso Palazzo Chigi dalle sue responsabilità. Così come scritto da Monica Guerzoni sul Corriere della Sera, anche nella sede della presidenza del consiglio si inizia ad ammettere che, probabilmente, il governo ha sbagliato i tempi dell’azzardo: “Forse è stato un errore fissare gli incontri nella stessa giornata”, hanno dichiarato fonti di Palazzo Chigi al Corriere. Solo la prudenza avrebbe potuto essere d’aiuto a Giuseppe Conte, principale artefice degli incontri di mercoledì. Prudenza che, come segnalato da Dagospia, sarebbe stata anche ben consigliata dai servizi segreti al presidente del consiglio, quest’ultimo ben avvertito dagli effetti negativi di un “incrocio” romano di Sarraj ed Haftar. Prudenza che però non c’è stata ed oggi la diplomazia italiana deve fare i conti con una grave sconfitta.

Il sospetto di una rivalità tra Palazzo Chigi e Farnesina

Ma come mai, c’è da chiedersi, Conte ha voluto forzare i tempi? Certo, l’Italia si trovava in una situazione di difficoltà, per di più ad Istanbul l’incontro tra Putin ed Erdogan ha messo le basi per una Libia spartita tra Russia e Turchia. Dunque, si potrebbe pensare alla volontà del governo di forzare i tempi e recuperare il tempo (colpevolmente) perso negli ultimi mesi. Ma, è il sospetto che inizia ad aleggiare anche negli apparati del governo, forse c’è stato qualcos’altro. E forse questo qualcos’altro potrebbe essere ricercato in un affare tutto interno all’esecutivo. L’impressione è che Palazzo Chigi, sia per volontà di Conte che per la necessità di “rimontare” sul dossier libico, abbia voluto scegliere una linea autonoma dalla Farnesina. Ovviamente questa ipotesi in queste ore viene smentita nei due palazzi interessati dalla vicenda, ma è ugualmente difficile far scivolare via questo sospetto.

Giuseppe Conte, che ha seguito in prima persona il dossier libico lo scorso anno intestandosi l’organizzazione del vertice di Palermo, constatato il rischio marginalizzazione dell’Italia avrebbe deciso, dopo il poco fruttuoso incontro con Trump di dicembre, di riprendere politicamente in mano la situazione. Dopo aver inviato Di Maio in Libia a dicembre, quando il ministro per la prima volta ha dato l’impressione di occuparsi più della Farnesina che del Movimento Cinque Stelle, il premier potrebbe aver voluto giocare come extrema ratio la carta dei rapporti personali coltivati lo scorso anno con Al Sarraj ed Haftar. Da qui le velleità di incontrare entrambi a Roma lo stesso giorno, intestandosi (in modo autonomo dalla Farnesina) quell’azzardo che però, adesso, potrebbe aver dato il colpo di grazia alle nostre possibilità in Libia.

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