Politica /

L’Italia non può dimenticare i Balcani. Divisi (o uniti) dal mare Adriatico, Italia e Paesi della ex Jugoslavia si guardano e non possono disinteressarsi delle rispettive sorti. Men che meno l’Italia, che come Paese membro della Nato, dell’Unione europea e unico appartenente al G-7, deve per forza di se guardare a Est con una strategia in mente. Troppi i rischi, troppe le opportunità, ma troppi soprattutto i nostri interessi nei rapporti con i Paesi orientali per escludere un nostro piano d’azione. Un piano che sia soprattutto scevro da preconcetti e che non si appiattisca su altre posizioni che fanno gli interessi di altre potenze. In particolare, per quanto riguarda l’Europa, di Francia o Germania.

Il problema è che l’Italia ha per anni dimenticato di guardare verso oriente. Concentrata più su altre sfide ma soprattutto evitando, quasi scientificamente, di proporre una propria politica estera che imponesse un suo piano d’azione per i Balcani e per l’Adriatico orientale, i governi hanno preferito guardare altrove, non solo appiattendosi sulle strategie dell’Unione europea, ma commettendo il grave errore di credere che le decisioni dell’Ue fossero effettivamente utili anche alla nostra strategia. Scelta sbagliata, perché come avvenuto per la Libia, l’Italia è frontiera anche per l’area balcanica, uno dei punti più deboli dell’Europa. E le decisioni di Bruxelles, guidata o dalla Germania o dalla Francia, più o meno in tandem, hanno sempre avuto come obiettivo quello di creare le premesse per un’estensione non dell’Europa, ma della politica tedesca o francese. Sfruttando l’Ue come moltiplicatore di forza.

Errori comuni e che purtroppo si ripetono. Come dimostrato anche dalle ultime mosse italiane nel mare Adriatico dove, per piegarsi alla deriva ambientalista, il governo italiano (spronato dai 5 Stelle) ha rinunciato alla ricerca e allo sfruttamento degli idrocarburi concedendo di fatto ai Paesi balcanici la possibilità di utilizzare i giacimenti di gas e petrolio nei fondali adriatici. Mossa doppiamente pericolosa perché oltre a concedere lo sfruttamento, l’Italia ha sostanzialmente consegnato alle grandi società energetiche internazionali la possibilità di preferire gli Stati orientali rivali rinunciando quindi a portare nelle nostre casse ingenti quantità di denaro.

Questo è un esempio, chiaramente. Ma il problema è alla radice. L’Italia, partendo da Trieste e passando per il gas e petrolio fino alle strategie europee sull’allargamento a oriente dell’Unione europea, ha fatto di tutto per abdicare a qualsiasi ruolo di guida rinunciando a quello che in realtà sarebbe di sua stretta competenza. Soprattutto grazie ai legami geografici, economici e culturali. Un ruolo cui l’Italia non può rinunciare, come ha ricordato a InsideOver Marco Maggioni, deputato della Lega e presidente della Dimensione Parlamentare dell’Iniziativa Centro-Europea. Secondo il leghista, l’Italia non può rinunciare a un ruolo di primo piano per almeno due ordini di motivi: sicurezza e commercio. Sulla stessa linea il vice presidente della Commissione Affari esteri Paolo Formentini, che, sempre a InsideOver, pone l’accento sullo sfruttamento delle risorse energetiche: “Non bisogna rinunciare a sfruttare giacimenti e risorse che altri non si fanno problemi ad utilizzare”.

Se l’errore che sta commettendo l’Italia è quello di dimenticare i Balcani, a maggior ragione è fondamentale comprendere l’autogol di delegare all’Europa, quindi a Francia e Germania, il compito di decidere quale sarà il futuro della regione. A loro o ad altre superpotenze come Cina e Stati Uniti. E l’allargamento, in questo senso, è un tema essenziale. Per molto tempo il mantra dell’Unione è stato quello di estendere verso Est la macchina di Bruxelles al apri di quella della Nato. Andare a oriente per evitare che altri prendano il sopravvento. Il problema è che questo allargamento non è per forza un dato positivo: né per l’Italia né per l’Europa.

L’Italia giallorossa ha aderito a questo leit motiv. Lo ha confermato anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini che, in visita ai soldati italiani in Kosovo, ha ribadito la necessità dell’allargamento dell’Unione europea. E lo ha ribadito anche il Capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli che, come riportato da La Stampa, ha detto una frase estremamente chiara: “Il vuoto, qualcuno lo riempie”. Parole importanti ma che vanno declinate poi nella realtà dei nostri giorni. Vero che l’Europa può prendere il sopravvento su altri attori internazionali, ma questo vuoto colmato dall’Europa potrebbe anche voler dire un vuoto colmato dalla Germania, che su questa espansione ha scommesso tutto come espansione dei suoi mercati, dall’Ungheria alla Grecia. Al contrario, l’allargamento è stato bloccato da Emmanuel Macron che con quel veto a Macedonia del Nord e Albania ha dato un segnale fortissimo della voglia di leadership nel continente. Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si sono piegati alla logica dell’allargamento. Ma il pericolo è dietro l’agguato. E lo conferma anche Maggioni: “L’allargamento non si regala e va raggiunto attraverso garanzie”.

Insomma, l’Italia è a metà strada. O accetta il dettato di Bruxelles (o di Berlino) e conferma la sua voglia di allargamento guidato dalla Germania. Oppure si accoda alle idee di Macron, che astutamente ha scelto una via alternativa: bloccare per non far allarmare la Russia ma anche per imporsi come leader politico dell’Ue. Il n qualunque caso, l’incapacità di avere una leadership adriatica rende di fatto l’Italia una propaggine dell’asse franco-tedesco, proprio per l’errore originale di aver abdicato a un ruolo che doveva essere naturale. Una partita che l’Italia rischia di perdere e che invece altri attori hanno scelto di giocare e vincere. Lo ha capito la Germania, che come ricordato da Maggioni “è protagonista del Processo di Berlino” ma lo hanno capito anche, Cina e Russia che “collaborano già con diversi Paesi dell’ex Jugoslavia perché li ritengono strategici”. Roma può giocarsi la carta dell’Iniziativa Centro Europea, ma per farlo occorre visione strategica e non adulazione del diktat europeo.

E in questo, la partita è chiaramente spostata sull’orbita europea di chi è al governo. Di Maio considera prioritario, al pari di tutto il suo governo, la linea espansiva dell’Unione. Diverso è il caso della Lega, che predica cautela. Ma il rischio di “prendere ordini dall’asse franco-tedesco”, come ricordato da Formentini, è altissimo. Ed è un pericolo che non possiamo sottovalutare. Perché la nostra sicurezza, le nostre possibilità di investimenti, e la nostra proiezione strategica in Europa e nel Mediterraneo allargato passano inevitabilmente anche da Est. Se Trieste è al centro della disputa tra Cina e Stati Uniti, se la Grecia e la Croazia puntano al nostro gas e se il Montenegro è legato all’Italia attraverso il nuovo elettrodotto, è evidente che quello che si sta muovendo oltre la vecchia “cortina di ferro” non può essere dimenticato. Né può essere lasciato agli interessi di Francia e Germania.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.