Politica /

Continuano ad accadere eventi strani per le truppe statunitensi impegnate in Asia orientale. Dopo i casi degli incidenti capitati alla flotta del Pacifico, in cui molti hanno visto qualcosa di più di semplici errori umani, adesso arriva un altro evento altrettanto curioso e in cui rientra il problema del rapporto fra telecomunicazioni ed esercito Usa. Il 21 settembre scorso, centinaia di soldati Usa di stanza in Corea del Sud hanno ricevuto sul proprio telefono di servizio un messaggio in cui si avvertiva di un ordine di evacuazione per il personale civile delle forze Usa in Corea del Sud e per le famiglie di tutti i militari di stanza nel Paese asiatico. A dare conferma del messaggio è stata direttamente la pagina Facebook ufficiale delle Us Korea Forces, dicendo di non aprire alcun messaggio di questo tipo né alcun allegato presente eventualmente in questi messaggi e di segnalare alle autorità competenti ogni arrivo di messaggi che indicassero ordini operativi o di evacuazione.

Il comando Usa in Corea del Sud ha dato immediatamente l via alle indagini per comprendere la radice di questi messaggi, che hanno rappresentato, ancora una volta, un vulnus importante nei sistemi di telecomunicazioni americani. Il colonnello Chad Carrol, portavoce delle forze statunitensi nel Paese, ha sottolineato di non avere modo di sapere né quanti siano stati gli uomini del personale coinvolti in questo attacco di “fake message” né di sapere ancora quale sia l’origine di questo tipo di messaggi. C’è, infatti, un problema tecnico non irrilevante per il controspionaggio americano, subito avvertito della vicenda. Il problema è che questi messaggi, a detta del portale Usa Stars and Stripes, si cancellavano immediatamente una volta sbloccato il telefono in cui appariva il messaggio. In sostanza, il messaggio era visibile quando lo smartphone del soggetto era bloccato e appariva l’anteprima, ma una volta sbloccato per leggere il contenuto, questo spariva automaticamente. Il comando Usa ha cercato subito di limitare i danni dicendo che fosse positivo il fatto di non avere ricevuto alcuna segnalazione di scene di panico o di reazione immediata a questo tipo di messaggio, confermando che la catena di comando ha funzionato bene e che in un’ora già si era data comunicazione che fosse un messaggio falso, senza che nessuno dei 28.500 soldati Usa iniziasse alcuna azione di evacuazione.

Tuttavia, è chiaro che di fronte a un tale tipo di buco informatico, il Pentagono non potrà rimanere inerte e sono già iniziate indagini serrate di tutto il sistema di controspionaggio delle forze Usa in Asia orientale. Tutti quanti sia dalle parti di Seul che a Washington temono che dietro a questo attacco ci sia qualcosa di più di un semplice attacco informatico di poco conto, ma un vero e proprio attacco lanciato da gruppi hacker per bucare il sistema di telecomunicazione dell’esercito statunitense, anche soltanto per dimostrare la capacità di entrare in possesso di dati sensibili del personale militare Usa in Corea del Sud. Questo messaggio falso non può essere considerato casuale, soprattutto perché arriva in uno dei momenti più alti di tensione fra Stati Uniti e Corea del Nord, con le accuse del presidente Trump al leader nordcoreano, Kim Jong-un, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma soprattutto con l’avvio delle nuove esercitazioni militari statunitensi sopra i cieli coreani. I “fake messages”, come vengono definiti dai media Usa, per ora non hanno un’origine, e pertanto non si può sapere se essi siano effettivamente di origine nordcoreana. Ma è chiaro che tutti puntano il dito sulle forze collegate a Pyongyang, desiderose di mandare in tilt i sistemi di comando Usa e di dimostrare di avere le capacità belliche, anche in tema di cyber-sicurezza, per colpire le forze statunitensi di stanza in Corea del Sud e quelle degli alleati.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.