Il mese di ottobre potrebbe essere quello della svolta politica in Libia. O almeno, è quello in cui si stanno concentrando i più importanti tentativi diplomatici degli ultimi due anni. Una situazione figlia a sua volta delle intese sul cessate il fuoco annunciate ad agosto dal premier Fayez Al Sarraj da una parte e dal presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh, dall’altra. Si prova quindi a dare un’impronta politica al dossier libico, dopo diverso tempo in cui invece a dettare legge sono state le armi. Attualmente la sensazione è che si stia lavorando su un doppio binario: da un lato le trattative per dare un nuovo assetto istituzionale alla Libia, dall’altro quello per trovare entro questo mese figure per il nuovo governo.

I negoziati in corso in Egitto

Così come riportato nei giorni scorsi da AgenziaNova, a partire da giorno 11 ottobre a Il Cairo hanno preso il via alcune trattative che hanno per oggetto la stesura di una nuova costituzione libica. A confermarlo sarebbero state fonti egiziane incaricate di seguire da vicino il dossier Libia. In particolare, diversi delegati sia dell’est che dell’ovest della Libia si sono riuniti, sotto la mediazione del governo del presidente Al Sisi, in Egitto per iniziare a tracciare quanto meno una road map in vista del prossimo testo costituzionale. Del resto, l’adizione di una nuova carta in grado di regolare il futuro assetto istituzionale è la condizione necessaria per arrivare a organizzare le elezioni presidenziali. Queste ultime dovrebbero avere luogo nel prossimo mese di marzo, almeno secondo quanto trapelato dai recenti incontri avuti in Marocco e in Svizzera dalle delegazioni libiche chiamate a uno sforzo diplomatico in grado di riportare all’unità il Paese.

In Egitto sarebbero presenti rappresentanti sia del parlamento di Tobruck che del Consiglio di Stato. Il primo costituisce l’assise parlamentare eletta nel 2014 e il cui presidente Saleh è ormai considerato come principale rappresentante dell’est della Libia, regione dove ha sede la Camera dei Rappresentanti. Tutto questo a discapito del generale Haftar, il quale alle difficoltà militari incontrate a partire da aprile ha dovuto aggiungere una progressiva marginalità sotto il profilo politico. Il consiglio di Stato è un altro organo parlamentare, eletto nel 2012 e riconosciuto dagli accordi di Skhirat del 2015 e che ha sede a Tripoli. Per tal motivo si tratta di una delle istituzioni considerate più vicine al governo di Al Sarraj. Potrebbe sorgere quindi dall’incontro delle due delegazioni parlamentari il primo passo verso una nuova costituzione libica.

Nuove riunioni previste a Ginevra

Se in Egitto ci si muove in vista di una prossima costituzione, a breve altri colloqui dovrebbero essere previsti ancora una volta in Svizzera. Anche in questo caso a muoversi potrebbero principalmente delegazioni della Camera dei Rappresentanti e del Consiglio di Stato, tuttavia l’oggetto della discussione sarà differente rispetto alle trattative in corso a Il Cairo. Infatti a Ginevra principale punto all’ordine del giorno dovrebbe riguardare la formazione di un nuovo consiglio presidenziale e di nuovo un nuovo governo. L’attuale consiglio è stato designato a Skhirat nel 2015 e doveva rimanere in sella per due anni. Un tempo che a causa delle vicende belliche è stato prorogato di fatto in modo indeterminato. Il problema principale sorto dall’entrata in carica dell’attuale consiglio presidenziale, composto da nove membri, riguarda la fiducia non data da parte della Camera di Tobruck al governo di Al Sarraj. Da qui una netta separazione tra l’esecutivo stanziato a Tripoli e quello, guidato da Al Thani, con sede nell’est della Libia.

Adesso si starebbe cercando di porre in essere un consiglio presidenziale di tre membri, in rappresentanza delle tre regioni storiche del Paese (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) e un nuovo governo. In lizza diversi i nomi sia per il consiglio che per il ruolo di premier. L’obiettivo è evitare di creare ulteriori frazionamenti e dare alla Libia un esecutivo il più possibile unitario. Secondo fonti diplomatiche, il fatto stesso che delegazioni di entrambi i parlamenti continuino a parlarsi potrebbe indurre a un moderato ottimismo.

Gli scenari in vista del 31 ottobre

Per arrivare al nuovo governo è corsa contro il tempo. A settembre l’attuale premier Al Sarraj ha annunciato la sua volontà di dimettersi entro il 31 ottobre. Occorre quindi trovare per quella data un nuovo nome e un esecutivo in grado di mettere d’accordo tutte le anime del Paese. La compagine governativa e il consiglio presidenziale da designare dovrebbero traghettare la Libia verso le elezioni del prossimo anno. L’impresa non è comunque semplice e se da un lato non si rischia formalmente un vuoto di potere, visto che Al Sarraj resterebbe in carica per gli affari correnti, dall’altro però avere un premier dimissionario potrebbe delegittimare ulteriormente le già fragili istituzioni del Paese.

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