È iniziato tutto durante la campagna elettorale. Tutti i media hanno cominciato a sparare ad alzo zero contro Donald Trump. Giovanna Botteri, storica inviata Rai negli States, ha spiegato bene il perché, subito dopo la disfatta di Hillary Clinton: “Che cosa succederà a noi giornalisti? Non si è mai vista come in queste elezioni una stampa così compatta e unita contro un candidato… che cosa succederà ora che la stampa non ha più forza e peso nella società americana?”. I giornalisti, da cani da guardia della democrazia, diventano così cucciolotti pronti a farsi accarezzare dal potente di turno. 

Un altro fatto, esplicativo del clima che si respirava dopo l’insediamento del tycoon alla Casa Bianca. Le agenzie, non capendo bene che si tratta di satira, rilanciano un articolo di Chris Lamb, blogger statunitense dell’Huffington Post, che scrive che Trump vorrebbe abbattere la Statua della Libertà – “incoraggia l’immigrazione ed è anacronistica” – per sostituirla con quella di Melania. Ovviamente è una balla. Anzi, è satira. Ma non c’entra.

Attaccare Trump, dall’8 novembre dell’anno scorso, il giorno delle presidenziali, è diventato uno sport nazionale, da parte di una certa sinistra e di un certo mondo dello spettacolo.

Nel suo video “Say10”, che suona quasi come “Satan”, Marilyn Manson decapita una figura identica a Donald Trump. Qualcuno ha osato dire qualcosa? No, ovviamente. 

E qualcosa di simile ha fatto il rapper Eminem che ormai, per tornare alla ribalta, deve provocare, realizzando delle rime di questo tenore: “Quello che abbiamo oggi alla Casa Bianca è un kamikaze, che probabilmente provocherà un olocausto nucleare”. E passi. Sono artisti. Tutto è permesso. Anche non sapere che la vera guerrafondaia durante la campagna elettorale era la Clinton che non vedeva l’ora di premere il grilletto contro la Siria e l’Iran.

E poi, mettendo da parte le sfilate oceaniche organizzate dalle donne anti Trump, scopriamo che lo street artist francese JR ha organizzato un pic-nic gigante sul confine tra Messico e Stati Uniti per protestare contro l’idea del presidente americano di costruire un muro tra i due Paesi.

Sparare contro il tycoon è ormai diventata un’abitudine. È cool. Piace. E, soprattutto, sembra ormai essere diventato il nuovo sport americano.

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