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Nel Regno Unito c’è ancora chi non si rassegna alla vittoria democratica della Brexit e cerca di sovvertire la scelta legittima del popolo sovrano. In queste ore, un nuovo partito politico che si ispira direttamente al movimento del presidente francese Emmanuel Macron, En Marche!, ha lanciato una campagna per contrastare la Brexit convincere i parlamentari a bloccare qualsiasi accordo sul ritiro dall’Unione europea che possa essere realizzato dalla premier Theresa May.

I fondatori del The Renew party sosteno che il partito appena nato ha come obiettivo quello di indirizzare i parlamentari anti-Brexit nei collegi elettorali con i più alti livelli di sostegno del “remain”, in modo da creare uno zoccolo duro di elettori favorevoli a Londra nell’Ue.  L’obiettivo, come spiega James Clarke, uno dei tre fondatori del partito, è di essere “il mezzo per le persone che si sentono senza una casa politica”, aggiungendo che “Macron ha mostrato che era possibile fare qualcosa di straordinario in poco tempo”. “Intendiamo essere duri con la Brexit e con le cause della Brexit”, ha dichiarato James Torrance, responsabile della strategia del partito. “Faremo pressione sui parlamentari affinché considerino l’interesse nazionale e rimettano in gioco il ‘Remain’ in un voto sull’ultimo accordo con l’Ue”.

Il partito, fondato da un contabile, un ex giornalista e un consulente, ha in programma di inserirsi nei primi collegi già per le elezioni locali di maggio, per poi puntare a presentarsi in tutti i 650 collegi per la Camera dei Comuni in caso di elezioni nazionali. L’obiettivo di fare pressioni sui parlamentari per evitare l’ok sull’accordo finale tra Londra e Bruxelles, probabilmente affonderebbe il governo già fragile e di minoranza di Theresa May e, di conseguenza, si andrebbe di nuovo alle urne. In quel caso, le elezioni nazionali potrebbero mettere in dubbio l’uscita della Gran Bretagna qualora fosse accertata la nascita di un blocco trasversale anti-Brexit, nonostante il primo ministro abbia già detto che non si può tornare indietro.

Ma le cose non sono affatto semplici per la May. Il governo e il partito sono divisi sulla Brexit. I conservatori, ufficialmente, hanno fatto una campagna per “rimanere” nel voto del 2016, lasciando però pieno potere all’elettorato britannico e dicendo che avrebbero seguito la volontà del popolo britannico. Proprio per questo motivo, pur contrari in larga parte alla Brexit, i conservatori del governo May prima e dopo le elezioni hanno sempre insistito sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione il 29 marzo 2019. Come riporta l’agenzia anglo-canadese Reuters, un sondaggio Icm pubblicato lo scorso mese ha mostrato che il 47% degli elettori preferisce avere l’ultima parola sulla Brexit una volta che i termini dell’uscita siano noti, mentre il 34% si oppone a una replica del referendum. Tuttavia, il sondaggio ha mostrato solo un vantaggio di due punti percentuali per rimanere nell’Ue, escludendo i “non so”. Segno che c’è una larga parte dell’elettorato britannico che è ancora molto favorevole alla Brexit.

Il partito appena nato, The Renew party, non va comunque preso alla leggera. Perché gli interessi economici e politici dietro il mantenimento del Regno Unito nell’Unione europea sono enormi. Ed esistono lobby fortissime che puntano tutto sul rovesciamento della Brexit. Tra coloro che hanno chiesto la fine della Brexit ci sono l’ex primo ministro Tony Blair, l’amministratore delegato di Goldman Sachs , Lloyd Blankfein e George Soros (quest’ultimo sta già finanziando movimento pro-Ue in tutta la Gran Bretagna). E l’Unione europea, così come molti investitori stranieri a Londra, sono convinti di poter fare ancora qualcosa. 

Renew ha ricevuto finora circa 100mila sterline in donazioni. Ancora poco. Ma è evidente che, in caso di costruzione di una struttura più forte, i grandi investitori potrebbero iniziare anche a diventare grandi donatori, elargendo cospicue somme di denaro per supportare la campagna anti-Brexit. Una campagna che però pone dei grossi rischi alla tenuta della democrazia britannica. I sostenitori della Brexit hanno vinto in maniera democratica votando in un referendum del tutto legittimo. Sostenere i tentativi di fermare la Brexit significa scontrarsi, di fatto, con la volontà democratica del popolo e potrebbe spingere la Gran Bretagna in una crisi costituzionale molto rilevante. Ma è chiaro che questa crisi democratica non interessa a chi sostiene certi movimenti.

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