Non solo la stretta di mano tra Fayez al SerrajKhalifa Haftar. Durante il vertice libico, infatti, si sarebbe registrato un duro scontro tra le delegazioni. Del resto, che non fossero state tutte rose e fiori durante il summit era cosa nota. L’addio repentino della delegazione turca è un esempio. Gli inviati di Ankara annunciarono di “abbandonare la Conferenza di Palermo per la Libia con profondo disappunto” per non essere stata “coinvolta nella riunione informale del mattino”. E poi: “Non si può pensare di risolvere la crisi in Libia coinvolgendo le persone che l’hanno causata ed escludendo la Turchia”.

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E ora Fathi al Marimi, portavoce del presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, quindi una fonte legata al generale Haftar, ha aggiunto ulteriori dettagli a ciò che sarebbe successo durante il vertice, durante il quale – a quanto pare – non sono mancati liti infuocate e veti incrociati. 

Ma cosa sarebbe successo? Durante l’incontro con le delegazioni libiche – questo il racconto fornito da Al Marimi – “il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha chiesto a quella di Haftar (di cui non faceva parte il generale, ndr) di lasciare la riunione”.

Saleh, a questo punto, si sarebbe opposto, facendo notare che in quel caso “avrebbe lasciato la sala anche lui”. E solo a questo punto Conte avrebbe acconsentito alla sua permanenza. Una promessa che però non è stata mantenuta da Serraj e da Khaled al Mishri, presidente dell’Alto consiglio di Stato, che sarebbero usciti durante l’intervento dei rappresentanti di Hafatr. Ma non solo. Saleh, secondo quanto riferito da Al Marimi, non avrebbe replicato all’intervento di Serraj perché, “non avendo ottenuto la fiducia del Parlamento di Tobruk, non è riconosciuto come presidente del governo”.

Ovviamente, questa è la versione fornita da un politico vicino ad Haftar e proprio il vertice di Palermo ha dimostrato quanto il generale sia bravo a far filtrare le notizie per manipolare i media. E per cercare di piegarli ai suoi fini. Vero o no che sia, questo racconto, che come abbiamo spiegato è da prendere con le pinze, dimostra qual è l’aria che tira in Libia.

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Il Paese nord africano vive in uno stato di instabilità da ormai sette anni. Dalla caduta di Mu’ammar Gheddafi, il potere è passato prima in mano alle tribù e poi ai jihadisti. Per poi passare ai due leader che governano attualmente la Libia: Serraj e Haftar. Ma è una situazione molto precaria. L’Italia ha deciso di investire sul primo, che gode dell’appoggio delle Nazioni Unite. Mentre il generale è appoggiato dalla Russia e dalla Francia. Segno che per risolvere davvero la crisi la quadra non deve esser trovata tanto dai libici. Quanto dalle potenze che sostengono l’una o l’altra fazione.

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