L’oggetto del contendere è la decisione di un tribunale greco di rimettere in libertà  otto militari turchi  accusati dal presidente Recep Tayyip Erdogan di aver avuto un ruolo nel tentativo di colpo di Stato del luglio 2015. C’è proprio il braccio di ferro tra Ankara e Atene sulle sorti dei presunti golpisti alla base della decisione del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, di sospendere l’accordo bilaterale che prevede il rimpatrio dei  migranti arrivati in Grecia dalla Turchia.

Il provvedimento, che ha tutta l’aria di una ritorsione, è stato annunciato dal capo della diplomazia turca sulle colonne del quotidiano Hurriyet. Nei giorni scorsi Cavusoglu aveva definito “inaccettabile” la scarcerazione degli otto militari, che ora si trovano in una località segreta, protetti dalla polizia greca. L’accusa mossa dal vicepremier turco, Bekir Bozdag, all’esecutivo di Alexis Tsipras, è quella di “proteggere dei terroristi”. “Voglio essere chiaro: qualunque cosa facciano, non importa dove andranno, saremo dietro di loro, li metteremo in gabbia, li riporteremo in Turchia e li consegneremo alla giustizia turca”, ha tuonato nei giorni scorsi.

Ma mentre Ankara invoca l’estradizione Atene sta valutando le richieste di asilo politico presentate dagli ufficiali. Una di queste, quella di Suleyman Ozkaynakci, è già stata accolta dal Consiglio di Stato ellenico lo scorso 23 maggio. Tutti, infatti, respingono le accuse mosse dal governo turco e hanno dichiarato di temere per la propria incolumità. A gettare benzina sul fuoco è stato anche il vicepresidente del partito Anel, membro della coalizione di governo, Panagiotis Sgouridis, che ha avvertito Ankara che qualsiasi tentativo di forzare l’estradizione degli otto militari sarebbe “considerato un motivo di guerra” tra i due Paesi.

L’accordo bilaterale sul rimpatrio dei migranti fa parte dell’intesa da 6 miliardi di euro raggiunta tra Turchia e Unione Europea per la gestione dei flussi migratori sulla rotta dell’Egeo. Dal marzo del 2016 sono stati 2064 i migranti privi dei requisiti per ottenere l’asilo respinti in Turchia grazie al patto tra Ankara ed Atene. La decisione, tuttavia, ha precisato il governo turco, non riguarda gli accordi conclusi con Bruxelles, che restano in vigore.

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