Con l’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha inevitabilmente aperto un vaso di Pandora con cui si sono disvelati, contemporaneamente, tutte le questioni territoriali che nel tempo sembravano dover essere dimenticate. Una di tali questioni, in particolare, rischia ha già scatenato una vera crisi diplomatica: il futuro di Gibilterra.Che Gibilterra potesse essere una questione riaperta dopo Brexit, è stato chiaro sin da subito. Non a caso, il popolo della Rocca aveva votato in massa, quasi in modo plebiscitario, per rimanere all’interno dell’Unione Europea. Del resto, l’enclave iberica, chiusa tra il Mar Mediterraneo e la Spagna, è stata da subito consapevole dei problemi che si sarebbero venuti a creare nel momento in cui il confine fra i due Stati si sarebbe trasformato in un confine fra un Paese Terzo e l’Unione Europea. Se però una delle maggiori preoccupazioni di Gibilterra è sempre stata quella economica, e cioè il rischio di non poter più beneficare degli investimenti facilitati in Spagna, ora, con l’inizio dei negoziati su Brexit, la preoccupazione è iniziata ad essere anche politica.Il paragrafo 22 delle linee guida sui negoziati con il Regno Unito presentate dall’Unione Europea, ha in particolare suscitato le reazioni furibonde di Gibilterra. Secondo quanto scritto nel testo, infatti, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione, nessun accordo tra l’UE e il Regno Unito potrà essere applicato al territorio di Gibilterra senza l’accordo tra il Regno di Spagna e il Regno Unito. In sostanza, la Spagna ha ottenuto dall’Unione Europea il diritto di veto per qualunque accordo che possa interessare l’enclave britannica in territorio spagnolo.La scelta dell’Unione Europea ha immediatamente innescato una pericolosa crisi diplomatica fra Madrid e Londra, che per molti osservatori era ampiamente prevedibile.Da parte spagnola, Brexit è stata da subito vista come un’opportunità di ridiscutere l’appartenenza di Gibilterra al Regno Unito, o quantomeno di ridiscutere i parametri normativi che regolavano il rapporto triangolare tra l’enclave, il Regno Unito e il Regno di Spagna. Basta rileggere le dichiarazioni dei ministri degli Esteri spagnoli per comprendere come il tema fosse tutt’altro che secondario per Madrid. José Manuel García Margallo, ministro fino al novembre del 2016, affermò pubblicamente che avrebbe messo la bandiera spagnola su Gibilterra molto prima di quanto avrebbe previsto Picardo (primo ministro di Gibilterra N.d.R.). Dopo di lui, Alfonso Dastis, attuale titolare del dicastero, pur abbassando i toni della disputa rispetto al suo predecessore, ha ripreso il tema di Gibilterra affermando di voler ridiscutere gli accordi in modo da avvicinare di nuovo l’enclave alla nazione spagnola.Per parte inglese, la reazione alla scelta dell’Unione Europea è stata durissima. Ed il primo obiettivo delle critiche è stata Theresa May, colpevole di non aver inserito Gibilterra nella lettera con cui mercoledì scorso ha dato ufficialmente il via alla Brexit. Oltre alle violente critiche a May, durissima è stata la reazione della politica inglese alle guide-lines di Bruxelles. Secondo Londra, il governo spagnolo è riuscito a manipolare l’Unione Europea ponendo, di fatto, Gibilterra in una condizione di profonda incertezza sulla sua stessa sovranità. In particolare, il ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha dichiarato ufficialmente che il governo attuerà una “resistenza implacabile e marmorea” a qualunque tentativo di ridiscutere la sovranità di Gibilterra. Anche Gibilterra, per il tramite del suo rappresentante Fabian Picardo, ha espresso dure critiche alla scelta di Bruxelles, accusando direttamente il governo Rajoy di aver compiuto un’opera diplomatica dietro le quinte per ottenere dall’Unione Europea una posizione di forza nella disputa sull’appartenenza della Rocca.A questo punto, bisognerà attendere la ratifica di queste linee-guida da parte dei ventisette Stati Membri, che daranno efficacia a quanto previsto dagli accordi. Non sembra che da parte europea vi sia volontà né necessità di ridiscuterne il contenuto. Del resto, l’Europa in questo momento ha un’unica certezza: quella di far pagare a Londra la scelta di uscire dall’Unione, e di farla pagare a caro prezzo. E per fare questo, non avrà dubbi nel rafforzare la posizione di una Paese come la Spagna che, al contrario, è restata negli anni ampiamente fedele ai dettami di Bruxelles.E se Theresa May incassa una prima grande sconfitta per i negoziati sulla Brexit e le durissime critiche da tutti i partiti inglesi, a cominciare dal suo stesso partito conservatore, dall’altro lato Mariano Rajoy ottiene una notevole vittoria in ambito internazionale e in politica interna. Se, infatti, Gibilterra per anni ha rappresentato per Londra un tema del tutto secondario, per la Spagna essa rappresenta da sempre una ferita aperta, avendo dovuto accettare per secoli un’enclave straniera nel proprio territorio, e soprattutto in una posizione fondamentale a livello strategico. Ora le cose sembrano poter cambiare: Brexit è stato un passaggio importante per la vita di Gibilterra e l’Europa sembra aver completamente abdicato al ruolo di arbitro nella disputa fra Madrid e Londra sulla sovranità della roccaforte. L’Europa ha scelto Madrid, condannando Gibilterra a diventare l’arma di ricatto con cui piegare Londra a più miti consigli.

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