Domani Matteo Renzi sarà il primo capo di governo europeo a mettere piede nell’Iran del post-accordo di Vienna sul nucleare,raggiunto il 14 luglio scorso dall’Iran e dal gruppo di Paesi cosiddetto 5+1. Sarà una due giorni di incontri al vertice, quella del premier, che incontrerà a Teheran il presidente iraniano Hassan Rohani, l’ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjanie, nonché la Guida suprema Ali Khamenei: il massimo riconoscimento per il nostro Paese, che, per l’Iran, è rimasto, quindi, nonostante l’intermezzo di nove anni di sanzioni, un partner d’eccezione. Quella di Renzi è infatti una visita che, secondo l’ambasciatore iraniano a Roma, Jahanbakhsh Mozaffari, citato dall’agenzia di stampa iraniana Irna, ha come obiettivo, quello di “espandere la cooperazione economica e commerciale” bilaterale, nel quadro della “revoca delle sanzioni economiche e dell’attuazione dell’accordo sul programma nucleare iraniano”. In questo senso, secondo Mozaffari, ci sono ottime prospettive, e l’ambasciatore è pronto a scommettere sul ritorno “all’apice” dei rapporti tra i due Paesi.Roma e Teheran si preparano a recuperare il tempo perdutoNon è un caso, infatti, che dopo la firma della storica intesa raggiunta a Vienna lo scorso luglio e il conseguente sblocco delle sanzioni alla Repubblica Islamica del 16 gennaio, Rohani scelse proprio l’Italia come primo Paese occidentale dove recarsi in visita. E non è un caso neanche che il premier italiano sia il primo capo di governo europeo ad essere accolto con tutti gli onori a Teheran. Nel 2013 l’attuale presidente iraniano Hassan Rohani aveva definito, infatti, il nostro Paese “la porta per le relazioni fra Iran e Europa”, e prima che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite imponesse all’Iran, nel 2006, le sanzioni collegate al programma di arricchimento dell’uranio, Teheran provvedeva al 90% del fabbisogno di petrolio di Roma. Le relazioni tra i due Paesi sono sempre state molto strette, sia sul piano economico, sia sul piano culturale. Nonostante le sanzioni, infatti, Roma è rimasta il secondo partner commerciale europeo dell’Iran, pur avendo registrato un crollo significativo dell’interscambio, sceso fino al -75% nel periodo di massimo effetto delle sanzioni. Durante il periodo in cui sono rimaste in vigore le sanzioni contro Teheran, l’Italia ha visto inoltre ridursi del 50% le proprie esportazioni verso l’Iran, che, tradotto, ha significato per il nostro Paese la perdita di 1,1 miliardi di euro. Per questo, quando Roma ha ospitato lo scorso gennaio la visita del presidente Rohani, non si è discusso solo di coprire o meno le statue nude dei Musei Capitolini, ma sono stati firmati contratti per miliardi di euro, e siglate circa 17 intese per rilanciare la cooperazione in settori cruciali come quello energetico, minerario e infrastrutturale.Il rilancio della cooperazione frenato dalle bancheDeciso a riprendersi la fetta italiana di mercato iraniano, infatti, mercoledì mattina come ultima tappa, Renzi parteciperà, assieme al ministro degli Esteri iraniano Zarif ad un business Forum con gli imprenditori, al quale sarà presente una delegazione di 55 le imprese italiane tra cui anche Cdp, Sace, Simest e Mediobanca. Secondo le previsioni di alcuni centri studi, infatti, la ripresa delle relazioni commerciali tra Italia e Iran potrebbe fruttare al nostro Paese quasi 3 miliardi di euro entro il 2018: a tanto potrebbero arrivare infatti i profitti derivanti dall’export verso Teheran in diversi settori, dall’energia, al petrolchimico, passando per automotive e costruzioni, fino alla novità rappresentata dal settore moda. A fare gola alle aziende italiane ci sarebbe anche il settore dei trasporti con un parco circolante di 14 milioni di unità tra treni, aerei ed automobili, ormai obsoleto e da rinnovare. La Saipem ha già annunciato, inoltre, che, in concomitanza con la visita di Renzi al business Forum di Teheran, è pronta a firmare un altro memorandum d’intesa con l’Iran, e per favorire gli scambi reciproci, il governo ha approvato pure un ddl con il quale vengono regolati gli aspetti fiscali della nuova cooperazione. Già a febbraio, inoltre, i rappresentanti di 197 imprese italiane, accompagnati dai ministri Graziano Delrio e Maurizio Martina, avevano visitato il Paese degli ayatollah. Ma l’idillio commerciale tra Italia e Iran ancora stenta a realizzarsi, come nota il Direttore dell’Institute of Global Studies, Nicola Pedde, sull’Huffington Post, perché le banche, sia italiane, sia europee, non sarebbero ancora disposte ad aprirsi totalmente alla ripresa delle relazioni finanziarie con l’Iran. I timori degli istituti di credito sarebbero, infatti, legati alla violazione degli accordi presi con Washington dopo l’imposizione delle sanzioni del 2006. Secondo Teheran, infatti, il Tesoro statunitense sta facendo il doppio gioco, sostenendo, da una parte, la reintegrazione a pieno titolo dell’Iran nelle relazioni internazionali dopo Vienna, e ostacolando, dall’altra, questa effettiva reintegrazione, mettendo in guardia gli istituti di credito di tutta Europa dall’aprirsi alla nuova cooperazione con i partner iraniani. Starà a Renzi quindi, secondo Pedde, dimostrare alla controparte iraniana quanto sia effettivamente concreta la volontà di rilanciare le relazioni bilaterali. E sarà quindi fondamentale in questo senso, secondo l’analista, il sostegno delle banche italiane a tutte le operazioni sul tavolo. Conferme, queste, che il premier dovrebbe fornire proprio nel corso di una settimana, definita dallo stesso Renzi quella “giusta” per dare il via al piano del governo per gli istituti di credito.Lotta all’Isis e stabilità regionale, ora l’Iran è un partner affidabile per l’ItaliaUna cooperazione, quella tra Italia e Iran, che non si esaurisce sul piano economico e commerciale, ma che si traduce inevitabilmente su quello politico-diplomatico e culturale, con le dichiarazioni fatte sul comune impegno nella lotta all’Isis, nella stabilizzazione dell’Afghanistan e nella lotta al narcotraffico, o con l’attesa firma di una intesa sulla ricerca, che fa seguito all’accordo quadro sulla cooperazione scientifica e accademica per il biennio 2016-2018, che Italia e Iran hanno concluso pochi giorni fa e che prevede anche lo stanziamento di un fondo annuale di 100 mila euro per i ricercatori. Come sostenuto anche dal capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, intervistato da Adnkronos International, l’Iran, quindi, tornerà anche ad essere per l’Italia “un importante Paese baricentrico” e “un punto di riferimento e di stabilità politica” per l’area mediorientale.

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