Prima del conflitto era il più importante valico di frontiera posto tra Siria ed Iraq, visto che proprio da lì corre l’autostrada tra Damasco e Baghdad. Il riferimento è ad Al Tanf, località nel cuore del deserto siriano diventata strategica con il taglio netto sulla carta geografica operato dagli accordi di Sykes – Picot e, dopo qualche anno, con la creazione di Siria ed Iraq. Oggi Al Tanf è al centro di una delle più importanti dispute sul conflitto siriano, capace di creare un delicato terreno di scontro tra Mosca e Washington tra le calde rocce di questa remota regione. Da almeno tre anni infatti ad Al Tanf ha sede un avamposto guidato dagli Usa, nel cui accampamento risultano essere presenti anche soldati di altre nazioni occidentali, Gran Bretagna e Norvegia in primis. Nato in funzione anti Isis, la base di Al Tanf di fatto impedisce il ricongiungimento territoriale tra Siria ed Iraq.

Il raid Usa dello scorso 18 maggio

Al Masdrar nella giornata di sabato, ha riportato la notizia di uno strike avvenuto la notte precedente nell’area di  al-Ghurab: riportando fonti della coalizione a guida Usa, lo stesso sito di informazioni arabo ha fatto presente come il raid sia avvenuto ad opera proprio di aerei americani. Al Ghurab si trova a circa 50 km da  Al Tanf, è dunque al limite del perimetro di sicurezza fissato dalle stesse forze Usa attorno alla base posta al confine con l’Iraq. Il raid ha avuto come obiettivo alcuni mezzi dell’esercito siriano ed ha ucciso due soldati di Damasco: appare dunque evidente come il bombardamento abbia di fatto avuto una funzione di “avvertimento”. Gli Usa temono che, con le forze di Assad che hanno oramai completato il lavoro attorno la capitale ed hanno evacuato diverse sacche islamiste, da Damasco arrivi l’ordine di riprendere anche la zona di Al Tanf.

Del resto, non è la prima volta che raid della coalizione Usa colpiscono forze governative ed alleati in questa porzione di deserto: proprio un anno fa, era il maggio del 2017, in ben due occasioni aerei americani hanno bersagliato obiettivi governativi e milizie alleate accusate di essersi spinte a meno di 50 km da Al Tanf. Dodici mesi fa però, nella Siria occidentale, il governo di Assad aveva altro a cui pensare: oggi questo posto di confine occupato dagli Usa appare ancora più isolato dopo le vittorie registrate dai governativi nelle sacche islamiste vicino ad Al Tanf.

L’importanza strategica di Al Tanf

Come detto in precedenza, gli Usa hanno messo piede in questa zona della Siria in funzione anti Isis: nel 2015 il califfato controllava quasi per intero il deserto siriano al confine con l’Iraq, da Washington è partito l’ordine dunque di installarsi ad Al Tanf. La scelta di questo posto di frontiera non è stata casuale: a pochi chilometri da qui si incrociano le linee tracciate sulla carta che hanno dato vita a Siria, Iraq e Giordania. Proprio dal paese hashemita gli americani sono potuti entrare nel deserto siriano e, da lì, posizionarsi ad Al Tanf. Ma oggi l’Isis è lontano da qui: le offensive siriane occorse tra maggio e settembre 2017, hanno cancellato ogni presenza del califfato dal deserto eccezion fatta per una piccola sacca presente nella provincia di Deir Ezzor, lontana da Al Tanf almeno 200 km. L’esistenza di questo avamposto americano appare quindi molto più che discutibile.

Da Damasco più volte il governo ha fatto notare come la presenza Usa ad Al Tanf sia illegale: si tratterebbe, secondo le autorità siriane, di un’occupazione del loro territorio contrario al principio del rispetto dei confini e della sovranità della Siria. Oltre a questo, il governo di Assad ha più volte già lo scorso anno lanciato il sospetto che ad Al Tanf gli Usa assieme agli alleati addestrino forze islamiste. Proprio lo scorso 13 maggio, è uscito un video dove alcuni uomini della sigla Jaysh Mughawar Al-Thurah, formazione filo islamista anti Assad, si addestrano ad Al Tanf all’interno della base americana. Assieme a loro, potrebbero esserci altri gruppi della galassia jihadista siriana e non solo, i quali riceverebbero assistenza ed addestramento dalle truppe occidentali che occupano questa porzione di Siria.

Il perché della presenza Usa ad Al Tanf comunque, non si spiegherebbe soltanto con l’ampliamento della locale base per addestrare i cosiddetti “ribelli”: i timori a Washington, e non solo, sarebbero legati più che altro all’eventuale ripresa dei collegamenti diretti tra Damasco e Baghdad. La base occupata dagli americani sbarra di fatto la strada tra le due capitali, impedendo fisicamente l’avvio del cosiddetto “corridoio sciita”, capace di mettere in comunicazione terrestre Siria, Iraq ed Iran, tre paesi cioè retti da governi sciiti. Una prospettiva che non piace agli Usa ed agli alleati regionali di Washington, Israele ed Arabia Saudita in primis.

Le prospettive future per Al Tanf

La questione che riguarda Al Tanf è forse la più delicata per quanto concerne la presenza americana in Siria: gli Usa hanno basi nella zona orientale nel paese e, in special modo, oltre l’Eufrate ma esse sono all’interno del territorio controllato dall’Sdf, formazione filo curda alleata di Washington. Al Tanf invece appare, al contrario, come un’enclave americana ed occidentale nel bel mezzo di un territorio oramai quasi interamente ripreso dai governativi. In poche parole, se la presenza Usa ed est dell’Eufrate è un qualcosa di “tollerato” sottobanco da Mosca e Damasco in vista di futuri colloqui sullo status della regione, ad Al Tanf si rischia un braccio di ferro diretto. I raid di Washington contro forze governative in questa porzione del deserto Usa sono significativi: se esiste un pericolo di scontro diretto tra russi e siriano da un lato ed americani ed occidentali dall’altro, questo è senz’altro rappresentato dalla presenza Usa nella base di Al Tanf.

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