Il compimento dei fatidici “cento giorni” dell’amministrazione Trump rischiano di riservare al presidente una spiacevole grana e la necessità di affrontare una nuova battaglia di fronte al Congresso.Il 29 aprile, infatti, è il termine ultimo per la definizione di un piano di spesa articolato che consenta al governo di Washington di evitare di ritrovarsi a corto di fondi a causa dell’impossibilità di superare la soglia di debito attualmente consentita dal Congresso e di dover avviare una procedura di progressivo blocco delle attività amministrative, definita in senso tecnico shutdown. Lo shutdown, derivante dal mancato raggiungimento di un accordo sul budget federale in seno al Congresso, si applica generalmente attraverso il progressivo “spegnimento” delle attività governative ritenute non prioritarie, e rappresenta la massima manifestazione concreta di una fase di acuta paralisi politica; per Trump e il Partito Repubblicano, la battaglia più insidiosa, sino a venerdì 29 maggio, sarà quella in Senato, dove la necessità di una maggioranza di almeno 60 voti a favore della linea di budget rende obbligatoria la necessità di un accordo con il Partito Democratico che l’amministrazione tema possa rivelarsi un compromesso al ribasso.Il Washington Post ha delineato tre scenari che potrebbero concretizzarsi dalla giornata di venerdì in avanti, nei quali lo snodo cruciale è rappresentato o dalla delibera favorevole del Senato o dal consenso di Trump alla legge fiscale che il Congresso, in ultima istanza, approverà. Il Congresso detiene infatti i poteri di controllo sul bilancio del governo e può approvare leggi in materia passabili di diretta applicabilità, sulle quali però il Presidente può in un secondo momento porre il veto. Trump, infatti, potrebbe vedere il suo programma visibilmente annacquato dalla duplice necessità di mantenere compatto il Partito Repubblicano e cercare al tempo stesso l’intesa con i rivali democratici: per conseguire questo obiettivo, l’amministrazione dovrà presentare in maniera chiara e inequivocabile le sue priorità di spesa non negoziabili e i temi su cui, al contrario, è pronta ad imbastire un dialogo. Il direttore dell’Ufficio Budget del Presidente Mick Mulvaney, in un’intervista rilasciata all’Associated Press, ha dichiarato che l’amministrazione di Washington ritiene prioritario il finanziamento delle forze di sicurezza e del primo progetto del muro al confine col Messico, mentre il Senatore dell’Arizona John McCain ha minacciato un voto contrario al disegno di legge sul bilancio nel caso in cui un eventuale accordo bipartisan escluda adeguati finanziamenti alle forze armate. Dal canto loro, i democratici mirano innanzitutto a mantenere in vigore la riforma sanitaria dell’amministrazione Obama, che fu la causa scatenante dell’ultimo shutdown, avvenuto nell’autunno 2013 dopo che il Partito Democratico e il Grand Old Party si erano duramente scontrati riguardo i finanziamenti ai programmi dell’Affordable Care Act.Il voto sul disegno di bilancio è destinato a rivelarsi un nuovo, cruciale banco di prova per l’amministrazione Trump, che vedrà testate le sue capacità di mediare con gli apparati parlamentari, nonché una tappa importante per preparare le future discussioni in Congresso sulle voluminose riforme economiche promesse dalla Casa Bianca. Il rischio shutdown è concreto: Tyler Durden di Zero Hedge ha segnalato come in seno all’amministrazione i funzionari di più alto livello abbiano già avviato le procedure destinate a guidare il comportamento del governo in caso di blocco parziale delle attività amministrative. Al tempo stesso, la volontà di larghi strati dei Congressmen di entrambi gli schieramenti è favorevole al dialogo; uno strappo radicale sarebbe pregiudizievole per entrambe le parti, che rischierebbero di infilarsi in un vicolo cieco, ma non è da escludere affatto. In definitiva, le possibilità di un accordo in grado di scongiurare lo shutdown passano attraverso le capacità delle parti di negoziare sulle voci di bilancio non ritenute prioritarie e di mantenere l’unità interna per poter acquisire potere contrattuale sulle questioni che, al contrario, esse definiscono come non negoziabili.

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