No, l’uomo del momento negli Stati Uniti non è Donald Trump, suo malgrado “protagonista” dell’inchiesta sull’impeachment e non lo è nemmeno Adam Schiff, il democratico che ha condotto l’inchiesta contro il Presidente degli Stati Uniti: tale riconoscimento, piaccia o meno, spetta sicuramente all’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, che in una serie di tweet ha dichiarato di aver scoperto una “vasta” corruzione in Ucraina, inclusa una “chiara” prova di riciclaggio di denaro da parte della società energetica Burisma che coinvolgerebbe l’ex vicepresidente degli Stati uniti e candidato alle prossime elezioni presidenziali Joe Biden e suo figlio Hunter.

Su Twitter, Giuliani ha pubblicato diversi estratti di un mini-documentario che ha girato nelle scorse settimane tra Ucraina, Austria e Ungheria con il reporter di One America News Network Chanel Rion. Secondo Giuliani, le prove che ha raccolto in Europa e in Ucraina dimostrano che la corruzione “era così ampia” che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “aveva il dovere di chiedere un’indagine Usa-Ucraina”. L’impeachment, ha sottolineato l’ex sindaco di New York, “è parte del tentativo dei democratici di coprire” questo presunto scandalo. “L’estorsione, la corruzione e il riciclaggio di denaro vanno oltre i Biden” ha sottolineato Rudy Giuliani.

“L’impeachment? Ostacola le indagini su Biden e i dem”

Giuliani sottolinea che l’inchiesta di impeachment contro Trump è chiaro un tentativo di insabbiamento e “ha come obiettivo quello di ostacolare le seguenti indagini sulla corruzione dell’era Obama: miliardi di dollari riciclati, estorsione, corruzione, collusione del Comitato nazionale democratico per distruggere il candidato Donald Trump, e molto altro ancora”. Nelle scorse settimane, l’ex sindaco di New York, ora consulente legale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si era lasciato andare in dichiarazioni semplicemente esplosive, sia sui social media che in alcune apparizioni televisive. Il tema èra quello dell’impeachment ma soprattutto dei rapporti controversi della famiglia di Joe Biden con l’Ucraina, durante la presidenza Obama. “Ho scoperto un modello di corruzione che la stampa di Washington ha coperto per anni” ha annunciato l’ex primo cittadino della Grande Mela su Twitter. “Devasterà il partito democratico. Credete davvero che io sia intimidito?”. La mafia, ha sottolineato, “non è riuscita ad uccidermi, quindi no, non sono preoccupato della swamp press (la stampa della palude)”.

Sempre su Twitter, l’avvocato di Donald Trump ha pubblicato nelle scorse settimane una lettera inviata a Lindsey Graham, il senatore capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump, nella quale sostiene che vi siano “prove dirette” della “cospirazione criminale dei democratici con gli ucraini” ai danni di Trump. Nel suo ultimo e recente viaggio in Ucraina, Giuliani ha incontrato diversi funzionari del governo ed ex diplomatici di Kiev oltre all’ex procuratore generale Yuriy Lutsenko. Lo scorso 5 dicembre, Giuliani ha brevemente anticipato in un tweet le sue prossime, scottanti, rivelazioni che inchioderebbero Biden e i democratici: “Il popolo americano apprenderà che Biden e altri funzionari dell’amministrazione Obama hanno contribuito all’aumento del livello di corruzione in Ucraina tra il 2014 e il 2016. Queste prove saranno presto rese note”.

“Ho aiutato Trump a cacciare Yovanovitch”

Intervistato da Fox News, l’avvocato del tycoon ha dichiarato di aver contribuito al licenziamento di Marie Yovanovitch, ex ambasciatrice degli Stati Uniti in Ucraina. Secondo Rudy Giuliani, Yovanovitch era corrotta e stava tentando di ostacolare le indagini in Ucraina sui Biden. Yovanovitch, 60 anni, diplomatica figlia di immigrati fuggiti dall’ex Unione Sovietica e dalla Germania nazista, ha dichiarato di essere stata estromessa dal suo ruolo a causa di una campagna diffamatoria da parte degli alleati di Trump. Nel frattempo, Lindsey Graham ha avviato un’inchiesta sui Biden: al centro ci sono sui colloqui telefonici che Joe Biden ebbe con l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko riguardo al licenziamento del principale procuratore del Paese, nonché sulle comunicazioni che facevano riferimento all’indagine di Kiev su Burisma, la compagnia ucraina di gas naturale che assunse Hunter Biden, figlio del candidato alle primarie del partito democratico, a 50mila dollari al mese.

Nel maggio del 2016, Joe Biden in qualità di uomo di punta designato da Barack Obama per l’Ucraina, volò a Kiev per informare Poroshenko che la garanzia di un prestito ammontante a ben un miliardo di dollari americani era stata approvata per permettere a Kiev di fronteggiare i debiti. Ma si trattava di un aiuto “condizionato”. Se Poroshenko non avesse licenziato il procuratore capo nello stretto giro di sei ore, Biden sarebbe tornato negli Usa e l’Ucraina non avrebbe più avuto alcuna garanzia di prestito. L’Ucraina, in quell’occasione, capitolò senza alcuna resistenza. Il procuratore stava indagando proprio sugli affari della Burisma Holdings, compagnia che aveva collocato nel proprio board operativo il figlio del vicepresidente. Lo stesso Biden si vantò di aver minacciato nel marzo 2016 l’allora presidente ucraino Poroshenko di ritirare un miliardo di dollari in prestiti se quest’ultimo non avesse licenziato il procuratore generale Viktor Shokin che, a quanto pare, stava indagando proprio su suo figlio Hunter.

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