Al G20 di Buenos Aires Russia e Arabia Saudita potrebbero concordare un taglio graduale della propria produzione di petrolio da estendere poi ai Paesi dell’Opec, di cui l’Arabia Saudita fa parte e che con i suoi comportamenti può influenzare enormemente.

Secondo quanto riporta la Reuters, la Russia si sta convincendo della necessità di tagliare la produzione petrolifera per rialzare i prezzi. Mosca sarebbe d’accordo a tagliare la produzione in tandem con l’Opec ma starebbe concordando con l’Arabia Saudita i tempi e il volume della riduzione produttiva.

Vladimir Putin e Mohammad bin Salman dovrebbero dialogare a margine del G20, dando il là a un processo che porterà all’incontro dei massimi esponenti dell’industria energetica russa con i Ministri del Petrolio dei Paesi Opec nel summit annuale dell’organizzazione, che si terrà a Vienna il 5 e 6 dicembre.

Obiettivo il petrolio a 60 dollari al barile

Prima di imbarcarsi per Buenos Aires, Vladimir Putin ha definito “bilanciato e giusto” un prezzo del petrolio pari a 60 dollari al barile. Dopo essere salito anche oltre 60 dollari nei mesi scorsi, a causa soprattutto delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente connesse alla rivalità Usa-Iran, il petrolio si è stabilizzato attorno ai 50 dollari nelle ultime settimane.

Ora, come riporta Bloombergle stesse voci di un accordo tra la Russia e i sauditi hanno animato la piazza finanziaria mondiale. Il petrolio grezzo quotato come West Texas Intermediate ha toccato i 51,5 dollari al barile, mentre i futures sul Brent, che “prezzano” il petrolio estratto nel Mare del Nord, hanno sfiorato i 60 dollari.

Questo livello, sul lungo termine, appare ottimale per la Russia, che punta a raggiungerlo attraverso una trasformazione strutturale della produzione petrolifera e non come conseguenza di dinamiche geopolitiche, mentre l’Arabia Saudita potrebbe necessitare di un greggio attorno agli 80 dollari per riequilibrare i suoi saldi contabili interni, dissestati dalla voragine apertasi a partire dal 2014, quando incrementando enormemente la produzione per danneggiare i russi e i produttori di shale oil americani Riad portò i prezzi petroliferi a crollare sino a 30 dollari al barile, con profonde ripercussioni sulla sua economia.

Perché l’accordo sul petrolio interessa anche a tutta l’Opec

Come ha detto a Investors.com Giovanni Staunovo, commodities analyst per il gruppo Ubs “gli altri Paesi Opec necessitano l’accordo con ancora maggiore urgenza” dell’Arabia Saudita e della Russia, che in particolare riesce a destreggiarsi abbastanza bene.

L’idea di un taglio alla produzione di petrolio era già stata presa in considerazione anche dall’organizzazione. Come segnala il MediTelegraph, nei suoi ultimi rilevamenti l’Opec “prevede che la domanda sarà pari a circa 31,5 milioni di barili al giorno, vale a dire 500mila in meno rispetto alla previsione di due mesi fa e circa 1,4 milioni al di sotto dell’attuale produzione. Allo stesso tempo, la stima sulla domanda globale di greggio è stata tagliata di 70mila barili al giorno, mentre le forniture dei Paesi non Opec sono viste in crescita di 120mila barili al giorno, con il traino degli Stati Uniti”.

Il mercato globale, che vede una progressiva recessione del petrolio a favore del gas naturale in settori come l’industria e la generazione energetica, necessita che i Paesi produttori si ricalibrino per massimizzare i propri dividendi. E Russia e Arabia Saudita sono le uniche nazioni in possesso della potenza di fuoco necessaria a indirizzare questo accordo vitale per i Paesi Opec.

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