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Dopo l’ultimo lancio di un missile balistico intercontinentale sembra riacutizzarsi la tensione nella penisola coreana: è notizia di queste ore che Stati Uniti e Corea del Sud abbiano iniziato una delle più grandi manovre militari congiunte che ha per obiettivo “simulare attacchi mirati ai siti di test missilistici e nucleari della Corea del Nord” secondo quanto rivelato da fonti militari ufficiali di Seul riportate dal NY Times.

L’esercitazione – preventivata ben prima del recente lancio dell’ICBM nordcoreano – vede coinvolti circa 230 velivoli delle due forze aeree, compresi alcuni caccia di quinta generazione F-22 “Raptor” ed F-35 “Lightning II” recentemente schierati in Corea del Sud. Il Ministro della Difesa sudcoreano riferisce che lo scopo ufficiale sia “migliorare le capacità combinate ognitempo notturne e diurne delle Forze Aeree della Corea del Sud e degli Stati Uniti” ma Pyongyang parla, come sempre, di provocazione che porterà alla guerra atomica. In effetti, stante questi gli obiettivi dell’esercitazione, non ci sentiamo di biasimare – stavolta – il regime di Kim Jong-un, anche considerando le dure reazioni di Russia e Cina, che non hanno perso tempo per condannare l’esercitazione e si stanno facendo trovare sempre più coese in un fronte comune per una trattativa di pace alternativa al progetto americano di disarmo completo unilaterale della Corea del Nord.
Il portavoce del Ministero degli Esteri Cinese, Geng Shuang, non usa mezzi termini in merito. Secondo Pechino infatti la comunità internazionale dovrebbe spingere i propri sforzi per risolvere la questione coreana sull’esempio della Russia e della Cina, ovvero con “iniziative che risolvano la questione pacificamente mettendo al primo posto progetti chiari e comprensibili che possano aiutare ad uscire da questa situazione” sono state le esatte parole di Shuang alla Tass stamane, aggiungendo che “speriamo che tutte le parti in causa adottino sincere e positive attitudini per sforzarsi di diminuire la tensione nella Penisola Coreana ritornando al tavolo delle trattative il più presto possibile”. Un politichese diplomatico che serve a dire che la strada percorsa dagli Usa di rispondere “colpo su colpo” ai lanci ed ai test atomici di Pyongyang con esercitazioni e prove di forza nel Mar del Giappone, non è quella giusta per far tornare le parti in causa a più miti consigli. Ritorna, quindi, la volontà di Pechino e della Russia di una “pax asiatica” dove da un lato si denuclearizza l’intera penisola coreana, dall’altro si cessano le continue esercitazioni e la militarizzazione di quella parte di Estremo Oriente. Eventualità semplicemente inaccettabile per Washington – e per i suoi alleati nell’area – che si vedrebbe esautorata dal ruolo di potenza controllante non solo il Mar del Giappone ma anche le zone ad esso confinanti (Mar Cinese Meridionale compreso).

Anche la strada delle sanzioni non sembra essere efficace per raffreddare la tensione. Sempre la Tass riporta che la Corea del Nord è preparata ad affrontare nuove sanzioni e non abbandonerà il proprio programma nucleare, almeno queste sono state le parole di Alexei Chepa, vice presidente del Comitato per gli Affari Internazionali della Duma. “ Non sono affatto spaventati dalle sanzioni e non abbandoneranno il loro programma nucleare per effetto delle stesse. Come ci ha detto il leader del Parlamento sono pronti a vivere sotto sanzioni per il prossimo secolo”. Parole che lasciano poca speranza anche al netto della propaganda di regime dato che è ormai assodato che in quel di Pyongyang si pensi alle armi atomiche come unica “assicurazione sulla vita” per la sopravvivenza della stessa entità statale.

Sempre Chepa riporta infatti che la Corea del Nord non intende affatto fare marcia indietro sul proprio programma nucleare pertanto lo considera – al momento – non negoziabile, ma nel contempo apre uno spiraglio quando afferma che Pyongyang molto probabilmente non avrebbe effettuato il suo ultimo test missilistico se non fosse stata provocata dalle continue esercitazioni militari Usa nella regione. “Ci sono stati 75 giorni di quiete. Se gli Stati Uniti e la Corea del Sud avessero almeno fatto un passo verso i negoziati, questo lancio probabilmente non avrebbe avuto luogo. Comunque sia gli Stati Uniti non hanno fatto nulla (verso i negoziati n.d.r.)” .
Ovviamente come sempre accade in questi casi certe dichiarazioni lasciano un po’ il tempo che trovano: è ormai chiaro che la Corea del Nord comunque intenda proseguire nel proprio programma di armamento in ogni caso, indipendentemente dalle mosse degli Usa che nell’area in questione effettuano esercitazioni da decenni. Esiste però un fondo di verità nelle parole riportate dal Chepa, ovvero che Kim Jong-un, visti i recenti “coup” – riusciti o meno – orchestrati dagli Usa che hanno portato all’abbattimento di Gheddafi e al tentato cambio di regime in Siria, reputi che l’unica possibilità di non essere attaccati da un Paese che definisce “Asse del Male” i propri avversari, sia quello di dotarsi di un armamento atomico efficace. E’ niente meno che l’applicazione del concetto della “deterrenza”.

La Russia però – ed anche la Cina – non possono permettere una proliferazione nucleare nell’area anche per i risvolti strategici globali che ne deriverebbero: una Corea del Nord armata di missili atomici spingerebbe altri Paesi a fare altrettanto col rischio di una susseguente incontrollabilità dello scacchiere mondiale.
Pertanto Mosca spinge, insieme a Pechino, per quella che viene chiamato “congelamento doppio”, ovvero per una negoziazione che porti al disarmo bilaterale – e  denuclearizzazione –  della Penisola Coreana oltre che ad una forte riduzione delle esercitazioni e della presenza militare Usa. Come abbiamo già detto riteniamo che per Washington tutto questo non sia accettabile.
“Stringere completamente i nodi intorno alla Corea del Nord sarebbe controproducente”, rincara così la dose Dmitry Peskov, portavoce del Presidente della Federazione Russa, che così condanna la dura presa di posizione dell’ambasciatore Usa all’Onu Nikki Haley che nella seduta odierna auspicava nuove e più dure sanzioni economiche oltre alla sospensione della Corea del Nord dal diritto di voto al Palazzo di Vetro.

Crediamo che su una cosa la Russia abbia ragione: spingere un avversario all’angolo, metterlo con le spalle al muro, significa solo invitarlo ad attaccare per primo, per la propria stessa sopravvivenza. In questo senso la lezione della Seconda Guerra Mondiale dove le sanzioni al Giappone portarono direttamente all’attacco di Pearl Harbor, non sono state apprese. Nel mondo moderno, con armi atomiche da ambo le parti, forse c’è chi ritiene che questa politica possa avere successo – ritenendo che le stesse armi non verranno mai utilizzate pena l’annientamento totale, l’olocausto – ma è un gioco rischioso che sarebbe meglio evitare di giocare.

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