Il momento di gelo tra Russia e Bielorussia sembra essere passato. I disordini post-elettorali dello scorso agosto hanno coartato Aleksandr Lukashenko ad operare un netto cambio di rotta in direzione del Cremlino, dopo dodici mesi di intensa diplomazia del corteggiamento con l’asse euroamericano, e gli accordi raggiunti tra i due Paesi negli ultimi sei mesi ne sono la prova. Di questi, l’ultimo è stato siglato il 2 marzo e ha gettato le basi per la costruzione di un partenariato strategico nella sfera militare di durata quinquennale.

Il contenuto dell’accordo

Nella giornata del 2 marzo è stato siglato un importante accordo di partenariato strategico nella sfera militare tra i ministeri della Difesa di Russia e Bielorussia. L’accordo, che ha durata quinquennale, è pioneristico: sebbene le relazioni tra i due Paesi siano state storicamente intense ed estese ad ogni livello, è la prima volta che viene formulato un programma di coordinamento potenziato negli affari militari.

L’accordo segue di pochi giorni la bilaterale di Sochi del 22 febbraio tra Vladimir Putin e Lukashenko, ed è, in effetti, uno dei primi risultati concreti e tangibili di tale incontro. Il documento condurrà ad un coordinamento tout court delle rispettive politiche militari, le quali verranno monitorate, sviluppate e portate avanti nel nome della complementarietà, e verrà trasposto per tappe. Quest’anno, ad esempio, il focus del programma di partenariato sarà posto “sull’interazione pratica tra i rami militari di truppe e forze speciali”, ovverosia fra “le truppe di terra, le forze aeree, le forze per le operazioni speciali e le forze aviotrasportate dei due Paesi”.

I primi effetti

Il programma di partenariato prevede una copertura a trecentosessanta gradi di affari militari e difesa, perciò ogni ambito e settore potrebbe essere potenzialmente toccato da questo tipo di cooperazione avanzata: dall’addestramento delle truppe alla sorveglianza congiunta dello spazio aereo bielorusso, dalle esercitazioni militari alla fusione dei rispettivi sistemi di difesa.

Ed è precisamente sul campo numero uno, quello della formazione congiunta del personale militare, che si stenderanno i primi effetti dell’accordo di partenariato. Nella giornata del 5 marzo, infatti, i Ministeri della Difesa dei due Paesi hanno concordato di stabilire tre centri per l’addestramento congiunto delle rispettive truppe, due in Russia (Niznij Novgorod e Kaliningrad) e uno in Bielorussia (Grodno).

Dal dopo-elezioni ad oggi

La costruzione del partenariato militare va letta e inquadrata nel più ampio contesto di riavvicinamento tra le due Russie, la Madre e la Bianca, avvenuto all’indomani dei disordini post-elettorali a Minsk, ed è stata preceduta da una serie di eventi altrettanto importanti, tra i quali i ripensamenti di Lukashenko riguardanti i propositi di diversificare il settore energetico e di partecipare a progetti come l’E40, l’apertura di un tavolo negoziale per l’acquisto dei sistemi di difesa S-400 e Pantsir-S1, il recupero dal dimenticatoio del processo di integrazione e l’annuncio di una riforma costituzionale tesa a spianare la strada ad un ricambio eteroguidato ai vertici del potere bielorusso. Ultimo ma non meno importante, Lukashenko ha accettato di fare affidamento esclusivo sul Cremlino per quanto concerne la lotta alla pandemia, diventando il primo Paese al mondo (dopo la Russia) a registrare ufficialmente lo Sputnik V nel mese di dicembre.

In breve, la rivoluzione colorata mancata e la successiva reazione dell’Unione Europea, basata sull’introduzione di sanzioni e sulla delegittimazione di Lukashenko, hanno lavorato in senso contrario all’agenda euroamericana per Minsk e contribuito in maniera determinante a permettere il ricongiungimento tra le due Russie.

Oggi, a sette mesi di distanza dagli eventi di agosto, tra Putin e Lukashenko è (di nuovo) idillio e non è una coincidenza che l’amore ritrovato stia venendo trainato dagli affari militari: la Bielorussia è incuneata perfettamente tra Baltici, Polonia e Ucraina, ergo, se intelligentemente manovrata dal punto di vista militare, può fungere da barriera insormontabile, e da ostacolo inamovibile, contro i piani e l’espansione della triade Ue–Nato–Stati Uniti.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.