Mentre la guerra fredda dell’amministrazione Trump contro la Cina prosegue, raggiungendo nuove vette di tensione dopo la recente minaccia di interrompere i rapporti bilaterali, il Cremlino entra ufficialmente nella guerra delle narrative sui bio-laboratori.

La posizione russa

Il Global Times, il giornale-megafono del Partito Comunista Cinese, sta dando molto spazio alla promozione della versione di Pechino inerente l’origine del Covid-19, rigettando le accuse di origine artificiale o di esperimento fuggito per errore dal laboratorio di Wuhan. Recentemente il giornale ha dato risalto all’intervento del ministero degli esteri russo, Sergej Lavrov, che ha sancito l’entrata ufficiale del Cremlino nella guerra delle narrative che sta dividendo Stati Uniti e Cina.

Lavrov ha parlato della questione dei bio-laboratori durante una seduta virtuale fra i ministri degli esteri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), il 13 maggio, concentrandosi su quelli battenti bandiera statunitense che sono stati costruiti negli anni recenti nello spazio postsovietico: “Questi laboratori sono presenti densamente lungo il perimetro dei confini della federazione russa e, quindi, [sono] prossimi ai confini della repubblica popolare cinese. […] Per quasi 20 anni, la Russia e molti altri paesi, inclusa la Cina, hanno chiesto un protocollo che stabilisse un meccanismo per verificare e controllare il rispetto degli stati a non creare armi biologiche. Gli Stati Uniti sono quasi gli unici ad essere contrari a questa iniziativa. Le tensioni sull’argomento sono aumentate e la nolontà di Washington nel garantire la trasparenza delle sue attività bio-militari in varie parti del mondo alimenta domande su cosa stia realmente accadendo lì e quali siano gli obiettivi”.

L’ultima parte dell’intervento è un riferimento alla contrarietà statunitense di supportare la creazione di un protocollo specifico nel quadro della Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione e immagazzinamento delle armi batteriologiche e sulle armi tossiche e sulla loro distruzione del 2019, anche nota semplicemente come la Convenzione per le armi biologiche.

Lavrov ha anche spiegato che procedono i lavori della SCO per la formulazione di un piano d’azione che risolva la questione della sicurezza sanitaria, epidemiologica e biologica all’interno dei confini dell’organizzazione, e che un incontro sul tema sarà organizzato a San Pietroburgo entro fine anno.

Un’investigazione russo-cinese

La tanto attesa entrata in scena russa è stata immediatamente sfruttata da Pechino per lanciare la proposta di un’inchiesta internazionale sui bio-laboratori statunitensi, sponsorizzata da Russia e Cina e da condurre a livello di Nazioni Unite. L’interesse cinese è rivolto allo studio di tutti laboratori di livello P3 e P4 sparsi nel mondo, in particolar modo quelli statunitensi, fra i quali l’Istituto di Ricerca Medica sulle Malattie Infettive di Fort Detrick.

La classificazione da P1 a P4 indica lo stato di biosicurezza all’interno di un laboratorio ma anche la pericolosità degli agenti patogeni ivi studiati e trattati. Secondo i numeri ufficiali, la Cina possiede soltanto due bio-laboratori di livello P4, di cui uno è quello di Wuhan. Gli Stati Uniti possiedono 13 laboratori P4, alcuni dei quali in via di costruzione, e 1.495 di tipo P3; a quest’ultima categoria andrebbero aggiunte anche le strutture presenti nello spazio postsovietico e nel Sud globale di cui, però, è difficile avere una stima precisa.

Anche la Cina potrebbe essere travolta dal ritorno di fiamma qualora emergessero risultati scomodi da una potenziale investigazione internazionale, dal momento che anch’essa possiede laboratori P3 sparsi nel mondo, soprattutto nel mondo sviluppato. Nel 2015, ad esempio, è stato inaugurato un laboratorio in Sierra Leone, la cui realizzazione è costata più di 4 milioni di dollari.

Infine, è interessante notare che le dichiarazioni equilibrate di Lavrov riportate dal Global Times sono state controbilanciate dalle dure invettive di un esperto militare cinese, Song Zhongping: “la Russia ha più volte espresso le proprie preoccupazioni agli Stati Uniti riguardo i laboratori che si trovano in paesi confinanti come Ucraina e Georgia, ma gli Stati Uniti le hanno ignorate. La regione è semplice – gli Stati Uniti stanno nascondendo un programma di armi biologiche. […] Le ricerche sulle bio-armi devono essere condotte nell’ambiente in cui saranno utilizzate. Russia e Cina sono degli obiettivi, in quanto sono i principali concorrenti strategici degli Stati Uniti, perciò gli Stati Uniti hanno costruito questi laboratori in paesi confinanti con i suoi due maggiori rivali”.

Prosegue Song, “se gli Stati Uniti vogliono lanciare un’investigazione internazionale sul laboratorio P4 di Wuhan, anche Cina e Russia potranno iniziare un’indagine presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su tutti i laboratori capaci di fare ricerca sulle bio-armi.”

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