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Secondo il giornale israeliano Haaretz, Israele avrebbe chiesto alla Russia di garantire una zona cuscinetto, profonda tra i 60 e gli 80 Km, dalle alture del Golan ad Ovest della strada che collega Damasco alla città di Al – Suwayda nel Sud Ovest della Siria. 

Nella richiesta israeliana, l’area in questione, dovrebbe essere interdetta alle forze iraniane, agli Hezbollah e alle milizie sciite operanti sotto il coordinamento iraniano. I russi in realtà si sono limitati a promettere che gli iraniani ed i loro alleati resteranno ad una distanza di circa 5 Km dal confine israeliano.

Lo stesso Premier Benjamin Netanyahu, così come i più alti funzionari iraniani, hanno più volte manifestato preoccupazione rispetto alla possibilità di ritrovarsi gli Hezbollah e gli iraniani sul confine. Ad oggi la stessa intelligence israeliana non avrebbe riscontrato elementi utili a dimostrare questa tesi, ma si ritiene che nel lungo periodo gli iraniani, insieme agli Hezbollah intendano posizionarsi lungo il confine con Israele e poter così disporre delle alture del Golan come un secondo fronte di guerra in caso di conflitto tra le IDF e gli Hezbollah in Libano.
Tenendo ben presente questo scenario si comprende la guerra condotta, quasi sempre in silenzio, da Israele in Siria, sin dalle prime fasi delle rivolte anti – Assad del 2011. Sebbene confermati in una sola circostanza, sarebbero centinaia i raid e le operazioni speciali condotte dalle IDF contro gli Hezbollah e gli iraniani in territorio siriano.
Una guerra segreta, con dinamiche differenti dall’insorgenza e dal confronto tra milizie, formazioni jihadiste e forze governative, che ha caratterizzato in questi fasi il conflitto siriano.
Una guerra, che nelle intenzioni israeliane, serve ad impedire trasferimenti di armi dalla Siria al Libano e soprattutto prevenire possibili trasferimenti di tecnologia nelle mani degli Hezbollah. Sebbene le autorità israeliane abbiano a più riprese denunciato un incremento quantitativo dell’arsenale del Partito di Dio, confermato in più di un’occasione dalle minacce dello stesso leader Hassan Nasrallah, l’intelligence israeliana non ritiene che gli Hezbollah, nonostante gli sforzi iraniani, siano entrati in possesso di missili e razzi ad alta precisione.
Questo tuttavia non limiterebbe il livello della minaccia e non garantirebbe l’assoluta capacità del sistema anti missile israeliano Iron – Dome, di intercettare tutti i razzi degli Hezbollah, lanciati contro Israele, in un possibile conflitto.
Per queste ragioni il contenimento delle milizie sciite resta per Israele prioritario, soprattutto alla luce dello scenario che sembra delinearsi in Siria. La decisione di Donald Trump di interrompere il sostegno alle milizie anti – Assad, viene sempre più vista dai media israeliani come una pericolosa concessione alla Russia e all’Iran.
Per questo motivo, molti analisti hanno interpretato il raid, non confermato né smentito dalle IDF, contro il Syrian Scientific Researches Centre di Masyaf, nella provincia di Hama, un preciso segnale sia agli Stati Uniti sia alla Russia.
Un messaggio, inviato da Israele a Stati Uniti e Russia che, proprio lo scorso luglio al G20, hanno trovato un accordo su un limitato cessate il fuoco in Siria. Un messaggio al quale ha risposto, senza far riferimenti ad Israele, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che qualche giorno fa, ha accusato tutti coloro che operano in Siria, sul suolo o nello spazio aereo e senza l’approvazione delle autorità di Damasco, di violare il diritto internazionale. Lavrov ha quindi ribadito che la Russia sta collaborando con Damasco per sconfiggere il terrorismo, creare le condizioni per la fine della guerra civile e per assicurare la risoluzione politica della crisi. La Russia, sempre secondo Lavrov, insieme agli iraniani e gli Hezbollah, starebbe operando su invito del governo siriano.
Una stoccata, quella del Ministro degli Esteri russo, che sembra anticipare la ridefinizione dei rapporti di forze nell’area in uno scenario in qui Mosca, da attore militare determinante per l’andamento delle operazioni sul campo al fianco di Assad, dovrà saper gestire il processo di dialogo nel prossimo 6° incontro delle trattative ad Astana, previsto per il mese di ottobre. Una formula, all’interno della quale operano Russia, Turchia ed Iran e che potrebbe non essere sufficiente a disinnescare le possibili e future tensioni tra Israele ed Iran.

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