Le diplomazie di Russia e Stati Uniti stanno lavorando con dedizione all’allestimento del grande evento del 2021, ovvero la bilaterale tra Vladimir Putin e Joe Biden. La crisi controllata nel Donbass ha contribuito in maniera determinante ad accelerare i lavori tra le cancellerie e a stemperare la tensione tra le due potenze, investendo il Cremlino di un significativo potere negoziale e ricordando alla Casa Bianca l’esistenza di una linea rossa insuperabile in quella area d’Europa, ed è avvenuta sullo sfondo dell’espansione ulteriore del già pervasivo clima maccartista nelle aree Visegrad, Baltici e Balcani.

La Repubblica Ceca ha espulso diciotto diplomatici russi nell’ambito della riapertura del caso Vrbetice (una doppia esplosione in un deposito di munizioni tra ottobre e dicembre 2014, causa di due morti), ricevendo solidarietà da Romania, Slovacchia e Baltici, che hanno rispettivamente e simbolicamente espulso uno, tre e quattro funzionari diplomatici russi, mentre la Polonia, per ragioni che esulano dal caso Vrbetice, ha proceduto ad etichettarne otto come personae non gratae nella sola seconda metà di aprile.

L’insieme dei suddetti eventi ha incoraggiato il Cremlino ad elevare il campo di lotta ad un nuovo livello, perché a fine aprile ha avuto inizio la realizzazione di un’opera di schedatura meticolosa della russofobia, che ha assunto la forma di un elenco di “Paesi non amichevoli“, ovvero la versione leggera e in salsa russa della lista degli “Stati canaglia” della Casa Bianca.

L’elenco dei Paesi non amichevoli

L’annuncio della prossima costituzione di un elenco di “Paesi non amichevoli” (недружественные страны) nei confronti della Russia è stato dato al pubblico all’indomani del discorso di Vladimir Putin al Consiglio della Federazione. Il capo del Cremlino, tra i vari argomenti trattati, aveva denunciato la caduta dell’Occidente in uno stato di catatonica e capillare russofobia e preannunciato la fine del tempo della tolleranza tacita e tout court a mezzo dello stabilimento di linee rosse da non superare.

Nel dopo-discorso, profeticamente preludiante l’intento del Cremlino di reagire alla russofobia con fermezza, la portavoce degli Esteri, Maria Zakharova, ha informato il pubblico che sarebbe stata formulata una lista di Paesi non amichevoli. L’elenco, la cui nascita si deve alla firma di un decreto presidenziale, schederà tutte quelle nazioni che manifestano attitudini politiche spiccatamente russofobiche, palesate, ad esempio, dall’espulsione di personale diplomatico senza giustificato motivo. 

Stati Uniti a parte, la cui presenza è stata confermata dalla Zakharova, non è dato sapere quanti e quali Paesi figureranno all’interno dell’elenco, sebbene l’intuito ed una conoscenza anche basilare delle relazioni internazionali possano contribuire ad un efficace indovinamento – gli eventi recenti suggeriscono la probabile introduzione di Ucraina, membri dell’area Visegrad, dell’anglosfera, della regione baltica e dei Balcani.

Gli effetti dell’elenco

Coloro che si ritroveranno ad essere parte dell’elenco dei Paesi non amichevoli verranno fatti oggetto di ritorsioni morbide, ovvero più simboliche che deleterie, come il divieto totale o parziale di assumere individui con cittadinanza russa nei loro uffici governativi e nelle loro sedi diplomatiche, sia nei consolati sia nelle ambasciate, ma non è da escludere che le conseguenze dell’appartenenza alla “lista nera” possano venire irrigidite nel prossimo futuro, ossia nel caso di un aggravamento ulteriore delle relazioni tra i blocchi.

Conoscendo il modus operandi e la forma mentis della Russia, ampiamente e periodicamente illustrati sulle nostre colonne, è possibile azzardare un pronostico realistico della prima ora su scopi, composizione e durata dell’elenco della russofobia:

  • Obiettivi: più simbolici che tangibilmente dannosi, riguarderanno la messa in difficoltà della qualità delle operazioni degli uffici governativi e diplomatici preposti al dialogo con la Russia e/o con il mondo russofono, che saranno costretti a fare meno del supporto di funzionari madrelingua – nulla di apocalittico, perché il divieto è aggirabile ricorrendo all’assunzione di personale dello spazio postsovietico e/o di conoscitori del russo;
  • Composizione: probabilmente limitata, ristretta e omogenea, cioè numericamente non eccedente i 10-15 Paesi e sostanzialmente formata da realtà statuali geopoliticamente intuibili (membri appartenenti alla galassia occidentale) e geograficamente localizzate tra anglosfera, Baltico ed Europa centro-orientale;
  • Durata: transitoria, dipendente dall’esistenza del decreto presidenziale (che può essere cancellato in ogni momento) e quindi condizionata al perdurare della nuova guerra fredda (a livello macro) e alla cristallizzazione della russofobia quale motivo conduttore delle agende politiche in determinate aree geopolitiche (a livello micro).

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