Russia e Stati Uniti stanno allestendo i loro eserciti informatici e il Cremlino sembra essere in netto vantaggio. “Se non è la prima cyber-guerra mondiale poco ci manca”, così Antonino Caffo, esperto di nuove tecnologie e sicurezza informatica, descrive in un’intervista a Rainews gli ultimi attriti intercorsi tra Mosca e Washington. In effetti i recenti episodi che hanno visto l’uscente amministrazione Obama accusare il Cremlino di aver influenzato direttamente l’esito delle ultime elezioni alla Casa Bianca, sembrano confermare quanto sopra.Già lo scorso ottobre 2016 l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin, paragonò la tensione tra i due Paesi a quella del 1973, in piena Guerra Fredda. Vi è tuttavia una differenza sostanziale. Mentre allora le due superpotenze ricorrevano alla minaccia militare o addirittura al deterrente atomico, oggi la minaccia non esiste più. Ci sono invece attacchi invisibili e non rivendicati. I cyber attacks. Una guerra informatica che nel 2016 pare aver raggiunto il punto più alto con l’attacco al Partito Democratico americano.L’attacco degli hackers russiL’FBI e il Dipartimento per la sicurezza nazionale Usa hanno pubblicato un rapporto dettagliato sulle attività cyber condotte contro il database dei democrats. Nel rapporto si fa riferimento a due gruppi di hacker, già noti, il Cozy Bear e il Fancy Bear. Entrambi russi. Sono entrambi accusati di avere legami non ufficiali con i servizi segreti interni russi dell’FSB e quelli militari del GRU.Il Fancy Bear in particolare è noto per diversi attacchi in passato. Uno al Parlamento tedesco nel 2014. Un altro alla televisione francese TV5Monde nel 2015. Fu poi protagonista della diffusione dei documenti che provavano l’assunzione di doping da parte degli atleti americani Simone Biles e Serena Williams. Lo stesso gruppo di hacker sarebbe riuscito a intervenire anche sul piano militare nel conflitto ucraino. Tra il 2014 e il 2016 sembrerebbe infatti che Fancy Bear abbia distribuito ai militari filo-russi un’app in grado di spiare le comunicazioni degli avversari e geolocalizzarne la posizione. Siamo di fronte a un livello avanzatissimo di tecnologia.Lo strapotere di MoscaEppure con dati alla mano sembrerebbe impossibile che gli Stati Uniti stiano perdendo in maniera così netta una guerra di tale portata. Secondo il 2016 Global R&D Funding Forecast gli Stati Uniti occuperebbero ancora il primo posto tra le nazioni al mondo per investimenti nelle tecnologie. Sono cinquecento i miliardi di dollari investiti dagli USA nel 2015 in ricerca e sviluppo. Un incremento del 2.4% rispetto all’anno prima. La Russia si troverebbe invece all’ottavo posto, con “soli” cinquanta miliardi di dollari d’investimenti. Come possono i fatti dimostrare l’esatto opposto di tali dati?Le recenti dichiarazioni alla BBC di Richard Barrons, ex Generale delle forze britanniche, possono aiutarci: “Non ci saranno più bombardieri, e soldati, ma Cyber fighters. La Russia di Putin ha fatto il primo passo in questo ed è avanti: hanno 1.000.000 di programmatori già affiliati a 40 reti illegali. Silicon Valley-Google-NSA stanno arrancando dietro a Mosca”. Ecco dunque la strategia di Mosca. Come riportato anche da David Stupples, direttore del Centro per le Scienze di Cyber Sicurezza dell’Università di Londra, la “Russia è la casa per la maggior parte dei migliori hacker nel mondo”. Questo avrebbe permesso alla Russia di “avere un netto vantaggio nel cyber conflitto perché può impegnare il servizio di entità cyber criminali non governative…Questo è quello che gli USA non hanno”. In pratica il Governo russo renderebbe queste organizzazioni “loro partners per fare lavori per conto del Governo”.Una spiegazione più che plausibile dato che coincide con l’azione dei gruppi hacker di Fancy Bear e Cozy Bear. Questo “stratagemma” consentirebbe poi al Cremlino di non essere direttamente coinvolto nell’azione di sabotaggio. Così da mantenre pressoché pulita l’immagine a livello internazionale. La netta supremazia russa è stata confermata anche dalle parole dell’ex ambasciatore americano a Mosca Michael McFaul. Senza mezzi termini dichiarò: “Per quanto riguarda la raccolta di informazioni attraverso internet, i russi hanno grandi possibilità. In questo hanno raggiunto un livello mondiale. Molti americani resterebbero scioccati dalle loro capacità”.La reazione americanaL’ormai ex Presidente Usa Obama sembra però essersi accorto del gap esistente. Tra i suoi ultimi atti risulta infatti l’annuncio del Cybersecurity National Action Plan. Questi i suoi capisaldi: aumento dei fondi per il settore fino a un terzo; l’istituzione di una figura centrale di controllo delle attività; la formazione di un gruppo di professionisti selezionati dalla Silicon Valley e un rafforzamento degli accordi con i privati. Sarà ora compito di Donald Trump trovare una soluzione allo strapotere cibernetico di Mosca.

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