Emergono nuove rivelazioni sulla visita dell’ex ministro della Giustizia Usa William Barr e di John Durham a Roma risalente al 15 agosto 2019 e di cui si parlò, per la prima volta in assoluto, sulle colonne di questa testata il 28 settembre 2019 grazie all’ex consulente di Donald Trump, George Papadopoulos. L’inquilino della Casa Bianca al tempo era appunto Trump e il magnate chiese all’Attorney General di indagare sulle origini del Russiagate e sul presunto tentativo dei democratici di fabbricare false prove nel tentativo di “incastrare” lo stesso Trump e provare così il suo legame con il Cremlino; pista investigativa che ora sta conducendo in autonomia il Procuratore speciale Durham e che sta cominciando a dare i primi, importanti, risultati. Ma che cosa c’entra il nostro Paese in tutta questa vicenda?

Secondo la ricostruzione ufficiale, è in un incontro svoltosi nella capitale che l’allora docente maltese della Link Campus Joseph Mifsud, ad oggi scomparso, disse a Papadopoulos di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volta riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti tra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti. È lo stesso Papadopoulos a ricostruire il suo arrivo a Roma alla Link Campus e il suo incontro con Mifsud nel suo libro Deep State Target. Sempre a Roma, come ricordava poi La Stampa tempo fa, il 3 ottobre 2016, si svolse inoltre un incontro segreto e cruciale tra gli investigatori dell’Fbi e il loro informatore britannico Christopher Steele, autore del famoso rapporto sulle presunte relazioni pericolose fra Trump e il Cremlino. Steele, ricorda La Stampa, dopo la carriera nell’intelligence, aveva successivamente fondato una sua agenzia investigativa, la Orbis, e in tale veste aveva conosciuto Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma.

Barr a cena con Vecchione a Roma

Ma torniamo alla quella giornata di ferragosto del 2019. Quella mattina, secondo i documenti del dipartimento americano alla Giustizia sulla missione, citati dal quotidiano La Repubblica, l’Attorney General atterra a Ciampino e va a messa nella chiesa cattolica di St. Patrick, a due passi dall’ambasciata americana di Via Veneto. Poi si prende quattro ore di “Down Time”, in teoria riposo, ma potrebbe trattarsi di qualunque cosa. Alle 17 va in Piazza Dante 25, sede del Dis, per incontrare Vecchione. Tutto questo è noto, e probabilmente documentato da appunti riservati. Secondo lo “schedule” di Barr, però, alle 18,45 l’intero gruppo si dirige verso Piazza delle Coppelle per una cena. Come ricorda La Repubblica, si tratta di un incontro inusuale: il protocollo vorrebbe che il segretario alla Giustizia contattasse il suo omologo per spiegare cosa cerca, e poi lasciargli gestire il caso. Barr invece scavalca tutti e ottiene l’incontro col capo dell’intelligence, autorizzato dall’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Di questa cena, peraltro, nessuno – nemmeno lo stesso Conte – sembra averne mai parlato prima.

Barr e Durham alla ricerca di Mifsud

L’Attorney general tornerà in Italia anche il 27 agosto, data in cui, accompagnato da Durham, incontrerà i vertici dei nostri servizi segreti: alla riunione del 27 settembre, infatti, oltre a Vecchione, partecipano anche i i direttori di Aise (Luciano Carta) e Aisi (Mario Parente). Secondo i media americani, Barr e Durham non sarebbero tornati a casa a mani vuote dopo le due trasferte romane: come riportato al tempo da Fox News, l’indagine del procuratore John Durham si estese sulla base delle prove raccolte proprio in quei due viaggi. Come abbiamo spiegato al tempo su questa testata, un funzionario dell’ambasciata americana a Roma confermò al Daily Beast che quella di Barr è stata una visita inaspettata e che gli americani erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Mifsud, il misterioso docente maltese al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Mueller – avrebbe rivelato a George Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

Sempre secondo il Daily Beast, Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” dai radar. Il professore avrebbe fornito una deposizione audio nella quale spiegherebbe perché “alcune persone” potrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato la deposizione del professore e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni tra i procuratori americani e l’intelligence italiana. Quanto al destino di Mifsud, di cui non si hanno tracce dall’ottobre 2017, secondo un’inchiesta condotta da InsideOver nel dicembre 2019, “all’80%”, secondo fonti della procura di Agrigento, il docente maltese potrebbe essere addirittura morto. “Le probabilità che Mifsud sia morto sono molto alte”, confermava una fonte del palazzo di giustizia agrigentino. “Parliamo dell’80% di possibilità”.

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