Mentre in Europa si aggira lo “spettro russo”, c’è un governo che continua a fare affari con la Russia pur non essendo mai toccato da presunti legami sotterranei con Mosca: la Germania. Il governo federale tedesco è uno dei maggiori alleati del Cremlino. Un rapporto che si è consolidato principalmente grazie al gas e che oggi ha un nome per identificarlo in maniera chiara: Nord Stream 2.

Il raddoppio del gasdotto che già collega i giacimenti russi ai terminali tedeschi è uno dei principali interessi strategici di Berlino (e anche di Mosca). Ed è uno dei motivi che preoccupa principalmente gli Stati Uniti, terrorizzati dall’idea che quest’asse tra i due Stati porti a una partnership sempre più consolidata nel cuore terrestre dell’Europa. Un asse che inquieta da sempre gli strateghi del Pentagono e della Casa Bianca, ed è il motivo per cui Donald Trump ha deciso di puntare in maniera ancora più dura nei confronti di Berlino, con le sanzioni che vogliono colpire proprio le operazioni di raddoppio del gasdotto che passa sotto le acque del Baltico.

L’idea di Trump (e anche dell’Unione europea) è quella che l’Europa rischi di essere estremamente dipendente dal gas di Mosca, dando così alla Russia una leva contrattuale fondamentale per colpire l’Europa nel momento in cui essa decida di distaccarsi dalle strategie del Cremlino. Questa è l’idea di Washington e di Bruxelles che non a caso hanno deciso di premere sui Paesi dell’Unione europea per far sì che tutti diversifichino le fonti energetiche abbassando la quantità di gas importato da Mosca, che, stando alle ultime stime, si aggira intorno al 40% di tutto il gas comprati dagli Stati membri. Una cifra che terrorizza gli avversari della Federazione russa e che rappresenta una delle chiavi per comprendere sia lo scontro tera Stati Uniti e Russia sia i movimenti della diplomazia europea nei confronti di Vladimir Putin. Chi non si è mai schierato contro Putin ha scelto una via dettata anche dalla necessità: gli interessi strategici nazionali sono superiori a quelli dell’Unione europea e degli Stati Uniti (e in secundis della Nato).

Il problema è che questi interessi strategici nazionali non sono chiaramente complementari. Alla Germania, ad esempio, dà fastidio che l’Italia possa essere il secondo fronte del gas russo che possa fare concorrenza. Idem per l’Austria, che attraverso il Tag importa l’oro blu di Mosca diventando uno dei principali hub del gas russo nel Vecchio continente, facendo poi passare il gas verso l’Italia. In sostanza, la fascia centrale dell’Europa è il primo grande terminale del metano del Cremlino. E tutti fanno affari con la Federazione russa. Con una differenza non di poco conto: l’unico Paese che non viene sfiorato da accuse di filo-russismo è proprio quello tedesco. Accuse che in teorie non dovrebbero “esistere”, nel senso che qualsiasi Paese è libero di fare affari con Mosca a prescindere dal proprio colore politico. E lo dimostra il fatto che in Italia, dai tempi dei governi di centrosinistra, Mosca non è mai stata vista come rivale.

Ma ultimamente le inchieste sono sempre più feroce e rischio di minare in maniera sensibile i governi che fanno affari con la Russia, come se questo possa essere una colpa. Un’accusa che ha colpito prima di tutto Donald Trump, visto che la spada di Damocle del Russiagate ha investito da subito la sua campagna elettorale con la colpa del presidente Usa di volere un rapporto non belligerante con Putin. Poi ci sono stati due scandali: il Russiagate austriaco, che ha colpito il vice cancelliere Strache e che ha fatto cadere il governo di Sebastian Kurz; e, in queste settimane, il “Russiagate all’italiana”, quello che ha investito la Lega di Matteo Salvini. Scandali e accuse che hanno colpito, in maniera più o meno grave, i governi di Roma e Vienna. Ma che casualmente hanno colpito due rivali della Germania di Angela Merkel, la stessa che con il Cremlino fa affari da sempre e che, chissà, forse non vuole competitor scomodi. Proprio per questo motivo in molti hanno parlato di una mano straniera, forse proprio tedesca, dietro gli scoop che hanno coinvolto questi esecutivi. E qualcosa torna.

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