In Asia è saltato il mosaico delle alleanze. Le relazioni tradizionali che avevano consentito agli Stati Uniti di mettere profonde radici nell’Estremo Oriente sono saltate in aria, sotto i colpi di tensioni interne ed esterne di vario tipo. I pezzi del puzzle, ora, sono sparpagliati. E la Cina è pronta a riempire ogni vuoto, approfittando di una situazione più intricata e complicata del previsto. Già, perché uno dei capisaldi della politica estera di Washington è sempre stato quello di presidiare la regione indo-pacifica per contenere Pechino. Per farlo, le amministrazioni della Casa Bianca hanno puntato su alleati locali, come Giappone e Corea del Sud. Il problema è che Donald Trump ha mostrato una certa insofferenza nei confronti di entrambi i Paesi citati, accusati di non pagare a sufficienza la protezione americana. Allo stesso tempo, Tokyo e Seul hanno intrapreso una guerra commerciale alimentata da antichi odi storici, e oggi i loro rapporti sono a dir poco gelidi.

Un regalo alla Cina

In altre parole, nell’Indo-Pacifico è in corso un tutti contro tutti che sta favorendo la Cina. Già, perché il sogno del Dragone è scacciare una volta per tutte gli Stati Uniti dal proprio cortile di casa. E il governo cinese non intende certo sprecare questo inaspettato assist a porta vuota. Xi Jinping sa bene che Corea del Sud e Giappone sono logorati dal cordone ombelicale che li lega agli americani e stanchi di sentirsi sottomessi a un Paese terzo. E sa anche che la Cina ha la possibilità di attirare i due alleati americani con la promessa di garanzie in campo economico e commerciale. Anche perché sia le aziende giapponesi che quelle sudcoreane hanno fame di affari, sono desiderose di uscire da una situazione ristagnante e non vedono l’ora di tuffarsi nell’immenso mercato cinese.

Tra intelligence e spese militari

Forse è troppo tardi, ma gli Stati Uniti hanno capito che consegnare Seul e Tokyo a Xi Jinping equivarrebbe a una mossa suicida. Non a caso il ministro della Difesa americano, Mark Esper, ha da poco concluso il suo primo viaggio in Asia durante il quale ha cercato di raddrizzare la baracca. Washington voleva almeno convincere Corea del Sud e Giappone a riavvicinarsi, così da recuperare l’accordo di condivisione di intelligence, il cosiddetto General Security of Military Information Agreement che Seul ha abbandonato per i citati dissidi politici. Niente da fare: fumata nerissima. Il governo sudcoreano ha risposto picche. Il danno è enorme per gli Stati Uniti, visto che l’accordo in questione, firmato nel 2016, consentiva ai tre alleati di scambiarsi notizie e informazioni riservate sui due dossier più caldi della regione: l’ascesa della Cina e la minaccia rappresentata dalla Corea del Nord. Senza accordo, niente informazioni. Ma non è finita qui, perché Trump ha più volte ribadito di voler tagliare i costi della politica estera. Ecco che gli Stati Uniti hanno chiesto sia a Tokyo che a Seul di aumentare la spesa per il mantenimento delle truppe statunitensi presenti nei loro territori. Il Giappone dovrebbe sborsare 8 miliardi di dollari, la Corea del Sud 5: ovvero rispettivamente quattro e cinque volte la cifra attuale.

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